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La mediazione professionale per migliorare l’accoglienza

Parlare di migrazione significa anche parlare di mediazione linguistico culturale. L’ obiettivo di questa attività è consentire una comunicazione e un  dialogo tra società di accoglienza e migranti per rafforzare la conoscenza di diritti e  doveri, garantire la giustizia sociale e tutelare la diversità. Da un lato, essa vuole  intercettare ed interpretare i bisogni e...

Parlare di migrazione significa anche parlare di mediazione linguistico culturale.

L’ obiettivo di questa attività è consentire una comunicazione e un  dialogo tra società di accoglienza e migranti per rafforzare la conoscenza di diritti e  doveri, garantire la giustizia sociale e tutelare la diversità. Da un lato, essa vuole  intercettare ed interpretare i bisogni e le domande dei migranti, dall’altro,  dare risposta alle istanze di Istituzioni e Amministrazioni nella gestione consapevole dei servizi offerti e dei rapporti reciproci.

Per saperne di più su questa attività, abbiamo fatto qualche domanda al docente del corso di formazione professionale per mediatori sviluppato nell’ambito del progetto Puzzle, Abderamane Berthet.

Secondo il docente, Puzzle  è stato determinante per facilitare la comprensione del ruolo delle Prefetture e degli assistenti sociali. Il corso di formazione ha permesso ai partecipanti (e non solo) di chiarire la differenza fra mediatore e interprete linguistico, i doveri della figura del mediatore e il suo ruolo che non è quello di …”risolvere i problemi”.

Tra le competenze più importanti che un mediatore dovrebbe acquisire, infatti,  ci sono “la sospensione del giudizio e l’empatia”, dice Abderamane.

“Ascoltare diventa essenziale, non bisogna mai criticare. Un mediatore, prima di tutto, non deve giudicare ma contribuire a dare un’armonia”.

Il docente puntualizza come finora, il mediatore sia stato utilizzato solo come ‘pronto soccorso’ da molte associazioni. La sua figura, andrebbe invece resa disponibile nei servizi chiave (soprattutto in quelli socio sanitari) coinvolti nel processo di accoglienza per garantire la comprensione e l’aiuto reciproco.

Proprio a questo proposito, Abderamane si auspica che nel futuro, sia le autorità regionali sia il nuovo Governo, si focalizzino sull’importanza di questa figura e continuino ad investire nella sua formazione, vera sfida del futuro dell’accoglienza e della condivisione di esperienze.

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