L’Umbria dei matrimoni misti

L’integrazione tra popolazione residente e cittadini acquisiti non ha indici di misurazione oggettivi. Bisogna leggere tra le righe di una società, incrociare tendenze. C’è però un rito, quello del matrimonio, che per definizione mescola esistenze in maniera piuttosto profonda. La scelta della persona da avere al proprio fianco come coniuge, quando la si fa, e...

L’integrazione tra popolazione residente e cittadini acquisiti non ha indici di misurazione oggettivi. Bisogna leggere tra le righe di una società, incrociare tendenze. C’è però un rito, quello del matrimonio, che per definizione mescola esistenze in maniera piuttosto profonda. La scelta della persona da avere al proprio fianco come coniuge, quando la si fa, e al di là di come poi vada effettivamente a finire, ha un che di definitivo. E può in qualche modo essere assunta come un indicatore seppur parziale di una tendenza all’integrazione, laddove riguardi persone provenienti da paesi e culture differenti.

 Bene, l’Umbria è una delle regioni in cui si celebrano più matrimoni misti. Sicuramente con una incidenza che supera la media nazionale. Se in Italia il numero di matrimoni con almeno uno dei due coniugi straniero si è attestato nel 2018 intorno al 15 per cento del totale, in Umbria quella percentuale sale al 21. Dei 2.600 matrimoni celebrati qui, 560 hanno visto almeno un lui o una lei nati in un paese diverso dall’Italia. I matrimoni misti officiati in Umbria hanno pesato per l’1,9 per cento rispetto al totale. Si tratta di un altro indicatore che testimonia della maggiore incidenza di questa pratica rispetto al resto d’Italia, visto che l’Umbria, per quanto riguarda il Pil, la popolazione e tutta una serie di indicatori, pesa complessivamente per l’1,5 per cento a livello nazionale.

 Se nel periodo che va dal 2004 al 2018 i matrimoni misti in Umbria sono stati sostanzialmente stabili – nel 2004 furono 559, quattordici anni dopo sono stati 560 – si è invece contemporaneamente assistito a un disamoramento degli umbri di nascita nei confronti del rito, dal momento che si è passati dalle 3.772 unioni del 2004 alle 2.600 del 2018. È questo che ha portato a una maggiore incidenza dei matrimoni misti sul totale, i quali non paiono aver risentito invece di alcuna “crisi di vocazione coniugale”.

 Ma chi sposa chi? Va rilevato che nella gran parte delle unioni miste, è lei a essere nata in un paese diverso dall’Italia. Nel 2018 questa situazione si è ripetuta in 338 casi, mentre le lei italiane che hanno sposato un coniuge straniero sono state 106. Un numero di gran lunga minore, ma più che doppio rispetto alle 52 italiane che nel 2004 scelsero un marito non italiano. Da rilevare anche che in oltre cento casi, lui e lei erano entrambi stranieri. Il che è un altro sintomo che testimonia la volontà di mettere radici in una terra in cui non si è nati.

 L’elevata incidenza dei matrimoni misti sul totale di quelli celebrati è all’origine anche di un’altra tendenza, quella del ricorso al rito civile, che nel 2018 ha superato in Italia per la prima volta quello religioso. Nel caso dei matrimoni in cui sono coinvolte persone straniere infatti, il rito civile rappresenta la scelta in più dell’ottanta per cento delle unioni. Segno che la volontà di unirsi supera anche quella della “religione di appartenenza”, e per questo ci si ritrova nel campo neutro dell’unione civile.

 Ma ancora: chi sposa chi? Se ci troviamo in Umbria ed è lei a essere straniera, nella stragrande maggioranza dei casi è nata nell’Europa dell’Est, soprattutto in Romania, Ucraina, Polonia e Albania; solo in minima parte in Marocco, Ecuador e Cuba; se invece lo straniero è lui, è altamente probabile che arrivi da Albania o Marocco. Il più alto numero di matrimoni in cui entrambi i coniugi sono di origine non italiana si registrano invece tra rumeni. Un dato che non stupisce, essendo correlato al fatto che è di quella nazionalità il 27 per cento della popolazione straniera residente in Umbria.

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