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La storia di Maria, dall’Ecuador a Perugia

Il mio nome completo è Ana Maria R. G., ma tutti qui in Italia mi chiamano solamente Maria. Vengo da Quito, la capitale dell’Ecuador, dove sono nata e ho sempre abitato. Lì si trova tutta la mia famiglia: mio marito, i miei cinque figli e otto nipoti.   Nel 2009 sono arrivata dal mio Paese...

Il mio nome completo è Ana Maria R. G., ma tutti qui in Italia mi chiamano solamente Maria. Vengo da Quito, la capitale dell’Ecuador, dove sono nata e ho sempre abitato. Lì si trova tutta la mia famiglia: mio marito, i miei cinque figli e otto nipoti.

 

Nel 2009 sono arrivata dal mio Paese direttamente a Perugia. Non ho abitato in nessun’altra città italiana. Mi sono trasferita proprio qui perché una mia parente, arrivata qualche tempo prima di me, mi aveva aiutata a trovare un lavoro. Così, grazie alla sua collaborazione, sono arrivata in Italia con un contratto firmato prima ancora di trasferirmi. L’impiego che avevo trovato era quello di badante di un anziano signore.

 

Ero contenta di essere riuscita a trasferirmi in Italia. Le condizioni di vita in Ecuador erano molto precarie e lo sono ancora. Sia io che mio marito, così come i miei figli una volta diventati grandi, abbiamo sempre lavorato duro ma purtroppo senza ottenere niente di stabile e nessuna tutela. Nel mio Paese la maggior parte delle persone vivono alla giornata, perché i lavoratori non sono protetti da contratti e i loro diritti non vengono considerati. Con quello che si riesce a guadagnare si può tirare avanti, ma garantire la possibilità di studiare ai propri figli richiede sacrifici grandissimi, anche perché il servizio scolastico, seppure sia pubblico, richiede dei costi che lo Stato non copre. Lo stesso vale per la sanità e per altri servizi pubblici. Devo riconoscere che quando ero bambina si viveva meglio. Invece, specialmente da quando l’Ecuador ha abbandonato la moneta nazionale, il Sucre, e ha adottato il Dollaro, la povertà è cresciuta e si è diffusa moltissimo, sempre di più!

 

A Quito ho fatto tanti lavori diversi. Mentre mio marito è sempre stato un falegname, io ho lavorato come assistente agli anziani e ai bambini, oltre che come dipendente domestica.

Qui a Perugia ho sempre lavorato come badante. Il mio primo incarico, purtroppo, è durato solo pochi giorni perché il signore che mi aveva assunta è deceduto solo qualche giorno dopo il mio arrivo. Però la fortuna mi ha accompagnata e da lì in avanti ho sempre trovato nuovi lavori. In alcuni periodi ho avuto incarichi brevi, mentre in altri sono rimasta a lavorare nella stessa famiglia per anni. Ad esempio, ho lavorato per ben sette anni nella zona di Montegrillo e adesso lavoro per una signora che assisto già da quattro anni a Ponte San Giovanni.

 

Qualche anno fa ho scoperto di avere un tumore al seno. Così, nel 2017 sono stata operata all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia.

Ora seguo una terapia che mi è stata assegnata e ogni sei mesi faccio una visita di controllo. Non è stato facile affrontare la malattia trovandomi così lontana dai miei parenti. Da quando mi ero trasferita in Italia non ero ancora tornata a trovarli, così appena mi sono sentita meglio ho affrontato il viaggio per rivederli e anche per tranquillizzarli rispetto al mio stato di salute.

Mi sento molto riconoscente per l’assistenza che ho ricevuto da parte del sistema sanitario pubblico italiano. Qui sono stata operata e vengo curata e seguita da diversi medici. Se mi fossi trovata nel mio Paese probabilmente non sarei sopravvissuta alla malattia.

 

La mia vita a Perugia ruota soprattutto intorno al lavoro. Nel tempo libero frequento altre persone ecuadoriane, sia parenti che amici conosciuti qui. C’è anche una comunità ecuadoriana che organizza perlopiù celebrazioni di feste religiose. A volte mi riunisco anche con loro ma non così spesso.

 

Il mio progetto per il futuro è quello di continuare ad aiutare economicamente la mia famiglia, permettere ai miei nipoti di concludere gli studi superiori e, se possibile, mettere qualcosa da parte per riuscire un giorno a comprare una casa in Ecuador, dove poter trascorrere la vecchiaia con i miei cari.

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