Donne migranti: riflessioni su antropologia e accoglienza

“Donne e saperi incorporati: sviluppare competenze antropologiche nel campo dell’accoglienza”: di questo si è parlato nel corso della XII edizione del progetto “Diritto di essere in Umbria”, promosso da Anci Umbria. Si è trattato di una giornata formativa sull’accoglienza di richiedenti asilo e di titolari di protezione internazionale, con un approccio antropologico, rivolto a operatori...

donne e saperi incorporati

“Donne e saperi incorporati: sviluppare competenze antropologiche nel campo dell’accoglienza”: di questo si è parlato nel corso della XII edizione del progetto “Diritto di essere in Umbria”, promosso da Anci Umbria.

Si è trattato di una giornata formativa sull’accoglienza di richiedenti asilo e di titolari di protezione internazionale, con un approccio antropologico, rivolto a operatori del settore, che si è svolta, lo scorso 13 Maggio, nella sala “Falcone Borsellino”, della Provincia di Perugia.

A tenere il corso, le due antropologhe Laura Cremonte e Selenia Marabello che hanno sottolineato l’importanza di una visione antropologica nell’affrontare la materia, per “(ac)cogliere le difficoltà dell’incontro fra persone con esperienze e background socio-culturali diversi”. Differenze ancor più marcate quando le beneficiarie delle azioni sono donne migranti: le rappresentazioni di genere veicolano immagini di vulnerabilità e di genitorialità che finiscono per orientare la relazione d’aiuto.

“Il sistema umbro di accoglienza – ha sostenuto la dott.ssa Cremonte – è considerato uno dei più interessanti. È basato su un’accoglienza diffusa sul territorio, con pochi grandi centri e una distribuzione di accoglienza di piccola dimensione, in cui si fa attenzione a preservare l’unità dei nuclei familiari. Con questa giornata formativa si è voluto portare all’interno di questa esperienza un approccio antropologico che offra a chi lavora in accoglienza una prospettiva attenta alle micro pratiche, a ciò che accade giorno per giorno nei centri di accoglienza e una prospettiva più macroscopica che aiuti ad avere una comprensione globale dei fenomeni migratori e del sistema dell’accoglienza in generale”.

Per la dott.ssa Marabello, la giornata è servita a “ragionare sulle donne migranti e sul sistema di genere. In particolare, come il genere codifichi le relazioni sociali, le asimmetrie di potere e come tenerne conto nell’accoglienza, guardando in modo non neutro chi arriva in accoglienza, senza facili classificazioni. Perché spesso si immagina che siano tutti uomini, mentre il tema delle donne sole e con bambini in accoglienza dà ulteriori elementi per fare una presa in carico efficace. Perché ciò accada, occorre avere conoscenze e competenze specifiche sui contesti di partenza, sulle relazioni di genere, sulle lenti con cui si leggono le dimensioni”. In sostanza, la giornata formativa è stata costruita “integrando saperi che arrivano dall’esperienza professionale con quelli che provengono dalla ricerca. Considerando che la ricerca scientifica e quella antropologica devono assolutamente trovare altre forme e linguaggi e le pratiche di accoglienza non possono farne a meno. Crediamo fortemente nella circolazione delle competenze professionali e scientifiche”.

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