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Dossier Statistico Immigrazione 2017

Dati e narrazioni alternative del fenomeno migratorio   La presentazione della 27 ª edizione del Dossier Statistico Immigrazione 2017 , testo curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS con il Centro Studi Confronti, con il sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa valdese: Unione delle chiese metodiste e valdesi e con la collaborazione dell’UNAR, si è...

Dati e narrazioni alternative del fenomeno migratorio

 

La presentazione della 27 ª edizione del Dossier Statistico Immigrazione 2017 , testo curato dal Centro Studi e Ricerche IDOS con il Centro Studi Confronti, con il sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa valdese: Unione delle chiese metodiste e valdesi e con la collaborazione dell’UNAR, si è tenuta venerdì 27 novembre a Palazzo, Donini, a Perugia.

L’evento è stato aperto dai Saluti Istituzionali di Alessandro Maria Vestrelli, Dirigente Regione Umbria, che ha voluto ricordare come sia stata recentemente approvato dall’Assemblea Regionale il nuovo Piano Sociale Regionale, in cui la questione migratoria è trattata con particolare attenzione, nel tentativo di dare indirizzi precisi rispetto alla gestione di questo fenomeno.

Il pastore Pawel Gajewski per la Chiesa valdese con parole chiare ha esordito affermando che “Quando si parla di migrazioni dico molto volentieri che il principale titolo che ho per parlare di questi argomenti è che anche io sono un immigrante” in un momento in cui in Europa dell’Est si diffondono atteggiamenti sempre più di chiusura e rifiuto della diversità, in particolare religiosa. “È il terzo anno consecutivo che la tavola Valdese ha deciso di sostenere questo progetto come segno di attenzione alla situazione che stiamo vivendo”, la Chiesa Valdese a ciò che i flussi migratori portano, risponde con un gesto di accoglienza e attraverso fatti concreti.

Ugo Melchionda, presidente dell’IDOS, ha attaccato la narrazione superficiale a cui spesso si ricorre, nel dibattito pubblico o nel mondo dell’informazione. “Oggi abbiamo una narrazione della migrazione che è emergenzialista, anti-umanitarista” ha detto a proposito anche della tendenza a rappresentare l’Italia come una nazione “vittima” di questa situazione. “Il nostro paese è effettivamente uno dei paesi europei ad alto tasso di immigrazione, ma questa è una condizione condivisa con paesi come la Germania, la Francia, il Regno Unito o la Spagna. Piuttosto si pongono questioni urgenti ai quali dare risposta: sta aumentando in Italia il numero di persone a cui viene rifiutata una qualsiasi forma di protezione internazionale, persone che avrebbero l’obbligo di lasciare il paese e che diventano fantasmi sociali, non sanno dove andare o a chi rivolgersi”.

La narrazione che descrive la persona immigrata come un potenziale competitor sul mercato del lavoro per il cittadino italiano, va ribaltata per invece portare l’attenzione sul valore del potenziale straniero nell’apertura di nuovi mercati. Gli immigrati sono un ponte per la piccola e media impresa italiana verso i paesi di origine di cui conoscono la lingua e in cui hanno reti sociali, facendo arrivare i prodotti e i servizi italiani in posti in cui il nostro piccolo imprenditore tipico non penserebbe mai di spostarsi. L’Italia potrebbe così tornare ad essere un centro fiorente di commercio internazionale.

Esiste, inoltre, una forte segmentazione del mercato del lavoro su base etnica; il 38% della popolazione immigrata in Italia è sovra istruita rispetto al lavoro svolto, il che significa che il nostro paese sta sprecando queste risorse umane. “Abbiamo tecnici e li trasformiamo in colf, abbiamo ingegneri e li trasformiamo in lavoratori agricoli.”

Secondo le stime esposte da Melchionda, l’Italia spende per la popolazione immigrata 16 miliardi di euro, comprensivi dei costi dei servizi sanitari, dell’istruzione, della giustizia e dei rimpatri, e ne ricava– tramite contributi Irpef e altre tipologie di introiti – 18 miliardi: 2 miliardi, quindi, costituiscono entrate nette per il paese.

Altri dati emersi: ad oggi i matrimoni misti in Italia sono quasi il 10% e il 15% circa dei nuovi nati sono figli di due genitori immigrati. Tra i soli extracomunitari, il 60% ha un permesso stabile, il che significa che queste persone vivono in Italia da almeno 5 anni, hanno un reddito, una casa e sono “nell’anticamera della cittadinanza”. Ci sono poi 150.000 casi di permessi di soggiorno scaduti e non rinnovati: il più delle volte si tratta di persone che hanno perso un ancoraggio con l’inserimento e l‘integrazione. Quanto agli “immigrati irregolari” non esiste dato certo. Quelli che la stampa nazionale definisce clandestini, nella maggior parte dei casi non lo sono, perché sono stati portati qui dalle navi italiane o da quelle di Frontex o delle ong e quindi, di fatto, non si tratta di persone entrate clandestinamente nel paese. “Spesso poi, finché non viene deciso il loro status, sono richiedenti asilo, ovvero persone che per le convenzioni che abbiamo firmato siamo obbligati ad accogliere e che molte volte accogliamo in maniera inadeguata”, ha precisato Melchionda, che ha poi accennato al contributo della popolazione straniera in Italia in ambito culturale. Sono circa 15.000 gli autori che scrivono in italiano ma provengono da altre culture, contribuendo all’avanzamento della letteratura e all’arricchimento della lingua italiana.

Quanto alla questione religiosa e alla presenza di musulmani in Italia, “è una balla bella e buona che siamo invasi dai musulmani, che sono appena 1/3 degli immigrati arrivati” e ha aggiunto che il 51% degli immigrati in Italia sono cristiani.

Quanto alla criminalità e al dato secondo cui, negli ultimi dieci anni, gli stranieri sono stati  denunciati in una misura maggiore rispetto agli italiani, Melchionda fa notare come questa informazione sia incompleta, in quanto non considera il dato demografico. In questi 10 anni, infatti, l’Italia ha visto un andamento demografico decrescente, mentre la popolazione immigrata è raddoppiata. “Se potessimo analizzare il dato basandoci solo sugli immigrati regolari scopriremmo che il tasso di delinquenza degli immigrati è la metà di quello degli italiani”, ma a questi dati e alla contestualizzazione delle informazioni spesso i media non pagano la dovuta attenzione. Melchionda conclude il suo intervento con le parole di don di Liegro: “non ci sono invasori, non ci sono vittime, non incombe una condanna alla catastrofe, il futuro dipende da noi e dal nostro spirito di collaborazione con i paesi in via di sviluppo” e aggiunge “È questo il punto per cambiare la narrazione che si fa della migrazione”.

Eleonora Bigi e Francesco Francescaglia sono i redattori regionali del Dossier e il loro contributo si è concentrato principalmente sul capitolo umbro del Report.

“Quello che abbiamo cercato di fare io e il mio collega nel capitolo umbro del Dossier, è stato provare a dare una narrazione diversa dei processi migratori che coinvolgono l’Umbria. Melchionda ha parlato del grande intrico di norme che si susseguono a livello nazionale ed europeo ed è assolutamente vero. Io credo che sia necessario passare dall’intrico all’intreccio, intreccio di culture, somiglianze, che ogni persona può trovare dentro l’altro” ha esordito Bigi.

La Regione Umbria ha potuto contare su una valida rete di sussidiarietà nella gestione del fenomeno migratorio, e grazie alla collaborazione di enti locali, del terzo settore, del mondo dell’associazionismo, delle istituzioni nazionali come le prefetture, l’Umbria non ha subito grossi stress, essendo peraltro in grado di creare un’accoglienza diffusa sul territorio.

Bigi e Francescaglia hanno offerto all’uditorio una panoramica generale sulla situazione della popolazione immigrata in Umbria, facendo di questo fenomeno una narrazione puntuale e supportata dai dati, che approfondiremo in un secondo articolo dedicato alla nostra regione.

L’intervento dei due rappresentanti della Regione si è concluso con una menzione ad alcuni progetti, realizzati insieme a istituzioni scolastiche, università, comuni, terzo settore e associazioni  nell’ambito delle politiche di integrazione. Sono stati ben 11 i progetti finanziati dal nuovo fondo europeo FAMI (Fondo asilo migrazione e integrazione), per la Regione Umbria, un’ottima quota, anche rispetto ad altre regioni più grandi e popolose. In 6 progetti la Regione è capofila –  “Cic tu Cic!”, “Formare per Integrare”, “Nella Scuola Di Tutti”, “Passi”, “Umbria Integra – Comunicare una regione inclusiva” – e un progetto interregionale, al fianco di Campania e Puglia su antidiscriminazione – Net.Work – Rete Antidiscriminazione.

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