Di immigrazione l’Italia ne parla…male

Martedì 11 dicembre a Foligno è stato presentato il XXVII Rapporto Immigrazione Caritas Migrantes (RICM) 2017-2018,”Un nuovo linguaggio per le migrazioni” dossier che da oltre 25 anni analizza il fenomeno migratorio su scala nazionale nelle sue molteplici dimensioni, offrendo spunti di importante riflessione soprattutto dal punto di vista sociale. Abbiamo voluto concentrarci su due aspetti di...

Martedì 11 dicembre a Foligno è stato presentato il XXVII Rapporto Immigrazione Caritas Migrantes (RICM) 2017-2018,”Un nuovo linguaggio per le migrazioni” dossier che da oltre 25 anni analizza il fenomeno migratorio su scala nazionale nelle sue molteplici dimensioni, offrendo spunti di importante riflessione soprattutto dal punto di vista sociale. Abbiamo voluto concentrarci su due aspetti di particolare rilevanza per l’anno preso in considerazione: il ruolo dell’informazione e la politica europea. Con un occhio all’Europa e uno ai telegiornali nazionali, proviamo a fare il punto.

L’informazione non ha contribuito ad alleviare la ‘paura’, anzi

La fotografia scattata dal dossier mette in luce alcuni aspetti importanti del fenomeno migratorio in Italia, o meglio di come viene percepito. L’informazione che ne è stata data è aumentata di molto e occupa oggi gran parte dei palinsesti. Secondo il rapporto, nel corso del 2017 il 40% dei telegiornali di prima serata si è soffermato sull’aumento degli sbarchi sulle coste italiane., sugli arrivi e sulla cosiddetta ‘crisi migratoria’.

Un 34% dei servizi dei TG è stato dedicato a notizie che mettevano in relazione immigrazione, criminalità e sicurezza, mentre solo un 11% ha riguardato il mondo dell’accoglienza contribuendo alla narrazione positiva del fenomeno. Secondo un grafico che prende in esame i termini più utilizzati nei titoli dei quotidiani dal 30 gennaio al 28 febbraio 2018, in pole position ci sono  ‘Salvini’ e ‘migrare’ (che ricorrono rispettivamente 23 e 20 volte), seguono ‘Macerata’ (19), ‘razzista’ (14), ‘immigrato’ (13) e ‘odio’.

A dimostrare come la comunicazione sia in grado di influenzare la percezione dell’immigrato in Italia, interviene questo grafico che disegna un rapporto diretto tra l’aumento delle notizie sulla migrazione e quello della percezione dell’immigrato come minaccia alla sicurezza. Paradossalmente, un certo tipo di informazione non ha diminuito le paure degli italiani: al contrario le ha alimentate ben oltre la realtà dei fatti.

Il trend che vede il migrante come una minaccia alla sicurezza nazionale risulta in crescita costante a partire dal  2013. In particolare però, ci colpisce sicuramente il dato relativo al 2015 dove ad un aumento esponenziale – un + 2994 – delle notizie sull’immigrazione corrisponde una percezione della minaccia più elevata (33%).

 

Che fare dunque? Il rapporto ci fornisce qualche spunto interessante. Risulta necessario infatti ripensare l’informazione per la migrazione, produrre un nuovo linguaggio per raccontare le migrazioni. Nella parole di Mario Morcellini, Commissario AGCOM, la vera sfida non è la questione migratoria ma saper rappresentare l’altro da parte dei mezzi di comunicazione. Nonostante la realtà sia fatta anche di esempi positivi in tema di accoglienza e integrazione, i media  hanno continuato a propendere per le bad news. “Soggetti passivi, i migranti finiscono per subire una narrazione di cui sono attori ma mai protagonisti” – aggiunge Morcellini – e sottolinea come l’uso indiscriminato di espedienti narrativi stereotipati da parte dei media continui a infrangere quella ‘promessa’ di raccontare la realtà che è il vero obiettivo dei mezzi di informazione in una democrazia.

Tra gli elementi che possono aiutare gli operatori della comunicazione ci sono sicuramente i dati e i numeri, le evidenze empiriche, la contestualizzazione di certi avvenimenti. In caso contario, il pericolo è di trasformare – conclude Morcellini – “i fatti in veleni che intossicano la società in qualcosa che, alla lunga,  compromette l’autonomia dell’informazione stessa”. Guardiamoci da questo pericolo allora, quando comunichiamo su temi delicati come la migrazione facciamolo aiutandoci con i numeri, facendo fact-checking (qui alcuni consigli) utilizzando al meglio l’universo di informazioni di cui oggi disponiamo anche grazie alle risorse web.

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