Prossimi eventi

Deprecated: Il file /home/customer/www/umbriaintegra.it/public_html/wp-content/plugins/the-events-calendar/src/views/widgets/list-widget.php è deprecato dalla versione 5.13.0 senza alcuna alternativa disponibile. On version 6.0.0 this file will be removed. Please refer to https://evnt.is/v1-removal for template customization assistance. in /home/customer/www/umbriaintegra.it/public_html/wp-includes/functions.php on line 5579

Non ci sono eventi in arrivo al momento.

L’importanza dell’altro – A colloquio con l’Assessore comunale Dramane Diego Wagué

Umbria Integra è un portale che vuole raccontare l’Umbria multietnica, quella delle comunità migranti. Per questo racconta storie, condivide esperienze, dà la parola a chi è arrivato in Umbria per la prima volta, dopo un lungo viaggio o al contrario, a chi ci vive da anni. Per parlare di integrazione però, bisogna farlo da molteplici...

Umbria Integra è un portale che vuole raccontare l’Umbria multietnica, quella delle comunità migranti. Per questo racconta storie, condivide esperienze, dà la parola a chi è arrivato in Umbria per la prima volta, dopo un lungo viaggio o al contrario, a chi ci vive da anni.

Per parlare di integrazione però, bisogna farlo da molteplici prospettive. Ecco perché abbiamo voluto dare la parola anche alle istituzioni locali, al Comune di Perugia, intervistando l’Assessore Dramane Diego Wagué.

Assessore con delega all’edilizia scolastica, alle politiche per infanzia ed adolescenza, demografia, partecipazione ed associazionismo dal 2014, Wagué è nato e cresciuto in Mali. Quarantotto anni, è arrivato a Perugia sul finire degli anni Ottanta, per studiare all’ università.

Durante quel periodo, di cose ne sono successe, come ci ha raccontato durante l’intervista, smettendo i panni ‘istituzionali’ e raccontandoci anche la sua esperienza personale.

Parliamo di ‘integrazione’, un termine che sembra non trovare sinonimi e di cui troppo spesso si abusa. Cos’è, dunque, per lei l”integrazione’?

“Penso che sia un processo in cui le diversità si incontrano e decidono ciascuna di aprirsi per arricchirsi con l’altra. Questo avviene non solo tra italiani e stranieri ma anche all’interno di una qualsiasi comunità.

L’integrazione è un processo che è in atto a Perugia, la mia città, e in Italia. In qualche paese europeo ha già raggiunto alti livelli, con seconda e terza generazioni. Bambini che sono nati e cresciuti nel paese che ha ospitato i loro genitori e di conseguenza non hanno avuto bisogno di un processo vero e proprio di integrazione culturale. Crescendo insieme agli altri bambini e frequentando la scuola, viene tutto più naturale.

Non è più come ai miei tempi quando non si pronunciavano neanche i nomi. Eravamo i ‘negretti’ , i ‘bambini di colore’. Si faceva di tutto per non pronunciare il nome e il cognome.

Per le seconde generazioni di oggi è diverso: i nomi vengono subito pronunciati all’asilo o alla scuola materna. Ci si abitua e dunque diventa un processo naturale quello dell’integrazione. L’identità rimane, non si modifica mai ma l’arricchimento è costante.

Ad esempio, ricordo un progetto interculturale con il professor Lanternari (Vittorio Lanternari, antropologo) in cui abbiamo analizzato le festività delle diverse culture. Il motivo e il significato della festa erano diversi ma abbiamo scoperto che avevano dei punti in comune: un giorno di festa, ad esempio è sempre un giorno in cui non si lavora, e per ritrovarsi si ha bisogno di una piazza o di un luogo dove riunirsi e via dicendo. Capire questi punti in comune significa smettere di vedere l’altro come lontano ma più vicino di quanto ti immagini.

Quello che ripeto spesso agli sposi che unisco è che uomini e donne sono già diversi fra di loro. Per andare d’accordo bisogna decentrare il punto di vista. Se ognuno mantiene fisso il suo, ovviamente si crea conflitto. Bisogna vedere l’altro come una ricchezza. Nel processo di integrazione non esiste una verità assoluta ma due verità parziali e l’arricchimento dunque è costante. Siamo tutti unici e irripetibili ma insieme ci arricchiamo.”

Come può la scuola e l’educazione inserirsi efficacemente in questo processo?

“A Perugia e non solo abbiamo lavorato molto sul ruolo della mediazione culturale per gli insegnanti. I primi mediatori, negli anni Novanta, sono stati fondamentali. Il lavoro che abbiamo fatto per aggiornare gli insegnanti e anche il corso di laurea che è stato creato all’Università hanno rappresentato due grandi successi.

Nell’impatto comunicativo l’insegnante deve sempre tenere conto dell’unicità degli allievi. La capacità di mediare è importantissima e adeguare il codice comunicativo all’interno della classe è d’obbligo. In una classe, l’insegnante deve coordinare, aiutare a capire la ricchezza dell’altro.

Ad esempio, il bambino che viene dell’Africa non guarderà mai l’insegnante negli occhi, perché nella sua cultura è irrispettoso. Invece qui genera sospetto. E su tutto questo abbiamo lavorato e continueremo a lavorare.”

L’associazionismo delle comunità immigrate a Perugia è una realtà in crescita. Quale il loro ruolo nel tessuto della città? 

“Le associazioni di immigrati devono aprirsi a più soggetti.Questa è la loro sfida. Il passaggio molto importante è che ci sia dialogo tra le comunità. Bisogna unirsi per cercare un processo di integrazione e un processo di miglioramento delle condizioni di vita. Già un’associazione deve lottare per integrarsi nella diversità, se si chiude in sé stessa non andiamo da nessuna parte e si perde l’obiettivo comune che è appunto, l’integrazione. L’associazionismo deve lavorare sull’aspetto di apertura e collaborare con le altre associazioni del territorio.”

Passiamo alla sua esperienza personale a Perugia. C’è stato un incontro importante che ha segnato il suo arrivo?

“Nelle mie tappe ho fatto i passi che sono necessari quando si arriva in un luogo nuovo. Sono arrivato vincitore di una borsa di studio del Governo italiano, ero un ribelle. Stavo facendo la facoltà di Medicina durante la dittatura in Mali, poi sono stato chiamato a studiare in Italia dove ho conosciuto il professor Tullio Seppilli, antropologo culturale, con il quale è nato un rapporto bellissimo. Quando mi ha visto mi ha detto “cosa ci fai qui?” e così ho iniziato una ricerca di antropologia con lui.

Lui ha rappresentato sicuramente un punto di riferimento per me. Poi il mio percorso è stato facilitato dallo sport, in particolare dal calcio, che mi ha permesso di conoscere tante persone. Seppilli ha rappresentato tutto per me, la mia valorizzazione a livello personale e professionale. Un professore del suo calibro che ti stima così, è stata per me una cosa splendida. La mia radice perugina è in quella giornata, in cui l’ho incontrato.

Parlavamo di etnocentrismo, di egocentrismo e tutto ciò che raccontavo meravigliava Seppilli e tutto ciò che diceva lui meravigliava me. Parlavamo la stessa lingua.”

Se dovesse scattare un’istantanea di Perugia adesso, cosa raffigurerebbe?

“Io ho sempre voluto innovare, non mi piace lo status quo. Adesso l’immagine di Perugia è sicuramente migliorata rispetto ad anni fa. La città di Perugia che mi ha voluto e accolto e che ora io sto servendo. Dal 1999 al 2014 la città ha raggiunto il più basso livello possibile per l’aumento dei fenomeni di delinquenza di tutti i tipi, non era più la città che conoscevo.

Trovare che non ci si poteva più sedere di fronte all’Università per Stranieri, dove avevo imparato l’italiano era impensabile. Quando ho deciso di ritornare in politica mi sono chiesto tante volte se fosse il caso. E alla fine ho deciso di farlo seriamente, candidandomi a fare il Sindaco di Perugia. Inizialmente alcuni hanno pensato fosse uno scherzo.

Volevo agire sul pensiero comune e far vedere che il ‘negretto’ di allora aveva delle capacità. Nel mettermi in discussione sapevo bene a cosa andavo in contro.”

Episodi discriminatori ce ne sono stati nella sua carriera politica?

“Quando mi sono affacciato alla politica, molti si riferivano a me non come all”uomo Wagué’ ma come al ‘nero Wagué’, queste sono piccole ferite che uno non si aspetta da chi dovrebbe pensarla diversamente.

Oggi, ho scelto di appoggiare il Sindaco Romizi perché ho trovato qualcuno che parla il mio linguaggio, anche  in materia di integrazione. Romizi ha accolto i punti programmatici che io avevo messo in evidenza e per questo ogni giorno lavoriamo insieme e andiamo avanti. ad esempio, la figura del Consigliere straniero aggiunto, è stata abrogata: costituiva, nella mia opinione,  un’offesa per la città. (La figura del Consigliere straniero aggiunto ha diritto di parola durante le sedute ma non ha diritto di voto e non concorre a formare il numero legale – ndr)

Nelson Mandela è andato in prigione perché gli avevano proposto di far avere ai neri il diritto di parola senza il diritto di voto. Questa figura esprimeva la decadenza della politica. Abbiamo tolto questa figura e si è lavorato sulle associazioni immigrate che devono collaborare con quelle presenti sul territorio, sull’aggiornamento degli insegnanti e sulla mediazione culturale.”

Che Italia stanno conoscendo le seconde generazioni?

“Io penso che la seconda generazione che sta crescendo è indifferente ai giochi politici. Loro vivono nel loro mondo di relazioni con gli amici e molti sono bravissimi nello studio. Non ho ammirazione per Salvini ma gli va sicuramente il merito di aver posto una questione importante in tema di immigrazione. Vado alla sostanza dei fatti: se non lo avesse fatto, l’Europa avrebbe scaricato sull’Italia tutta la responsabilità degli arrivi.

Io non so dove siano i razzisti, se a destra o a sinistra. Io so che la fobia del diverso si nutre individualmente e contamina gradualmente altri soggetti. Se il terzo mondo africano si è aggiunto al terzo mondo italiano, aumentando le varie miserie, è ovvio che le persone se la prendano con chi viene da fuori. Se ci fosse stato uno sviluppo socialmente sensibile non ci sarebbero tutti questi conflitti. Se la borghesia finanziaria ha sconfitto la borghesia imprenditoriale, la quale non ha saputo ripensarsi e rilanciarsi con un un sistema che garantisse il sociale…beh, siamo tutti colpevoli di questo.”

Related Posts
Leave a Reply
Newsletter