Novità e incertezze del decreto Salvini

E’ entrato in vigore il 5 ottobre scorso il cd. Decreto Salvini (Decreto Legge n. 113/18), che ha apportato modifiche sui temi della sicurezza e dell’immigrazione. Oggi cercheremo di fare chiarezza sulle principali novità, in attesa della conversione, che dovrà arrivare a breve (entro il 5 dicembre). Approfondiamo insieme i cambiamenti, in particolare i temi...

E’ entrato in vigore il 5 ottobre scorso il cd. Decreto Salvini (Decreto Legge n. 113/18), che ha apportato modifiche sui temi della sicurezza e dell’immigrazione.

Oggi cercheremo di fare chiarezza sulle principali novità, in attesa della conversione, che dovrà arrivare a breve (entro il 5 dicembre).

Approfondiamo insieme i cambiamenti, in particolare i temi che maggiormente riguardano la popolazione migrante: il rilascio dei permessi di soggiorno per esigenze di carattere umanitario, la protezione internazionale e l’acquisizione della cittadinanza italiana.

Innanzitutto la trasformazione che avrà maggiore impatto non tanto a livello simbolico ma soprattutto in termini quantitativi, anche nella nostra Regione, è l’abrogazione della protezione umanitaria –  un particolare tipo di protezione rilasciata ai richiedenti asilo presenti in Italia i quali non sono ritenuti meritevoli della protezione internazionale e prevista dall’art. 5, co. 6, d.lgs. 286/98 di cui abbiamo già trattato in passato. (http://www.umbriaintegra.it/diritto-asilo-le-procedure-la-richiesta-protezione-internazionale/)
Il permesso di soggiorno per motivi umanitari è un titolo di soggiorno di durata biennale che consentiva di svolgere attività lavorativa, suscettibile di conversione per studio o lavoro e fino ad oggi rilasciato ad una vasta platea di casi anche molto eterogenei fra loro.

Con la nuova normativa sono stati introdotti nuovi permessi di soggiorno con caratteristiche simili a quello abrogato e che trovate sintetizzati di seguito:

a) Permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile ( durata 2 anni, convertibile)
b) Permesso di soggiorno per calamità (durata 6 mesi)
c) casi speciali rilasciati dal Questore su richiesta dell’autorità giudiziaria (per protezione sociale , per vittime di violenza domestica per sfruttamento lavorativo – durata 2 anni e convertibile)
d) per cure mediche (durata fino ad un anno e rinnovabile)

Importanti modifiche sono state previste all’esercizio di alcuni dei diritti dei cittadini stranieri che hanno presentato la richiesta asilo nel nostro Paese. A riguardo il Decreto Salvini ha introdotto infatti numerose novità fra cui:

  • la soppressione del diritto di iscrizione anagrafica dei richiedenti asilo;
  • il trattenimento degli stessi nei casi in cui essi siano sprovvisti di documenti di viaggio;
  • la sospensione del procedimento di esame della domanda di protezione internazionale nei casi in cui un richiedente sia sottoposto a procedimento penale;
  • la limitazione dell’accesso al sistema SPRAR a soli titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati, escludendo di fatto protezione umanitaria e richiedenti asilo. A questo proposito condividiamo qui una lettera delle principali organizzazioni medico umanitarie italiane impegnate sui temi delle migrazioni e dell’asilo inviata il 25 ottobre 2018 ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Camera e Senato, in vista della discussione del Decreto che si svolgerà nei prossimi giorni. La lettera fa luce sulle possibili conseguenze di questo provvedimento sulla salute dei migranti.

Per quanto riguarda l’acquisizione della cittadinanza italiana, le principali novità introdotte da parte del Decreto legge n. 113/18 sono la possibilità di revoca della cittadinanza e l’allungamento della durata del procedimento per l’ottenimento della stessa.
Il Governo ha infatti previsto la revoca della cittadinanza italiana come misura punitiva nei confronti dei soggetti che, entro i tre anni da quando sono divenuti italiani, si sono macchiati di delitti come eversione e terrorismo e per questi siano stati condannati con una pena compresa fra i cinque e i dieci anni di reclusione. Dal lato invece della procedura di acquisizione della cittadinanza italiana, fino al 5 ottobre la Pubblica Amministrazione era chiamata ad esperirla entro due anni dall’invio della domanda. Con l’entrata in vigore del Decreto Salvini, questa tempistica è salita a 48 mesi, tanto per le richieste di cittadinanza per residenza che per matrimonio.

Il nuovo ddl 840/2018

Il 27 novembre il cosiddetto “Decreto sicurezza e immigrazione” è stato approvato definitivamente dalla Camera con un’ampia maggioranza di voti. Fra le modifiche apportate, rispetto alla prima versione, vi sono delle correzioni nelle disposizioni in materia di protezione internazionale e, in particolare, la semplificazione della procedura di rigetto nei casi di “manifesta infondatezza”. In pratica il nuovo ddl 840/2018 ha previsto una lista di “Paesi sicuri” i cui cittadini più difficilmente potranno inoltrare una richiesta di asilo in Italia. A questa novità si accompagna la possibilità di rimpatriare i richiedenti non considerati meritevoli di protezione internazionale, nel Paese di origine ma in aree differenti da quelle di provenienza e che non siano considerate pericolose.

A queste disposizioni, che stanno sollevando numerose polemiche, tanto sulla loro conformità ai principi costituzionali quanto sull’ applicazione pratica che ne potrà essere fatta dalle Commissioni Territoriali e dalle Questure, si accompagnano altre in materia di sicurezza come il conferimento della qualifica di agente di pubblica sicurezza alla polizia municipale insieme alla possibilità che siano dotati di armi da sparo e teaser.

L’articolata normativa appena descritta dovrà certamente essere valutata nella sua applicazione pratica nei prossimi mesi. Al momento desta preoccupazione soprattutto il restringimento degli spazi di regolarizzazione per gli stranieri presenti sul nostro territorio che avverrà inevitabilmente in conseguenza dei limiti posti dalla nuova legge alla protezione internazionale per i richiedenti asilo, che non vengono affiancati da alcuna disposizione che permetta la conversione dei permessi di soggiorno in scadenza o l’ingresso regolare ai lavoratori stranieri, del cui contributo l’Italia avrà ancora bisogno.

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