Marsel e Carla, la quotidianità a Narni grazie a “Mai Più Soli!”

Abbiamo già parlato di “Mai Più Soli!”, il progetto che punta all’integrazione di Minori Stranieri Non Accompagnati e immigrati neo-maggiorenni grazie all’accoglienza in famiglia. Tra i ragazzi coinvolti nell’iniziativa c’è Moussa, ospitato dalla famiglia Mannali di Nocera Umbra; e c’è anche Marsel Prenga, che da qualche mese vive nella casa di Carla Pagliaro, insieme a...

Marsel intervista mai più soli

Abbiamo già parlato di “Mai Più Soli!”, il progetto che punta all’integrazione di Minori Stranieri Non Accompagnati e immigrati neo-maggiorenni grazie all’accoglienza in famiglia. Tra i ragazzi coinvolti nell’iniziativa c’è Moussa, ospitato dalla famiglia Mannali di Nocera Umbra; e c’è anche Marsel Prenga, che da qualche mese vive nella casa di Carla Pagliaro, insieme a lei, la sorella, e un’intera famiglia con bimbi al seguito.

Li abbiamo incontrati per parlare di questa esperienza di vita insieme e condivisione.

Buongiorno Marsel, buongiorno Carla. Volete raccontarci come è iniziato tutto?

Marsel: Sono in Italia da quasi tre anni, sono stato in due diverse comunità per MSNA, qui a Narni. Quest’estate avrei dovuto lasciarla, andare a Perugia, e forse perdere la scuola; per fortuna conoscevo Carla, perché lavora alla comunità: lei mi ha aiutato, ospitandomi fino alla fine dell’anno scolastico. Quando abbiamo scoperto che c’era la possibilità di questo progetto lei si è offerta di aiutarmi. Vivo qui da circa quattro mesi.

Carla: Ho conosciuto Marsel in comunità, durante l’ultimo anno in cui è stato lì. Quando ci siamo trovati di fronte al fatto che avrebbe dovuto lasciare la comunità e che non c’era modo per lui di rimanere nella zona, ho pensato, avendo una casa abbastanza grande, di ospitarlo. Frequentava il C.F.P., e sarebbe stato un peccato interrompere il percorso: tutto quello che aveva fatto fino a quel momento sarebbe stato vano. E quindi insieme a mia sorella abbiamo deciso di dargli questa possibilità. Ci siamo messi in contatto con i servizi sociali che lo seguivano e abbiamo organizzato il tutto. Ed eccoci qua.

Cosa ne pensate di questo periodo sotto uno stesso tetto?

M. Mi sono trovato bene, già conoscevo Carla un po’ da prima, e abitare insieme non ha fatto grande differenza.

C. Secondo me è un’esperienza che sta andando bene. Marsel è ben inserito, è un ragazzo propositivo. Lo vedo tranquillo, e questo è importante. Ho conosciuto Marsel in comunità, ho avuto modo di conoscerlo per più di un anno. Quando ci siamo trovati di fronte al fatto che avrebbe dovuto lasciare la comunità e che rischiava di andare a Perugia, dato che non c’era modo per lui di rimanere nella zona, ho pensato, avendo una casa abbastanza grande, di ospitarlo e entrare in questo progetto per dargli una mano. Frequentava il CFP, e sarebbe stato un peccato interrompere il percorso: tutto quello che aveva fatto fino a quel momento sarebbe stato vano. E quindi insieme a mia sorella abbiamo deciso di dargli questa possibilità. Ci siamo messi in contatto con i servizi sociali che lo seguivano e abbiamo organizzato il tutto. Ed ecco qua.

Come ha conosciuto il progetto “Mai Più Soli!”?

C. Me ne ha parlato un mio collega della comunità, che aveva a sua volta preso contatti precedentemente. Poi ho parlato con l’assistente sociale, che mi ha confermato questa cosa, ed è partito il tutto

Com’è la vita in questa sistemazione, e come sono le tue nuove abitudini?

M: La mattina vado a scuola, frequento un CFP (Centro Formazione Professionale) con diversi indirizzi. Io sto facendo l’alberghiero, ristorazione. Il pomeriggio esco con gli amici, a cena di solito sto a casa insieme a tutti gli altri che abitano in casa, e ne approfittiamo per fare due chiacchiere.

Come è stato l’impatto iniziale? Avere una persona nuova ha richiesto tempo per trovare un equilibrio?

C: In realtà no: in casa mia viviamo già da tempo con altre persone, una famiglia albanese, ed ho ospitato anche vari miei amici. Ora siamo in nove, tra cui tre bambini. Insomma, ci siamo abituati, l’impatto per noi non è stato affatto devastante.

C’era qualcosa che vi spaventava?

C. In realtà no. Conoscevo Marsel, già sapevo chi avevo di fronte, e questo sicuramente mi ha aiutato.

M. Ha aiutato anche me!

C. È un ragazzo di cui ci si può fidare, in tutti i sensi. E poi siamo una famiglia abituata ad ospitare, non lo diciamo per vantarci ma perché è così. Non che sia semplicissimo, non può essere tutto rosa e fiori. È un incontro e uno scontro a volte: culture diverse, mentalità diverse, progetti diversi… tante cose che però si possono superare con l’intelligenza e il buon senso. Abbiamo dovuto prendere le misure all’inizio, è comunque un ambiente nuovo rispetto alla comunità. Ma si è ambientato subito, e il fatto di conoscerci già ha aiutato molto.

L’incontro di culture diverse ha portato mai a particolari incomprensioni? Anche solo per quanto riguarda le abitudini.

C. Sì, perché è normale che sia così. Però sono scontri che però si possono recuperare sedendosi attorno ad un tavolo, parlando e progettando insieme. È quello che abbiamo sempre fatto finora, perché lo scontro c’è, si parte da basi diverse. Però, pian piano…

Per esempio, come va con la condivisione degli spazi? Televisione, lavatrici, bagni, la cucina, …

C. Funziona. Per esempio non abbiamo problemi con la televisione, non la guardiamo perché la consideriamo un mezzo “inutile”, e quindi è ad esclusivo appannaggio dei bambini. Abbiamo due bagni, quindi riusciamo ad organizzarci. Per la cucina è ancora più semplice: decidiamo insieme il “menu” del giorno, con quello che ognuno vuole e organizzandoci per più giorni in modo da accontentare tutti, tra cucina italiana, cucina albanese grazie ad Alba [la mamma albanese che vive con loro, ndr], …

M. Per me va bene, mangio un po’ di tutto.

C. Anche se abbiamo scoperto che non gli piacciono le polpette al sugo…

M. … E il tonno. Ma a parte questo non mi faccio problemi.

C. E anche i fagioli con le cotiche.

M. No no, quelle le mangio!

C. Vedi, ogni tanto si perde il conto di chi mangia cosa, è facile quando si è in tanti!

La cucina è sempre un argomento delicato! La parola d’ordine quindi nel vostro caso è “compromesso”.

C. “Compromesso” e “regole”, sono fondamentali: senza non si può vivere insieme. Come fondamentali sono il rispetto e l’apporto di tutti: ognuno qui ha un compito, per esempio i ragazzi a fine pasto sparecchiano e passano la scopa, e ovviamente devono sistemare la camera. Diamo tutti una mano.

E tu Marsel ti sei adattato. Essere soggetto a regole ma poter comunque confrontarti con gli altri che vivono con te ti ha aiutato?

M. Sì, è molto differente rispetto alla vita in comunità. Lì per un’uscita qualsiasi bisognava fare richiesta con tre settimane di anticipo, e magari non te l’accordavano. Qui posso semplicemente chiedere, ed è sì o no a seconda della situazione. Per fortuna non mi hanno detto molti “no” finora.

C. A mio parere, per quanto possa sembrare un paradosso, sono di più i “no” qui che in comunità. Anche se le uscite generalmente non sono un problema. Marsel può uscire e rientrare quando vuole, è più libero da quel punto di vista.

Per il resto, per te qual è la maggiore differenza tra la vita di comunità e la vita con una famiglia?

M: Intanto lì quando si mangiava non eravamo tutti insieme, qui più o meno sì. È anche una situazione più calma, posso organizzarmi meglio.

Per quanto riguarda l’integrazione, pensi che vivere con una famiglia possa aiutare? Grazie per esempio ai contatti che ha sul territorio, o per la lingua…

M: Penso di sì: in comunità non stavo male, avevo anche il mio giro di amicizie, conoscevo tutti. Ma vivere in famiglia è un’esperienza diversa, quindi può cambiare tutta la situazione: ad esempio per la lingua è effettivamente un aiuto. Per i contatti, e a livello lavorativo, ovviamente dipende tutto da me.

Marsel, hai già dei piani per il tuo futuro? Cosa vorresti fare nella vita?

M: Il barman! Mi piace l’idea di fare cocktail, mischiare ingredienti per fare sempre cose nuove. Circa otto anni fa stavo facendo la terza media e ho trovato il corso del C.F.P. E mi sono trovato bene, mi piace fare cocktail e cucinare. Per ora rimarrò a Narni, poi si vedrà.

Hai già provato a fare cocktail a casa?

M: No, però cucino, anche se poco. In comunità non potevo per nulla: alla prima struttura dove sono stato non era possibile perché non c’era la cucina, alla seconda non facevano più cucinare. E ovviamente non potevamo fare cocktail!

Carla, alla luce della tua esperienza con le persone che ospiti e con Marsel per “Mai Più Soli!”, consiglieresti un’esperienza come la tua, magari a persone che hanno avuto meno possibilità di ospitare gente in casa?

C. Sinceramente sì. Certo, è stato tutto più facile conoscendo Marsel, ma molto dipende dalla persona a cui lo consiglierei. Però secondo me è un’esperienza importante. Marsel è Marsel, lavorando in comunità ho avuto modo di confrontarmi con utenze più complesse, che forse darebbero più problemi. Quindi lo consiglierei senza pensarci a persone che so già accetterebbero questo tipo di problemi. Alla fine la differenza la fanno loro, è come si pongono nei confronti di certe situazioni. La famiglia, essendo un microcosmo a sé stante, su alcuni può fare un ottimo effetto.

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