Romania e stereotipi: la realtà delle donne è un’altra, e va raccontata

Ștefania Mărăcineanu (Bucarest, 18 giugno 1882 – 1944) è stata una fisica rumena. La Mărăcineanu si è dedicata principalmente allo studio del legame tra radioattività e pioggia, e le piogge con i terremoti. L’ 1 marzo, primo giorno di primavera, in Romania si festeggia il Mărţişor, che in italiano si può tradurre come “piccolo marzo”. Una festa...

Ștefania Mărăcineanu (Bucarest, 18 giugno 1882 – 1944) è stata una fisica rumena. La Mărăcineanu si è dedicata principalmente allo studio del legame tra radioattività e pioggia, e le piogge con i terremoti.

L’ 1 marzo, primo giorno di primavera, in Romania si festeggia il Mărţişor, che in italiano si può tradurre come “piccolo marzo”. Una festa tradizionale per accogliere l’arrivo della primavera ma anche per gli innamorati che in quel giorno si regalano un amuleto fatto di filo rosso e bianco a simboleggiare l’amore e la purezza.

Un tempo veniva legato dai genitori al polso dei piccoli, offerto dai giovanotti alle ragazze oppure scambiato tra ragazze con l’augurio di buona fortuna. Il Mărţişor, è oggi una festa che vede anche i bambini protagonisti, che portano questi amuleti  alle maestre o agli amici. “Oggi la situazione è diversa. Da quando le donne si sono emancipate”, racconta Elena Bertea, Presidente dell’Associazione Culturale Amicizia Italia Romania, “sono quasi sempre gli uomini a fare questo regalo alle donne”.

“In Romania direi che la donna è più emancipata che in Italia. Certamente, ora le cose sono cambiate, ma durante l’epoca di Ceaușescu (Nicolae Ceaușescu, ultimo Presidente della Repubblica Socialista di Romania dal 1967 al 1989, ha guidato il paese per circa 25 anni – ndr ), non esisteva differenza di stipendio tra uomini e donne: in un certo senso, questo ha ‘aiutato’ il paese ha colmare il gap (soprattutto salariale) che invece resiste in Italia”, precisa.  A dimostrazione di questo, “sono le donne che partono dalla Romania verso altri paesi, portandosi la famiglia, come ho fatto io.”

Ci interessa molto l’argomento ‘femminile’. Purtroppo in Italia e altrove, gli stereotipi su di loro sono tanti: per l’immaginario collettivo sono identificate in maniera riduttiva come ‘collaboratrici domestiche’ per non parlare di altri clichès  che che ne ingabbiano le personalità.

Elena è arrivata in Italia nel 2005, ora vive a Spina da quasi vent’anni. Non è stata una scelta facile la sua: una laurea in legge e un diploma all’accademia di Polizia (ancora non riconosciuto qui in Italia), un lavoro in Prefettura in Romania dove avrebbe potuto fare carriera, una famiglia. Purtroppo però, le amministrazioni pubbliche non si salvano dall’essere influenzate dalla politica e, rifiutandosi di iscriversi ad un partito, si è dovuta ‘forzatamente’ dimettere.

Sono partita da sola nel 2004 per la Spagna, senza mio figlio ma non resistevo. Sono arrivata in Italia nel 2005 e ora vivo a Spina da quasi vent’anni. Ho imparato la lingua subito, già parlavo un po’ di italiano perché l’avevo studiato in Romania. Arrivati qui tutte dobbiamo fare le badanti. Le donne che sono che hanno superato questo stereotipo sono quelle sposate con italiani. Una volta entrata in casa di qualcuno sei loro proprietà e hanno una visione negativa di te. Ho avuto diverse esperienze negative in questo senso. Purtroppo è una realtà e me ne dispiaccio.”

“Anche sugli uomini ci sono pregiudizi, pensano che rubano. Non sanno neanche la differenza tra rumeni e Rom, due etnie totalmente diverse. Non è facile smontare questi cliché, io ci ho provato e non bisogna lasciar perdere. Prima di parlare bisogna informarsi senza etichettare le persone.”

Arrivata a Spina, ha deciso di rilevare un’attività commerciale ma non è andata bene: “ho anche dato lavoro a due ragazze del paese”, racconta, “ma è stato inaspettatamente difficile, in molti mormoravano “una badante che apre un negozio” oppure “le badanti si sono messe a fare le commercianti?!”.

Cosa è per te l’integrazione?

C’è una chiusura non indifferente oggi: io sono d’accordo nel rispettare il tuo paese e le sue regole,  però se molte donne straniere finiscono in strada evidentemente c’è qualcosa che non va. Per me ‘integrazione’ è imparare la lingua, istruire i figli nelle scuole pubbliche. La libertà di onorare le proprie tradizioni e preservare le origini. Dobbiamo rispettarci l’uno con l’altro ma ognuno deve poter mantenere la propria personalità, questa è la libertà. Eppure io arrivata in italia, sono dovuta rimanere lì, dove la società mi vuole.

L’Associazione Culturale Amicizia Italia Romania

Nonostante queste esperienze, Elena crede ancora che l’integrazione sia la chiave di tutto e per questo dal 2018 è Presidente dell’Associazione Culturale amicizia Italia Romania, che esiste dal 1998. L’associazione promuove eventi, mostre e tanto altro sulle tradizioni rumene, la comunità rumena è la più numerosa in Umbria.  Incontri interculturali, cene a base di piatti tipici rumeni e molto altro. Qui la pagina FB dove potete seguire gli eventi.

Ci rimangono pochi minuti per parlare della situazione italiana.”L’Italia è cambiata dalla crisi, dal mercato lavorativo alla società, gli italiani sono cambiati radicalmente, anche mio figlio dopo 10 anni in Italia mi dice spesso “com’è cambiata l’Italia da quando sono arrivato!”.

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