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Masood, da accolto a operatore dell’accoglienza

Tra le diverse occupazioni in cui può capitare di trovare lavoratori migranti, vi è il contesto dell’accoglienza. Da qualche tempo per gli italiani termini come ‘richiedente asilo’, ‘titolare di protezione internazionale’ o ‘rifugiato’ sono diventati più familiari, tuttavia, anche a causa di un’informazione spesso superficiale e di una xenofobia sempre più diffusa in Europa, raramente...

Tra le diverse occupazioni in cui può capitare di trovare lavoratori migranti, vi è il contesto dell’accoglienza.

Da qualche tempo per gli italiani termini come ‘richiedente asilo’, ‘titolare di protezione internazionale’ o ‘rifugiato’ sono diventati più familiari, tuttavia, anche a causa di un’informazione spesso superficiale e di una xenofobia sempre più diffusa in Europa, raramente si comprende quanto il variegato mondo dell’accoglienza rappresenti anche un’opportunità di lavoro. Tra coloro che lavorano nel settore troviamo non solo italiani ma anche immigrati di lunga data e migranti ex-beneficiari del sistema di accoglienza, che si trovano a lavorare così per lo stesso sistema che li ha aiutati.

Masood afghano, emigrato dopo la guerra, inizialmente fugge in Iran, dove riesce a evitare il rimpatrio solo perché, parlando molto bene la lingua farsi, viene in qualche modo scambiato per iraniano, pur senza documenti. Lì lavora nelle piantagioni di pistacchi. «Ero da un padrone – racconta a Umbria Integra –  che mi ospitava garantendomi un nascondiglio sicuro in cambio del mio lavoro». La vita in piantagione non offre però alcuna prospettiva, così decide di fare il grande passo e andare in città in cerca di fortuna. «Ho dovuto pagare la ‘mafia’ perché ero senza documenti e non potevo prendere il trasporto pubblico per spostarmi».

Dopo poco tempo Masood decide di partire nuovamente. Turchia, Grecia e poi Macedonia, da dove però viene subito rispedito in Grecia. Qui si guadagna da vivere lavorando ancora nell’agricoltura, raccogliendo arance e cipolle, ma è la zona tra la Macedonia e la Serbia il suo obiettivo, dove il passaparola descrive situazioni di vita accogliente.

Decide allora di attraversare il Paese, ma i soldi che gli chiedono sono troppi, anche perché la traversata è a piedi, lunga e molto rischiosa. Sceglie dunque l’Italia, una meta che non rientrava nbei suoi programmi. Sbarcato a Taranto, raggiunge Foggia e come richiedente asilo viene mandato ad Amelia, dove si improvvisa imbianchino, tagliaboschi, giardiniere, addetto alle pulizie. Tutti lavori in nero, la cui paga non supera mai i 20-30 euro al giorno.

Con il programma di inserimento lavorativo Garanzia Giovani entra in ARCI a fare il Servizio Civile.

«I miei amici sono andati tutti in Inghilterra e nemmeno io volevo restare in Italia – racconta Masood – ma una famiglia di Amelia mi ha praticamente ‘adottato’ iscrivendomi pure a scuola guida. L’italiano l’ho imparato così, per leggere il codice della strada». Ora Masood ha finito il Servizio Civile ed è un operatore di Arci solidarietà a Terni. Si occupa di aiutare chi, come lui, si trova si trova ad essere richiedente asilo, rifugiato o titolare di protezione internazionale.

Grazie Masood per aver raccontato un po’ di te.

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