Yaser, dallo Yemen a Perugia

Lo Yemen è un Paese della penisola arabica che conta 24 milioni di abitanti. Dal 2015 è in corso una guerra civile che ha causato almeno 10 mila morti e più di 3 milioni di sfollati. Ma lo Yemen è anche uno Stato con una lunga storia di rapporti con l’Italia. La sua capitale, Sana’a,...

Lo Yemen è un Paese della penisola arabica che conta 24 milioni di abitanti. Dal 2015 è in corso una guerra civile che ha causato almeno 10 mila morti e più di 3 milioni di sfollati. Ma lo Yemen è anche uno Stato con una lunga storia di rapporti con l’Italia. La sua capitale, Sana’a, riuscì a far innamorare Pier Paolo Pasolini, al punto che nel 1971 gli dedicò un documentario: “Le mura di Sana’a”.

Noi abbiamo incontrato Yaser, l’unico studente yemenita presente a Perugia, con il quale cerchiamo di conoscere un po’ meglio il suo Paese di origine.

Quanto tempo fa sei arrivato a Perugia e come mai?

Da quattro anni sono fisso qui. La prima volta che sono venuto invece era il 2006, quando ho cominciare a fare delle esperienze di studio per imparare l’italiano. All’inizio non è stato facile, c’è voluto del tempo per imparare la lingua. Durante l’anno studiavo a casa e l’estate venivo qui a Perugia a perfezionarmi.

Ci vuoi raccontare quali connessioni si sono sviluppate nel tempo fra la tua terra e l’Italia?

I rapporti fra Italia e Yemen risalgono ai tempi dell’Impero romano. Fra le sette porte che ci sono nella città vecchia della nostra capitale, Sana’a, una viene chiamata “Baba Harrun”, tradotto “la Porta dei Romani”. Si dice che venga chiamata così perché, ai tempi dell’Impero, l’influenza dei Romani si fece sentire fino allo Yemen che scoprirono essere, insieme all’Oman, ricco di gomma ed incenso. Questi prodotti servivano nei templi e così i mercanti yemeniti uscivano da quella porta per portarli alla volta dei più vicini centro dell’Impero romano.

Gli storici greci raccontano addirittura che una truppa di diecimila soldati romani assunse una guida di Gaza per riuscire ad attraversare il deserto della penisola arabica e conquistare lo Yemen, allora conosciuto come “l’Arabia felice”, così come l’aveva ribattezzata il geografo Tolomeo.  Nel viaggio, i Romani seminavano distruzione, tanto che la guida di Gaza, per evitare ulteriori devastazioni, ha tentato di farli perdere nel deserto. I romani, intuito la strategia, tornarono indietro e, una volta a Gaza presero con sé il Principe di Gaza e la guida e li portarono a Roma dove li giustiziarono per vendicare il tentativo di sabotaggio della conquista dello Yemen.

Parlando di storia più recente, invece, il primo rapporto culturale fra Yemen e Italia credo che sia dovuto al libro scritto dal nipote del famoso Alessandro Manzoni, Renzo, titolato “El Yemen, tre anni nell’Arabia felice“. I contatti diplomatici ed economici infine iniziarono un po’ di anni più tardi, nel 1926, grazie alla scelta del Re dello Yemen di intraprendere dei rapporti privilegiati con l’Italia, considerato un partner neutro negli equilibri geopolitici di allora.  I primi ingegneri e medici yemeniti si laurearono proprio in Italia.

..e da allora, a quanto pare, la tradizione di venire a studiare in Italia resiste anche oggi. Com’è stato il tuo approccio con l’italiano e, soprattutto, con il dialetto perugino?

Dal mio punto di vista le cose più difficili sono stati i pronomi combinati diretti e indiretti. Mi ricordo che la mia prima insegnante era veneta, quindi ho avuto anche un primo incontro con i diversi dialetti italiani. Per fortuna che le lezioni si svolgevano in inglese! Del dialetto perugino invece ho imparato che si utilizza la “S” intervocalica sorda quando invece dev’essere sonora.

Ad un umbro che volesse assaggiare i sapori dello Yemen, quale piatto tipico consiglieresti?

Un piatto tipico yemenita è il Mandi (qui la ricetta), riso con carne che segue una cottura molto particolare: tradizionalmente infatti è cucinato sotto terra. Di solito si fa una buca nel terreno, si riempie di carboni ardenti e si copre con una grande padella piena di carne di pollo che chiamiamo appunto ‘Mandi’. Infine il tutto è coperto con della sabbia e lasciato cuocere per ore.

Grazie Yaser per aver raccontato un po’ di te e del tuo Paese.

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