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Le sfide della Cooperazione Internazionale e il ruolo delle Nazioni Unite

Lo scorso 11 novembre, presso la sede storica dell’Università per Stranieri si è tenuto il seminario sul tema della cooperazione internazionale e la tutela delle minoranze, promosso con la partnership del Centro di studi d’area ASAFAL. Come speaker esterno dell’evento era presente il dott. Mattia Prayer Galletti, funzionario delle Nazioni Unite per il Fondo internazionale...

Lo scorso 11 novembre, presso la sede storica dell’Università per Stranieri si è tenuto il seminario sul tema della cooperazione internazionale e la tutela delle minoranze, promosso con la partnership del Centro di studi d’area ASAFAL.

Come speaker esterno dell’evento era presente il dott. Mattia Prayer Galletti, funzionario delle Nazioni Unite per il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo – IFAD.

Il seminario ha trattato il tema dello sviluppo ponendo l’accento sul capitale umano e sociale. Galletti ha illustrato una panoramica delle azioni d’intervento del fondo, e si è soffermato sulla necessità e sull’importanza di valorizzare le risorse locali nei vari contesti di sviluppo.

IFAD si differenzia dalle altre agenzie delle Nazioni Unite, quali WFP e FAO, proprio per il target di riferimento: le popolazioni rurali in Paesi in via di sviluppo. All’interno di questo sottogruppo, ulteriore attenzione è attribuita alle minoranze e al loro ruolo all’interno delle società.

Il fondo, andando a sostenere le diverse minoranze socio-culturali, dà particolar rilievo e supporto alle popolazioni indigene. Il valore che queste minoranze e comunità indigene apportano a livello globale è senz’atro rilevante, sia in un’ottica di multiculturalità e ricchezza socio-culturale che di conservazione del territorio globale.

Le popolazioni indigene costituiscono circa il 6% della popolazione mondiale e occupano circa il 22% della superficie terrena globale. Seppur in percentuale questi numeri sembrerebbero di scarsa importanza, nel territorio da loro occupato è salvaguardata circa l’80% della biodiversità mondiale.

Biodiversità che non si limita alla ricchezza delle specie naturali, ma che va ad includere anche la biodiversità linguistica e culturale. Secondo le stime dell’UNESCO sono circa 7.000 le lingue parlate nel mondo, di queste circa il 40% è parlato solo da popolazioni indigene.

L’agenzia delle Nazioni Uniti, che ha come mission la salvaguardia del patrimonio culturale mondiale, ha celebrato nel 2020 la Giornata Mondiale della Madre Lingua, Mother language day 2020. La ricorrenza intende sensibilizzare l’attenzione internazionale su una problematica che rischia di veder scomparire un patrimonio immateriale di inestimabile valore socio-culturale. Rispetto alla biodiversità linguistica custodita dalle popolazioni indigene, le stime dell’agenzia mostrano la scomparsa di una lingua a settimana, che coincide direttamente con la scomparsa di tradizioni socio-culturali e sapere tradizionale.

Approfondendo il tema delle minoranze e delle popolazioni indigene, ne emerge una riflessione sull’importanza della salvaguardia delle diversità e l’inclusione di queste nei vari contesti sociali come valore aggiunto della collettività. Sorgono così delle riflessioni che abbracciano anche il tema della migrazione.

In un contesto storico dove i flussi migratori si caratterizzano sempre più dall’emergere di una nuova classe di migranti, i migranti climatici (come evidenziato dalle statistiche globali presentate nel Dossier Statistico Immigrazione 2021), è di rinnovata importanza saper valorizzare i processi alla base dello sviluppo delle comunità rurali.

Sviluppo che si trasforma in valorizzazione culturale ed economica del territorio, come ne è un esempio il territorio Umbro. Riallacciando nuovamente ai dati presentati per il 2021, nelle provincie di Perugia e Terni le attività imprenditoriali e commerciali immigrate sono state le più resilienti alla crisi prodotta dalla pandemia Covid-19, resistendo e affermando la loro presenza nel territorio.

 

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