Richmond: l’amore per l’italiano, la famiglia… e i cani

Richmond, 30 anni, è arrivato in Italia nel 2014, dopo un lungo viaggio iniziato in Nigeria. Sono passati quasi cinque anni, ma si ricorda benissimo quando è arrivato in Italia: “È stato il primo settembre 2014, era già sera quando siamo arrivati a Gubbio. All’inizio eravamo con Arci, poi abbiamo dovuto cambiare e abbiamo continuato l’accoglienza...

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Richmond, 30 anni, è arrivato in Italia nel 2014, dopo un lungo viaggio iniziato in Nigeria.

Sono passati quasi cinque anni, ma si ricorda benissimo quando è arrivato in Italia: “È stato il primo settembre 2014, era già sera quando siamo arrivati a Gubbio. All’inizio eravamo con Arci, poi abbiamo dovuto cambiare e abbiamo continuato l’accoglienza con Cidis fino a quando ho preso i documenti. Ma ho deciso di non lasciare questa città: mi piace Gubbio, è molto bella, e con tante brave persone”. 

“Ora vivo con la mia ragazza. Ci siamo conosciuti quando ero in accoglienza: parlavo poco l’italiano, quindi parlavamo un po’ di italiano e un po’ di inglese, abbiamo iniziato a chiacchierare un po’, e poi… da cosa nasce cosa! Ora abbiamo un figlio, si chiama Massimo. Ad agosto fa tre anni, ha iniziato da poco ad andare in asilo”.

Vuoi parlarci del tuo viaggio verso l’Europa?

Quando sono partito non pensavo che sarei venuto in Italia. Infatti sono andato in Libia: lì lavoravo, c’erano possibilità, c’erano soldi, stavo bene. Ma quando è iniziata la guerra e hanno cominciato a mandare in prigione la gente ho dovuto lasciare di nuovo tutto, e dato che non potevo tornare in Nigeria sono venuto in Italia.

Quando ero accoglienza sono andato a scuola. La scuola è importante, la lingua è importante. Non puoi trovare un lavoro in Italia se non conosci la lingua. Ho preso la terza media e un diploma da pizzaiolo: volevo imparare qualcosa che mi permettesse di lavorare subito. La scelta era tra pizzaiolo e giardiniere, e ho detto “pizzaiolo va bene!” e mi sono impegnato per imparare.

Poco dopo ho deciso di prendere la patente… mi hanno bocciato, ma ho studiato e sono riuscito a prenderla. E poi ho preso anche la patente per il muletto, non tutti sanno guidarlo, può sempre essere utile!

Queste esperienze ti hanno aiutato a trovare un lavoro?

Sì! Ho anche lavorato come pizzaiolo per un po’, in una pizzeria di Gubbio. Dal 2015 ho lavorato sempre in cucina, quando ero in accoglienza andavo a scuola e poi a lavoro.  E poi ho deciso di provare a fare il cameriere: è questo il mio lavoro ora, mi sta piacendo.

Ora ho una macchina mia, mi serve per lavorare e per spostarmi: la scorsa estate sono andato a rimini per fare stagione, e ora mi sto organizzando per tornare lì. D’estate lì un cameriere trova facilmente lavoro. L’importante è avere voglia di fare qualcosa, di andare a scuola, di imparare la lingua. Avevo pensato di fare anche un corso da saldatore, ma non ne ho avuto la possibilità. E ora è più complicato, i corsi costano! Ma ho fatto tutto quello che potevo, e ringrazio Dio per tutto.

Cosa consiglieresti a chi viene in Italia e in Umbria, per adattarsi?

Lo so che noi nigeriani, noi africani, abbiamo il problema di dover abituarci a vivere in un Paese diverso dal nostro. Ma se siamo arrivati in Italia, abbiamo richiesto i documenti, e ci dicono che dobbiamo andare a scuola per la lingua, allora dobbiamo andarci! Questa è una cosa molto importante: senza lingua non puoi fare niente, chi è in accoglienza adesso deve pensare prima di tutto a studiare. Per me è già passato il tempo, ma mi piacerebbe, vorrei studiare di più. Chi è in accoglienza deve stare tranquillo e andare a scuola, e poi imparare a fare qualcosa, per migliorare la propria vita, per il futuro. Solo in due siamo riusciti a fare qualcosa a scuola, sono dispiaciuto per chi non ce l’ha fatta.

La lingua e il lavoro sono molto importanti. Mi piace l’italiano, perché riesco a dire tutto quello che voglio, sono molto contento. E poi mi aiuta anche per il lavoro, se parlassi solo inglese sarebbe un problema.

Hai altre passioni, oltre all’italiano?

Sì, mi piacciono i cani. Ne ho tre, tutti pastori maremmani: i grandi, un maschio e una femmina, si chiamano Romeo e Simba. E da qualche settimana ho anche un cucciolo, ma ancora non ha un nome perché all’inizio avevo pensato di darlo via… ma mi ci sono affezionato, devo pensare a come chiamarlo!

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