Regolarizzazione degli immigrati: l’appello degli Atenei

«Motivazioni non soltanto umanitarie, ma anche sanitarie, di sicurezza, economiche e sociali suggeriscono l’opportunità della regolarizzazione degli irregolari seguendo una via già tracciata dal governo portoghese». È uno dei passaggi di un appello che sta circolando in questi giorni all’interno delle Università italiane i cui primi firmatari sono una decina di docenti di atenei come...

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«Motivazioni non soltanto umanitarie, ma anche sanitarie, di sicurezza, economiche e sociali suggeriscono l’opportunità della regolarizzazione degli irregolari seguendo una via già tracciata dal governo portoghese».

È uno dei passaggi di un appello che sta circolando in questi giorni all’interno delle Università italiane i cui primi firmatari sono una decina di docenti di atenei come quello di Genova, di Tor Vergata a Roma, il Politecnico e la Cattolica di Milano. L’obiettivo è quello di una azione di sensibilizzazione presso le forze politiche che in queste settimane stanno vagliando la possibilità di aprire a una sanatoria solo per quei lavoratori stranieri non in regola che operano nel settore dell’agricoltura.

L’appello punta, sul modello di quello che è avvenuto in Portogallo nello scorso mese di marzo, ad estendere la sanatoria a tutti gli irregolari che si trovano in Italia, che secondo le stime sarebbero intorno ai 600 mila. I migranti irregolari, si evidenzia nell’appello «anche in caso di malattia, ritardano il contatto coi medici a meno di versare in condizioni veramente gravi». Ciò rende «evidente dunque che la presenza di un gran numero di irregolari rende di fatto altamente aleatorie le probabilità di successo di attività di somministrazione di test sanitari, tracciamento e monitoraggio di massa necessarie per assicurare il successo della fase due. In parallelo, con la graduale riapertura delle attività economiche gli irregolari rischiano di essere uno dei maggiori fattori di rischio nella nascita di nuovi focolai». Ciò è aggravato dal fatto che, argomentano i firmatari citando un’indagine dell’Isfol, gran parte di essi lavora fuori dal settore agricolo che sarebbe, al momento, l’unico interessato dalla sanatoria.

Il senso dell’appello è, insomma, che con centinaia di migliaia di “invisibili” nel paese, diventerebbe assai difficile avere contezza per le autorità di ciò che sta avvenendo o avverrà nel momento in cui la riapertura delle attività sarà pressoché totale. Di qui la proposta di sanatoria, che dovrebbe avvenire, secondo i firmatari del documento, «tramite dichiarazione di un datore di lavoro che consente di ottenere un permesso di soggiorno e lavoro temporaneo che, finita la fase di emergenza, sarà sottoposto all’iter previsto per questi tipi di permesso. In questo modo – si aggiunge – seppure in misura limitata, la regolarizzazione potrà contribuire con il versamento di contributi al finanziamento dell’ingente impegno di spesa pubblica necessario per superare questa crisi».

Per rendere operativa la proposta sarebbe necessaria la modificazione della proposta di decreto legge attualmente in discussione in Commissione lavoro che limita appunto la sanatoria ai settori dell’agricoltura, della pesca e della silvicoltura, estendendo la misura agli altri settori produttivi. E a ciò, visto che la misura verrebbe attuata principalmente per motivi sanitari, andrebbe collegata la concessione di un permesso di soggiorno per asilo prevedendo che sia utilizzabile da subito per iscriversi al Servizio sanitario nazionale e al Centro per l’impiego e per accedere alle provvidenze di assistenza sociale.

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