Il Dìa de Muertos: il Giorno dei morti messicano che celebra la vita

I giorni a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre sono per molti delle festività conosciute e a volte molto sentite, con radici culturali vecchie di secoli. Negli Stati Uniti la notte tra il 31 e il primo novembre è Halloween, riprendendo una festività nata tra i Celti irlandesi prima dell’evangelizzazione dell’isola;...

dia de muertos

I giorni a cavallo tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre sono per molti delle festività conosciute e a volte molto sentite, con radici culturali vecchie di secoli. Negli Stati Uniti la notte tra il 31 e il primo novembre è Halloween, riprendendo una festività nata tra i Celti irlandesi prima dell’evangelizzazione dell’isola; il primo giorno del mese per i Paesi cattolici è la festa di Ognissanti, che ad esempio in Italia è giorno non lavorativo, e che i credenti hanno iniziato ad osservare fin dal IV secolo.

In varie regioni del Messico, invece, la festa principale cade il 2 novembre, giorno del coloratissimo Dìa de Muertos (in italiano “Giorno dei morti”). È una festa cristiana, che però risale ad un periodo di molto precedente alla fede praticata dalla maggioranza dei messicani, quello dei popoli mesoamericani di Teotihuacan e dei popoli mexicas, tra cui gli aztechi.

“A parte l’aspetto culturale”, ci spiegano Clàudia Ramìrez e Lydia Espinoza dell’associazione Amar a Mexico, a Perugia per la tappa perugina della loro sfilata in onore del Dìa de Muertos, “quello che è importante è ciò che trasmetti alle persone in questo giorno, ovvero che le anime ritornano tra noi. Abbiamo conosciuto una signora, ci ha chiesto se la nostra sfilata era per il giorno dei morti. ‘Certo’ le abbiamo detto; ‘E l’anima di chi muore torna? Mia figlia è morta da poco, volevo sentirla di nuovo con me’. Nel Dìa de Muertos non si pensa alla morte, ma si celebra la vita.”.

Il 2 novembre è infatti il giorno in cui il mondo dei defunti e quello dei viventi si avvicinano, rendendo possibile per i defunti tornare e festeggiare con i propri cari: i cimiteri accolgono i famigliari dei trapassati, e le tombe vengono adornate con candele, fiori, e cibo per i loro occupanti.

Una parte fondamentale della tradizione riguarda gli altari in onore del defunto, che le famiglie approntano in casa. “Riprendendo la tradizione pre-cristiana, gli altari che prepariamo per il giorno dei morti sono a più piani, per simbolizzare i vari livelli tra il mondo dei morti, sottoterra, ed il cielo. Vengono aggiunti oggetti che simboleggiano i quattro elementi: (l’acqua, la terra, l’aria e il fuoco, di solito con una candela) e il sale, che rende possibile il cammino dei defunti dall’Aldilà”.

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“A tutto questo viene aggiunto anche offerte per il defunto, la sua foto, cibo, acqua e fiori. Molto importante nell’altare è anche la finestra attraverso cui l’anima passa: se la carta velina che la copre si muove, vuol dire che l’anima sta tornando a casa”.

 

Il Dìa de Muertos è un giorno di festa e di vita, come testimoniano i tanti colori che lo caratterizzano. Questo non vuol dire che i simboli riguardanti la morte siano assenti, anzi: teschi (decorati a colori vivaci, o di zucchero) e scheletri sono ad esempio molti popolari ed utilizzati durante tutti i festeggiamenti.

È essenzialmente uno scheletro anche il costume tradizionale più riconoscibile del Giorno dei Morti messicano, la Catrina, uno scheletro di donna vestito secondo la moda elegante del primo Novecento. Divenuta famosa con un murales del 1946 del pittore messicano Diego Rivera, ora è un travestimento pressoché immancabile in qualsiasi parata e festeggiamento in onore del Dìa de Muertos e del Tzintzintzan, la “Notte delle Anime”.

È proprio la Catrina il personaggio principale delle sfilate organizzate da Amar a Mexico nelle varie città italiane: “Gli abiti per i travestimenti sono fatti dall’associazione, così come il trucco. Questa è la terza edizione di La Catrina in Italia, ma è la prima in cui ci sposteremo per tutto il Paese, da Sud a Nord, anche grazie al patrocinio dell’Ambasciata Messicana in Italia. Abbiamo iniziato il 13 ottobre a Reggio Calabria, poi a Trani, Napoli con il rappresentante del console messicano e con la numerosa comunità messicana locale, e Roma. Dopo Perugia, fino al 13 novembre ci sposteremo di città in città, a Milano, Torino, Brescia, Verona, Venezia, Firenze, Roma, e Genova. Un calendario molto fitto, ma è anche una bella esperienza, per far conoscere la cultura del Messico e la bellezza di questa tradizione”.

 

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