Le frontiere e i muri che ci dividono

All’incontro finale di Encuentro, festa delle letterature in lingua spagnola tenutosi a Perugia dal 2 al 6 maggio, si è parlato di migrazioni, frontiere e muri. L’evento è stato anche un’occasione per ricordare lo scrittore e giornalista italiano Alessandro Leogrande, scomparso un anno fa e autore di “La frontiera“, un affascinante libro che raccoglie storie...

All’incontro finale di Encuentro, festa delle letterature in lingua spagnola tenutosi a Perugia dal 2 al 6 maggio, si è parlato di migrazioni, frontiere e muri.

L’evento è stato anche un’occasione per ricordare lo scrittore e giornalista italiano Alessandro Leogrande, scomparso un anno fa e autore di “La frontiera“, un affascinante libro che raccoglie storie di migrazioni e attraversamenti. Presenti al tavolo attivisti, scrittori e intellettuali che hanno parlato delle ‘frontiere’.

Paloma Saiz, attivista messicana delle Brigate “Per leggere in libertà”, afferma che le frontiere sono un cosa “assurda”. “ Il libero transito permette un arricchimento reciproco. Le frontiere sono un artefatto, un qualcosa di artificiale costruito per imporre tasse e per impedire il cammino da un posto a un altro”.

Le fa eco il suo compagno, Paco Ignacio Taibo II, scrittore e attivista messicanoriportandoci all’ attualità dei muri, portando come esempio le oltre 700 miglia di muro che Trump sta costruendo al confine sudorientale. “In questa epoca di globalizzazione e di commercio sfrenato, i prodotti circolano e le persone no. “Se si costruisce un muro tra Stati Uniti e Messico chi farà i lavori che gli Americani non vogliono più fare? Chi pulirà le piscine, raccoglierà fragole o starà a contatto con scorie radioattive?”

Ci fa riflettere anche Suad Amiry, scrittrice palestinese che vive a Ramallah, ma si ritira per scrivere a Pesciano, piccolo paese di Todi di ventisette abitanti. Secondo lei, chi costruisce muri li ha prima di tutto “nella testa e nel cuore“. Come diceva Newton, “ad ogni azione corrisponde una reazione” che però non è sempre immediata. Per Suad Amiry, “il mondo, di fronte alla crisi di rifugiati, deve chiedersi se non abbia sbagliato qualcosa. Cosa abbiamo fatto di sbagliato?” chiede al pubblico. E risponde velocemente: “le grandi potenze devono decidere: non possono pretendere di avere uno scambio (commerciale e non) con Africa e Medio Oriente e non volere la reciprocità; non volere quindi che gli africani vengano in Europa o in America. Che decidano: o si tagliano tutti i contatti o ci deve essere reciprocità!”

Proprio lei che un muro se l’è visto costruire davanti, sottolinea come il esso sia “inutile” e che la sua sola ragione di esistere è alimentare la paura”. Ecco, dice Suad Amary “la paura è l’unico motivo per cui possono fare e giustificare una guerra”.

Di parole ce ne sono anche per l’Italia, all’incontro nel soleggiato Museo Archeologico dell’Umbria. Alberto Rollo, scrittore e saggista italiano avverte: “siamo davanti a quella che qualche politico ha definito ‘deriva epocale’ rispetto al fenomeno migratorio. La nostra epoca è fatta di questo flusso ma si fa fatica ad accettare un momento storico in cui c’è una rottura di confini. Ci sono dei ‘muri’ fatti di opinioni e di comportamenti ma dentro questa deriva epocale ci sono uomini e donne fantastici che vanno a cercare la loro frontiera”.

(I muri, le frontiere, i confini sono stati costruiti per dividerci dall’altro, per dire “questo è mio e questo è tuo”. Per preservare la sicurezza. Ma quello che continuano a preservare intatto è invece la paura e lo status quo fatto di divisioni, incomprensioni, rifiuti. Il futuro della società è nella libera circolazione delle persone, nel diritto a cercare nuove esperienze e perché no, nuove vite, altrove.)

Photo credits: Pagina Fb di Encuentro
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