Tutta la forza di Kiya, che con la musica dà voce all’Afghanistan

Oltre 4.833 sono i km che ci separano dal lontano Afghanistan, eppure a Perugia c’è un ragazzo di 25 anni che racconta le atrocità di ogni giorno laggiù, in rime. Si chiama Kiya ‘AFG Destino’, che significa “Noi giovani cambiamo il destino dell’ Afghanistan” e noi lo abbiamo intervistato. Il percorso che ha portato Kiya,...

Oltre 4.833 sono i km che ci separano dal lontano Afghanistan, eppure a Perugia c’è un ragazzo di 25 anni che racconta le atrocità di ogni giorno laggiù, in rime. Si chiama Kiya ‘AFG Destino’, che significa “Noi giovani cambiamo il destino dell’ Afghanistan” e noi lo abbiamo intervistato.

Il percorso che ha portato Kiya, 25enne di origine afgana in Italia, parte dall’Iran. Sguardo determinato e tatuaggi colorati, Kiya ama lo sport e in particolare il body building. Ha il suo paese tatuato sull’avambraccio sinistro con una data: il giorno in cui ha rivisto sua madre dopo anni, nel 2015 , lo stesso giorno in cui lei lei ha detto: “ti è cresciuta la barba!”, conservando il ricordo di un ragazzo che era partito poco più che adolescente.

Il regime dei talebani ha ucciso suo padre, dopo che, da dipendente statale, aveva smesso di lavorare. “Sono venuti a casa, hanno ferito anche me con una coltellata ma io sono sopravvissuto”, dice.

Dopo la morte di mio padre, – prosegue – mia madre si è risposata e si è trasferita in Iran. Sono andato con loro, sono diventato ‘il maschio di casa’, ho dovuto prendermi cura degli altri fratelli piccoli che ho. Inizialmente ho lavorato in una falegnameria, come voleva il mio ‘nuovo padre’, – racconta – ma dopo poco però, ho deciso di partire. Io sono una persona con la mente aperta e non mi trovavo più bene.”

Quando sei arrivato in Italia? 

“Non sono venuto subito in Italia,  il mio viaggio è iniziato in Turchia ed è proseguito in Grecia. Ho perso tre amici, sono affogati durante il tragitto sul gommone, non sapevano nuotare. Non ho dormito per tre giorni. Là sopra c’erano anche famiglie con bambini. Io e un mio amico abbiamo pensato a salvare le donne per prime. Ma non è servito a salvare tutti. Sono passati circa 7 anni e ancora mi ricordo tutto, non me lo dimenticherò facilmente.

Dopo la Grecia,  in viaggio senza documenti (a Kabul non mi era stato possibile neanche andare in Ambasciata, data la grave situazione), ho intrapreso la rotta balcanica. Arrivato in Ungheria, ho passato sei mesi in un centro di detenzione.

Ricordo ancora che mentre ero lì, mi hanno portato un giornale dove c’era una foto con delle casette colorate che mi ha colpito subito, ho pensato ‘ voglio vivere qui’! Poi ho scoperto che era Trieste! L’ho preso come un segno.

Dopo i sei mesi mi è stato concesso un documento per muovermi e con alcuni amici sono arrivato in macchina a Udine, in Italia. Una volta lì, il Comune mi ha aiutato, dandomi un posto dove stare e un pocket money. Poi ho potuto richiedere lo status di rifugiato e l’ho ottenuto. A chi mi diceva di partire di nuovo, dicevo che stavo bene in Italia, gli italiani sono molto simili a noi, hanno lo stesso cuore grande.”

Sappiamo che lavori e che sei un cantante: ci dici qualcosa in più?

Ho lavorato nei locali, ristoranti e altro. In ognuno di questi ho imparato qualcosa, sempre ‘lavorando con il cuore’ . Per questo è stato facile per me partire da lavoretti semplici per poi mano a mano diventare indispensabile sul posto di lavoro. Ma se non mi trovo bene, vado via. La condizione è che devo trovarmi bene.

La musica è la mia vera passione. Io sono in contatto con i miei amici che sono ancora là. La musica Trap è una forma di denuncia: ricevo segnalazioni da amici sui fatti atroci che succedono laggiù e li trasformo in canzoni. Una cosa che non potrei mai fare in Afghanistan. Ho dato la colpa ai talebani nei miei testi, perché è il motivo per il quale i giovani sono stati costretti a partire. Se non ci fossero loro, il paese in mano ai giovani sarebbe diverso!

Canto in Daari, una lingua antichissima che ha oltre 7mila anni ma anche in italiano, perché è più facile creare rime! Quando lavoravo a Perugia, chiacchieravo sempre con la gente e una volta ho incontrato una cantante che ora sta in Inghilterra, mi ha lasciato il suo biglietto da visita e così sono andato a registrare una canzone nel suo studio. La prima canzone che ho cantato è stata ‘per Kabul’, una testo per la mia città che parla della sua forza e anche io ho sentito una forza potentissima a distanza, quando sui tutti i social in Afghanistan è stata pubblicata e condivisa, arrivando fino a 500mila visualizzazioni.”

E la tua esperienza a Perugia?

“Sono arrivato qui nel 2013 e stavo nella struttura per richiedenti asilo in via del Favarone. Ho iniziato a imparare l’italiano a scuola a Ponte San giovanni ma soprattutto…. in palestra! Facevo body building e avevo tante ragazze che mi chiedevano consigli. Ho imparato più conversando, che a scuola! ‘Ti insegno gli esercizi, tu insegnami la lingua!’ Ho detto. Queste persone mi hanno aiutato tantissimo. Perugia mi piace, lavoro qui e ho la mia musica, è una città che amo e che rispetto.”

Cosa pensi dell’integrazione in Italia?

“A me piace l’Italia e l’Europa in generale però secondo me l’Italia dovrebbe prevedere un processo di integrazione più regolamentato. Quando sono stato in Germania per otto mesi mi hanno subito chiarito che mi avrebbero dato lavoro solo se avessi studiato la lingua. E così ho dovuto imparare il tedesco, non avevo scelta. Qui in Italia devono chiarire questa cosa e la situazione migliorerà di certo.”

E sulla situazione in Afghanistan aggiunge: “le forze che sono presenti in Afghanistan (USA in particolare) non hanno alcun interesse a terminare la guerra. Le risorse minerarie sono ingenti ed è per questo che è da 17 anni è un paese in guerra permanente – ‘Il tempo di pace… ai terroristi non piace’… come dice una strofa delle sue canzoni. Eccone una che ci ha colpito:

 

“Se Dio mi lasciasse il suo posto”- Kiya Afg Destino

 

 

Se Dio mi lasciasse il suo posto

Nessun bambino morirebbe,

Sarebbe tutto a posto

 

Hey Dio, tu sai tutto

perché ci rimane tutto nascosto?

perché nella vita facciamo tanto male?

Perché non lasciamo essere tutto normale?

 

Perché siamo delle persone diverse

Sbagliamo sempre perché siamo perse

Perché siamo cattivi senza vedere i motivi

 

Facciamo delle cattiverie

Non decidiamo mai le cose sulle serie

La cattiveria ormai abbiamo nel cuore

 

Non ci lasciamo pace finché uno non muore

La vita che abbiamo è a senso unico

È solo andata è non c’è ritorno

 

La vita ci sta prendendo in giro

Stiamo bruciando come fossimo in un forno

Adesso che Dio dorme problema del mondo enorme

 

Vai avanti io ti auguro la vita migliore

Vorrei chiudere gli occhi sui problemi del mondo

Abbiamo tanti problemi ancora stiamo correndo

 

Io non posso soffrire e nemmeno morire

non siamo ancora nati ma pensiamo a morire

Questa decisione forte la portiamo avanti

La portiamo avanti fino alla morte

Un giorno finiranno le guerre maledette

saranno cancellate tutte le vendette
E solo per amore il cuore batterà un giorno sorgerà il sole di felicità

 

 Grazie Kiya per averci raccontato un po’ di te. Ti auguriamo buona fortuna, in Italia o altrove!

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