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Lavorare nell’accoglienza al femminile

Intervista a Valentina Chiocchi, operatrice dell’accoglienza a Foligno   Raccontarci la tua esperienza come operatrice dell’accoglienza per donne migranti? Cidis Onlus a Foligno ha ospitato e ospita diverse donne adulte, provenienti in prevalenza dalla Nigeria, Costa d’avorio, Gambia, Somalia. L’accoglienza, dal punto di vista femminile è un mondo ampio ed alcune questioni sono al centro...

Intervista a Valentina Chiocchi, operatrice dell’accoglienza a Foligno

 

Raccontarci la tua esperienza come operatrice dell’accoglienza per donne migranti?

Cidis Onlus a Foligno ha ospitato e ospita diverse donne adulte, provenienti in prevalenza dalla Nigeria, Costa d’avorio, Gambia, Somalia. L’accoglienza, dal punto di vista femminile è un mondo ampio ed alcune questioni sono al centro del nostro operato. Ad esempio alcune di queste donne hanno subito mutilazioni dei genitali femminili (MGF), un tema centrale in questo tipo di accoglienza  sul quale è importante riconoscere l’importanza di una formazione… sbaglia chi pensa di conoscere l’argomento in maniera esaustiva perché ogni volta ti capitano esperienze diverse. Io ho potuto approfondire le varie tipologie di modificazione che vengono praticate, grazie al sostegno e agli incontri avuti con le antropologhe del Centro Umbro di Riferimento per lo studio e la Prevenzione delle Mutilazioni Genitali Femminili che fa capo alla Fondazione Celli.

 

Esistono sul territorio centri o realtà specializzate nel trattamento di queste situazioni?

L’equipe medica del Consultorio Subasio di Foligno che visita le ragazze è anche preposto all’individuazione delle varie tipologie di MGF. C’è da dire che i servizi si stanno preparando al rapporto con questi nuovi beneficiari, inserendo nuove figure all’interno del loro servizio e approfondendo la comprensione di fenomeni complessi come la tratta, lo sfruttamento sessuale, le MGF. Per supportare le ragazze in accoglienza, il Consultorio offre varie possibilità, è prevista anche la consulenza dell’assistente sociale e del mediatore. È importante, però, che la mediatrice conosca la lingua madre, perché non sempre le beneficiarie parlano l’inglese fluentemente. La lingua madre apre alla possibilità di scoprire un mondo che resterebbe altrimenti sconosciuto. Nell’individuazione delle varie tipologie di MGF si fa riferimento anche al Consultorio di Perugia dove c’è una ginecologa esperta in materia.

Ultimamente inoltre si sta costruendo e consolidando un rapporto di collaborazione con il servizio sanitario territoriale anche grazie ad incontri formativi organizzati con le ragazze in accoglienza. L’obiettivo degli incontri è quello di presentare il servizio socio sanitario gratuito presente sul territorio che opera nell’ambito della prevenzione, salvaguardia dello salute psico-fisica della donna, della coppia e della famiglia e nel quale si affrontano i problemi connessi alla procreazione responsabile, alla gravidanza e alla sessualità. Le ragazze, affianco alla sensibilizzazione sulle MGF, vengono informate sui metodi contraccettivi e i rischi legati alle malattie sessualmente trasmissibili. In una serie di appuntamenti il personale del Consultorio mostra e spiega quali sono i metodi contraccettivi, evidenziando e prestando una particolare attenzione alle strategie di prevenzione.

 

Quante sono le donne in accoglienza che hanno subito MGF o infibulazione?

Cidis Onlus, nella sua pratica di accoglienza, ha rilevato che un numero abbastanza alto di donne richiedenti asilo e rifugiate sono vittime di MGF e per questo ha approfondito metodi di intervento per garantire loro il supporto di cui necessitano. E’ una tematica complessa e cercando di capire è importante sapere che non si può semplificare tutto in tradizione, pratiche religiose o etnia di appartenenza della persona. Il fenomeno è legato ad una varietà di modi diversi di vedere il mondo, alla concezioni dei rapporti di genere, alla gestione (e controllo) della sessualità.

 

Sono molte le donne vittime di tratta?

Non posso darne una misura precisa, la tratta degli esseri umani è un fenomeno in continua evoluzione. Le nostre beneficiarie sono spesso donne passate o rimaste per lunghi periodi in Libia e questo, messo assieme ai racconti che ci fanno di traumi, torture e violenze subite, può sicuramente far pensare al fenomeno della tratta.

 

Come entrano in contatto con i servizi di accoglienza?

Le vie attraverso cui arrivano nei centri di accoglienza sono sempre diverse. Molte sin dallo sbarco vengono assegnate a un determinato centro di accoglienza, altre si disperdono e finiscono in strada e poi in Questura fanno richiesta di protezione internazionale. Non sempre sanno che possono essere aiutate a cambiare vita e c’è bisogno di un supporto per affrontare il difficile percorso di allontanamento dallo sfruttamento.

Il nostro compito è far capire loro che ci sono altre possibilità, un altro modo per andare avanti, perché loro ne conoscono solo uno e spesso non non vedono altre strade da percorrere. Il colloquio individuale diventa un fondamentale strumento d’aiuto se strutturato nella giusta maniera e se pensato su misura per lo scopo che si vuole raggiungere.

Ovviamente non siamo noi a poterle salvare, si salvano dal traffico solo se lo vogliono davvero e se si riescono ad attivare tutti i servizi preposti. Nei nostri centri di accoglienza possono affidarsi ad un operatore che le ascolta e cerca di comprendere quali siano le loro passioni o interessi, puntando molto sull’idea di autonomia.

 

E i risultati di questo incontro e confronto danno buoni frutti?

Cidis Onlus nel suo lavoro punta su una comunicazione positiva, con un’attenzione interculturale, consapevole che non è sempre così facile instaurare un rapporto di fiducia immediata con le beneficiarie perché spesso viene a crearsi una paura del cambiamento. Ci vuole comunque tempo per instaurare un rapporto di fiducia, fondamentale allo sviluppo di ogni percorso individuale… pazienza, speranza e impegno per il futuro ci guidano nel nostro lavoro quotidiano.

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