“Exit West”, ovvero le migrazioni tra fantasia e realtà

Girava voce che ci fossero porte capaci di trasportarli in altri luoghi, anche molto remoti, lontano dalla trappola mortale in cui si era trasformato il loro paese. […] Quasi tutti le consideravano voci prive di fondamento, sciocche superstizioni. Eppure quasi tutti avevano cominciato a guardare le proprie porte in modo un po’ diverso. Saeed è...

Exit West
Girava voce che ci fossero porte capaci di trasportarli in altri luoghi, anche molto remoti, lontano dalla trappola mortale in cui si era trasformato il loro paese. […] Quasi tutti le consideravano voci prive di fondamento, sciocche superstizioni. Eppure quasi tutti avevano cominciato a guardare le proprie porte in modo un po’ diverso.

Saeed è un ragazzo timido e goffo, che aspetta giorni prima di parlare con la ragazza che l’ha colpito durante una lezione; Nadia è una ragazza indipendente e forte, che ha lasciato la sua casa e i suoi genitori per vivere da sola, in una società che mal sopporta individualismi del genere da parte di una donna. Vivono nella stessa città, in un Paese non meglio specificato ma sicuramente a maggioranza musulmana. Quello che sappiamo, invece, è che prima lo Stato, poi la città dei protagonisti, cadono nella follia della guerra civile. E che, inspiegabilmente, in tutto il mondo appaiono delle porte che superano i confini tra uno Stato e l’altro, che permettono di viaggiare da una parte all’altra del mondo, senza sapere però la destinazione finale. Ed è proprio attraverso queste porte che i due giovani decidono di sfidare il destino e scappare dalla guerra.

Queste sono le premesse di Exit West, libro del 2017 del pakistano Mohsin Hamid, un romanzo che racconta la realtà della migrazione, concentrandosi però non tanto sul viaggio in sé (grazie all’espediente delle “porte”) quanto sui rapporti tra gli esseri umani in una realtà in cui la migrazione non è una situazione eccezionale ma la normalità, in cui spostarsi, per una ragione o per l’altra, è inevitabile, come anche la necessità di integrare ed integrarsi in società diverse da quelle del Paese da cui si è partiti.

“Exit West” è un romanzo relativamente breve, tra il realistico e il fantastico, lungo appena 150 pagine da leggere secondo due chiavi di lettura: una storia d’amore che cerca di resistere a tutte le prove che il mondo gli mette davanti, tra fame, paura e odio degli indigeni; ma anche una storia di migrazione che è insieme metafora e semplificazione di una realtà molto più ampia, contemporanea e sempre più attuale.

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