I numeri della sanatoria 2020

Sono molti, leggendo i giornali e le testate online (per tacere dei social network), i commentatori che cassano senza se e senza ma la cosiddetta “Sanatoria 2020”. Questo per una serie di ragioni. Le primissime critiche sul cosiddetto “Decreto rilancio” dello scorso 19 maggio, che andavano nel merito di una misura che avrebbe avuto effetti...

sanatoria 2020 agricoltori foto: Alfonso Di Vincenzo/Kontrolab/Ipa

Sono molti, leggendo i giornali e le testate online (per tacere dei social network), i commentatori che cassano senza se e senza ma la cosiddetta “Sanatoria 2020”.

Questo per una serie di ragioni. Le primissime critiche sul cosiddetto “Decreto rilancio” dello scorso 19 maggio, che andavano nel merito di una misura che avrebbe avuto effetti solo su un 40% del totale degli irregolari in Italia, hanno lasciato il campo a quelle riguardanti il numero effettivo delle domande presentate, chi effettivamente l’abbia presentate, e gli episodi di storture della procedura a vantaggio di imprenditori senza scrupoli.

La regolarizzazione, pensata per gli irregolari impiegati in agricoltura, nella pesca, nell’allevamento, nel lavoro domestico e di assistenza familiare, è stata infatti comunemente percepita come una misura in primo luogo per i braccianti agricoli, come se per le altre categorie non valessero le stesse motivazioni non soltanto umanitarie, ma anche sanitarie, di sicurezza, economiche e sociali. I dati nazionali dicono invece che a fare più utilizzo dello strumento sono stati i lavoratori domestici irregolari: circa il 90%, secondo i dati riportati da Il Giornale e da La Stampa, che puntano il dito anche sui numeri abbastanza scarsi, rispetto alle aspettative, registrati del Ministero fino al 31 luglio.

Se di 600mila irregolari in Italia sono solo poco meno di 150mila a presentare la domanda, vuol dire che effettivamente qualcosa non abbia funzionato. Per le testate sopra citate (come per altre) non è stato altro che un grande “flop”, che ha di fatto confermato le preoccupazioni avanzate anche dagli addetti i lavori su una possibile occasione mancata se non sull’iniquità della misura scelta.

I numeri in Umbria

Restiamo in tema per parlare delle cifre registrate nella nostra Regione. Sono state 2.057 le domande presentate in Umbria, secondo i dati forniti dal ministero dell’Interno per la gran parte di esse in provincia di Perugia (1.651, oltre l’80 per cento).

La domanda di regolarizzazione poteva essere effettuata per l’emersione di lavoratori in ambito domestico, colf e badanti, e per quelli subordinati operanti nei settori dell’agricoltura, dell’allevamento e della zootecnia, della pesca e dell’acquacoltura. La stragrande maggioranza delle domande, 1.744, ha riguardato lavoratori e lavoratrici che operano come colf e badanti. Le restanti 313 domande sono state volte alla regolarizzazione di lavoratori e lavoratrici operanti principalmente nel settore dell’agricoltura.

Le incidenze dei due settori ricalcano fedelmente la tendenza a livello nazionale: anche in Umbria l’85 per cento delle domande ha riguardato la regolarizzazione di colf e badanti e il restante 15 per cento i lavoratori subordinati degli altri settori previsti dal decreto. L’incidenza delle domande umbre rispetto al totale italiano è invece dell’1 per cento. In tutto il paese sono state inviate 207.542 domande – 176.848 per lavoro domestico e 30.694 per lavoro subordinato – il 54 per cento in più rispetto a quelle dell’ultima sanatoria del 2012. I lavoratori e le lavoratrici più rappresentati nell’ambito del lavoro casalingo sono stati di nazionalità ucraina, mentre per quanto riguarda il lavoro subordinato la nazionalità più ricorrente è quella albanese.

La regione da cui sono provenute il maggior numero di domande per la regolarizzazione del lavoro casalingo è stata la Lombardia con 47.357, il 26,7 per cento del totale, di cui 22.122 solo nella provincia di Milano. Per quanto riguarda il lavoro subordinato, la regione con più domande è stata la Campania con 6.962 richieste di regolarizzazione, di cui 2.904 in provincia di Caserta.

Il Decreto rilancio prevedeva anche la possibilità di richiedere un permesso di soggiorno temporaneo di sei mesi per la ricerca di lavoro. Le richieste in Umbria sono state 160, 115 nella provincia di Perugia, che è risultata la 38esima in Italia, i restanti 55 nel comprensorio ternano, che è risultato 75esimo nella graduatoria nazionale.

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