L’Università racconta la cooperazione internazionale italiana in Africa e la partecipazione delle Ong umbre

L’Università per Stranieri di Perugia ha presentato, nella data di giovedì 10 dicembre 2020, un webinar organizzato dal Dipartimento di Scienze umane e sociali e intitolato “La cooperazione internazionale in Sahel tra sviluppo sostenibile e sicurezza”. L’incontro è stato promosso da diversi enti locali e nazionali quali l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, ASAFAL...

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L’Università per Stranieri di Perugia ha presentato, nella data di giovedì 10 dicembre 2020, un webinar organizzato dal Dipartimento di Scienze umane e sociali e intitolato “La cooperazione internazionale in Sahel tra sviluppo sostenibile e sicurezza”.

L’incontro è stato promosso da diversi enti locali e nazionali quali l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, ASAFAL e l’Ong umbra Tamat, la quale ha sostenuto l’evento anche attraverso il coinvolgimento di Rasad, un progetto di cooperazione internazionale attivo dal 2017 in Burkina Faso.

Dopo l’introduzione al webinar e i saluti istituzionali espressi dalla Prorettrice dell’Università per Stranieri di Perugia Daniella Gambini e dal Direttore Generale di Tamat NGO Piero Sunzini, si sono susseguiti gli interventi dei rappresentati di alcuni degli enti promotori nonché di docenti dell’Università, gestiti dalla professoressa Federica Guazzini la quale ha partecipato in qualità di mediatrice oltre che di esperta.

Il primo intervento, volto ad approfondire le azioni dello Stato italiano finalizzate a promuovere la sicurezza e lo sviluppo nella realtà geografica e politica del Sahel, è stato quello della rappresentate dell’AICS, Beatrice Geraci.

La dottoressa Geraci ha fin da subito posto in evidenza l’aspetto di cronicizzazione dello stato di emergenza che caratterizza la regione del Sahel, nel cui ambito tre Paesi sono stati individuati come prioritari – ovvero il Burkina Faso, il Senegal e il Niger-nella programmazione di intervento per il triennio 2019-2021 del MAECI.

L’AICS considera il Sahel come un’area strategica ed individua come principali azioni di cooperazione il rafforzamento dell’agricoltura e della sicurezza alimentare, il sostegno alle imprese locali, anche al fine di favorire l’impiego di donne e giovani, oltre che la sensibilizzazione rispetto ai rischi legati alla migrazione.

Infine, la dottoressa Geraci ha concluso riportando che l’AICS mira ad un accrescimento del livello di partecipazione e cooperazione nella zona in quanto trattasi della strada da percorrere per promuovere uno sviluppo stabile e sostenibile nei Paesi che ne fanno parte.

Il professor Giro ha proseguito la videoconferenza con un intervento volto ad approfondire l’impegno di Italia ed Europa nel Sahel. Dopo aver affermato che le frontiere italiane ed europee si sono ormai trasferite molto più a sud rispetto a quanto siamo abituati a veder rappresentato nelle mappe geografiche, il professore ha aggiunto che è proprio per tale ragione, così fortemente legata ai fenomeni migratori – e non solo a questi – che la presenza dello Stato italiano nel Sahel rientra tra gli interessi nazionali. Nel tentativo di rispondere alla domanda su cosa dovrebbe fare L’Europa oggi?, il già Vice Ministro agli Affari Esteri e alla Cooperazione Internazionale Mario Giro evidenzia la necessità di agire diversamente rispetto al passato, impegnandosi per intervenire in modo costruttivo e non solo attraverso azioni perlopiù militari.

Di seguito, la professoressa Guazzini è intervenuta per fornire un quadro di riferimento della storia politica ed economica del Burkina Faso, a partire dall’indipendenza del Paese. Tale approfondimento si è rivelato fondamentale per la contestualizzazione del progetto Rasad che è stato successivamente presentato e dettagliatamente descritto dalla Capo progetto Denisa Savulescu, in collegamento da Ouagadougou.

Il progetto Rasad (Reti d’acquisto per la Sicurezza Alimentare con il supporto della Diaspora burkinabé d’Italia), realizzato dalla Ong umbra Tamat e di cui l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo è il maggiore donor, include tra i principali obiettivi quello di aumentare la sicurezza alimentare e nutrizionale. La Capo progetto Savulescu ha approfonditamente descritto la necessità di un tale tipo di intervento in una zona fortemente afflitta dal fenomeno della desertificazione e ha inoltre esposto le attività realizzate e gli obiettivi raggiunti dal 2017 ad oggi, includendo anche le difficoltà legate al periodo della pandemia. La chiusura del progetto Rasad è prevista per la fine di gennaio 2021.

L’ultimo intervento è stato quello di Davide Lemmi e Marco Simoncelli. I due giornalisti sono intervenuti, da Dakar, dopo la proiezione del reportage “Chi lotta per la terra in Burkina Faso, le speranze di un popolo tra desertificazione e violenza”, di cui sono autori. Offrendo una chiave di lettura volta a proporre uno sguardo critico sui fenomeni politici ed economici che interessano l’area del Sahel, ci hanno tenuto a ricordare che gli interventi europei, anche quelli di cooperazione, a volte sono soltanto l’altra faccia di accordi che favoriscono gli interessi economici dell’UE. Simoncelli e Lemmi hanno quindi favorito un imprescindibile invito alla presa di coscienza, individuale e collettiva.

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