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ESPOSIZIONE COSE MIGRANTI

IN QUESTA ESPOSIZIONE VIRTUALE, SCOPRIREMO I SIGNIFICATI PIÙ PROFONDI E LE STORIE DIETRO GLI OGGETTI DELLA QUOTIDIANITÀ

L’esposizione raccoglie gli oggetti scelti dagli intervistati per mostrare in maniera tangibile una parte della loro vita.

Dietro ogni oggetto c’è una storia che vuole essere raccontata!

 


shabir
Questo è Il mio badge da poliziotto pakistano. L’unico pezzo di carta che ho avuto con me quando sono partito, nel 1997, dalla mia città Lahore, senza meta alcuna. Questo cartoncino spiegazzato con la mia foto in divisa è stato la cosa più vicino a un documento che ho avuto con me durante il viaggio dall’Iran all’Italia, durato un anno.

Shabbir ha 40 anni e la sua è una vera storia di viaggio. Non un viaggio qualunque però...

“Io sono venuto in Italia a piedi - racconta - sono partito nel 1997 da Lahore, dove lavoravo come poliziotto. Fare questo lavoro in un paese come il Pakistan significa avere due opzioni: accettare la corruzione o farsi sparare. Quest’ultima opzione è quello che è successo a me, perchè non mi piaceva prendere soldi per non fare il mio dovere. Anche mia madre mi diceva sempre che non avrei dovuto prendere ‘soldi sporchi’, che avrei dovuto cambiare paese e lavoro, e diventare parte di un sistema onesto.

Un giorno ho deciso: ho chiesto a mio fratello di accompagnarmi alla stazione e sono salito sul treno con una borsa e basta. In treno sono arrivato alla frontiera con l’Iran, poi a piedi Turchia, poi in Grecia e poi in Italia.

Complessivamente, il mio viaggio è durato un anno. Per spostarmi mi facevo trasportare dai camion o cercavo di nascondermi negli stati dove non avevo alcun permesso di restare.

Nel 1998, grazie alla sanatoria sono riuscito a venire in Italia dove ho trovato un lavoro onesto in un'azienda di autobus di Spoleto. Facevo l’autista e nel 2000 ho ottenuto il permesso di soggiorno. Per me cominciava nuova vita.”

Parla con accento ternano Shabbir, mentre racconta quante cose nuove ha imparato una volta arrivato in Italia.

“Dopo aver lavorato a Spoleto mi sono spostato a Terni dove lavoro come autotrasportatore. In Italia ho imparato tante cose: soprattutto a lavorare in maniera professionale e ad andare d’accordo con i colleghi, anche se hanno convinzioni diverse dalle mie. L’ Italia è un popolo di lavoratori e io sono felice di farne parte.

Appena sono arrivato non avevo la patente e usavo il motorino. Con il primo stipendio decisi di pagarmi la scuola guida per la patente B e poi successivamente, la tipologia ‘C’ per guidare gli autocarri.

Mi ricordo bene le prime lezioni: facevo finta di aver capito quello che diceva l’istruttore ma non parlavo una parola di italiano! Così, mi sedevo davanti, il primo della fila, e dicevo sempre “sì” fin quando l’istruttore mi ha fatto una domanda alla quale non potevo rispondere solo “sì”. E’ stato allora che si è accorto che non capivo e mi ha spiegato, quale fosse la destra e quale la sinistra, tirandomi su le mani.

Ho fatto il corso grazie a un prestito di un amico, al quale ho ridato i soldi una volta che sono stato promosso. Quando ho iniziato a cercare lavoro come autotrasportatore, tutti mi chiedevano l’esperienza alla guida e io non ne avevo. Ero neopatentato ma con tanta voglia di mettermi alla prova.

Poi un giorno ho colto la palla al balzo, non senza un pizzico di paura: un’azienda mi ha proposto un primo viaggio a Napoli e io ho accettato! E’ stata la scelta più giusta: ora giro l’Italia e il mio lavoro mi piace.


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