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Riparte il corridoio umanitari dalla Libia all’Italia

Salvare, Accogliere e Integrare La scorsa settimana, dopo un periodo di fermo, è stato riaperto il corridoio umanitario dalla Libia all’Italia. Si è realizzato così il ponte aereo che ha trasportato a Roma 95 persone vulnerabili, individuate dall’UNHCR – Agenzia ONU per i Rifugiati in Libia, anche su indicazione della Comunità di Sant’Egidio e della...

Salvare, Accogliere e Integrare

La scorsa settimana, dopo un periodo di fermo, è stato riaperto il corridoio umanitario dalla Libia all’Italia.

Si è realizzato così il ponte aereo che ha trasportato a Roma 95 persone vulnerabili, individuate dall’UNHCR – Agenzia ONU per i Rifugiati in Libia, anche su indicazione della Comunità di Sant’Egidio e della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI). Tra i richiedenti asilo arrivati in Italia, bambini, donne vittime di tratta, sopravvissuti alla violenza e alla tortura e persone in gravi condizioni di salute. I paesi di provenienza interessati riguardano soprattutto Sud Sudan, Eritrea, Etiopia e Somalia, Camerun, Siria.

Il ponte aereo è stato realizzato nell’ambito di un protocollo firmato ad aprile 2021 che vede coinvolti diversi enti tra cui i ministeri dell’Interno e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, UNHCR, Comunità di Sant’Egidio, FCEI e Tavola Valdese. Il protocollo dovrà realizzare l’evacuazione di 500 persone vulnerabili.

Il corridoio umanitario dalla Libia si realizza con un volo charter dell’UNHCR, a seguire, la prima accoglienza dei nuovi arrivati è organizzata da Comunità di Sant’Egidio, FCEI e Tavola Valdese. Oltre alla prima accoglienza, al fine di garantire l’inserimento dei nuovi arrivati gli enti mettono in atto dei percorsi di integrazione in Italia.

L’importanza di una cooperazione efficace e continuativa fra pubblico e privato risulta vincente, e nel caso Italiano rappresenta un punto di forza che ha permesso di riuscire nella creazione di canali legali di accesso. Creare dei canali umanitari in Libia, secondo il Capo Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del Ministero dell’Interno – Francesca Ferrandino, significa dare una risposta concreta ai bisogni di rifugiati particolarmente vulnerabili, andando ad attuare in un contesto di crisi protratta.

L’augurio che emerge a voci unisone è di ampliare il raggio di intervento e capienza dei corridoi umanitari, per restituire umanità e libertà ai migranti trattenuti nei campi di detenzione in Libia.

I canali regolari e sicuri, quali le evacuazioni di emergenza, i corridoi umanitari, il reinsediamento ed il ricongiungimento familiare, rappresentano spesso l’unica alternativa per molti migranti che altrimenti si ritrovano costretti ad intraprendere il viaggio migratorio affidandosi ai trafficanti.

Cosa sono i corridoi umanitari?

Con il termine corridoi umanitari si fa riferimento a dei programmi messi in atto con l’obiettivo di fornire una modalità sicura e legale per trasferire ed integrare in un nuovo paese, in sicurezza, persone che presentano condizioni di fragilità. Si costituiscono grazie a protocolli d’intesa sottoscritti con le autorità competenti e le organizzazioni promotrici, che coinvolgono attivamente la società civile, e possono essere attivati in collaborazione anche fra diversi paesi europei.

In Italia sono stati attuati per la prima volta dal Libano grazie alla sottoscrizione di un protocollo d’intesa denominato “Apertura di Corridoi Umanitari”, del 15 dicembre 2015, tra il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale – Direzione Generale per gli Italiani all’Estero e le Politiche Migratorie, Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione, la Comunità di Sant’Egidio, la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI) e la Tavola Valdese.

Il primo protocollo ha permesso l’arrivo in sicurezza di 1011 profughi dal Libano.

Tra il 2016 e il 2017, 1.011 persone sono state accolte in Italia, in 80 diverse città di 18 regioni italiane, grazie alla collaborazione con una rete di associazioni e privati cittadini che hanno permesso l’integrazione dei rifugiati nelle diverse realtà locali. Nel 2017 è stata concordata un’estensione a beneficio di ulteriori 1000 persone per il biennio 2018-2019.

I corridoi umanitari rappresentano dunque una best practice riconosciuta a livello internazionale basata sul coinvolgimento della società civile e sono fondamentali per aiutare a gestire, con la dovuta umanità, il fenomeno dell’immigrazione.

In merito al contesto Libico, dal 2017, l’UNHCR ha evacuato o reinsediato 6.145 rifugiati e richiedenti asilo, di questi 997 sono stati trasferiti in Italia. Le evacuazioni sono riprese a novembre 2021 dopo un anno di interruzione dovuto al divieto dei voli umanitari da parte delle autorità libiche.

L’UNHCR stima inoltre che nel 2023 a livello mondiale più di 2 milioni di rifugiati avranno bisogno di reinsediamento; un aumento del 36% rispetto al fabbisogno del 2022, di 1,47 milioni di persone.

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