Prossimi eventi

Deprecated: Il file /home/customer/www/umbriaintegra.it/public_html/wp-content/plugins/the-events-calendar/src/views/widgets/list-widget.php è deprecato dalla versione 5.13.0 senza alcuna alternativa disponibile. On version 6.0.0 this file will be removed. Please refer to https://evnt.is/v1-removal for template customization assistance. in /home/customer/www/umbriaintegra.it/public_html/wp-includes/functions.php on line 5579

Non ci sono eventi in arrivo al momento.

Donne in MediAzione – per una pace duratura

Il progetto DONNE IN MED(I)azione per una pace duratura,  si inserisce nell’ambito delle azioni di promozione dei diritti umani e di contrasto a ogni forma di discriminazione attraverso il sostegno ai processi di innovazione sociale promosse dal III piano d’Azione Nazionale (PAN 2016/2019), che costituisce il contributo del nostro Paese ad accrescere l’impegno delle Autorità italiane nell’attuazione delle Risoluzioni...

Il progetto DONNE IN MED(I)azione per una pace duratura,  si inserisce nell’ambito delle azioni di promozione dei diritti umani e di contrasto a ogni forma di discriminazione attraverso il sostegno ai processi di innovazione sociale promosse dal III piano d’Azione Nazionale (PAN 2016/2019), che costituisce il contributo del nostro Paese ad accrescere l’impegno delle Autorità italiane nell’attuazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in materia di Donne, Pace e Sicurezza. I partner del progetto sono l’Università degli Studi di Perugia e l’Associazione Culturale Fidem.

In ottemperanza alla Risoluzione 1325/2000 dalle Nazioni Unite, il progetto mette al centro la Donna come motore di sviluppo, dialogo, progresso, crescita e innovazione sociale, nell’ottica di una nuova prospettiva di genere per la promozione dei processi di pace e sicurezza nelle aree di crisi, affette da conflitti o nelle zone post-belliche. “Donne in MediAzione” prevede un corso di formazione incentrato sulla mediazione dei conflitti e destinato a 60 donne provenienti da Paesi Terzi del Mediterraneo, 30 in Umbria e 30 in Lazio. L’obiettivo è renderle “sentinelle di pace” e agenti attivi nelle azioni di peacekeeping e peacebuilding in assetti post-bellici.

La mediazione dei conflitti, infatti, prevede una figura professionale esterna ed imparziale, in grado di facilitare la comunicazione tra persone, gruppi e istituzioni, e di raggiungere soluzioni condivise dei problemi. Nel panorama delle nuove politiche pubbliche per l’immigrazione e in contesti caratterizzati dalla presenza di comunità diversificate, la mediazione rappresenta una buona pratica nei processi di interazione, trasformando il conflitto da problema che genera disagio e costi sociali ad opportunità di crescita individuale e comunitaria. Le pratiche di mediazione e gestione dei conflitti costituiscono una effettiva promozione della cultura di pace, che passa attraverso l’ascolto, la comprensione, il dialogo.

Alla professoressa Maria Caterina Federici del Dipartimento di Filosofia, Scienze Sociali, Umane e della Formazione, Coordinatrice Scientifica del progetto, abbiamo chiesto maggiori dettagli e approfondito alcuni aspetto di questa interessante iniziativa.

Gli obiettivi del progetto sono quelli di fare ricerca in un segmento particolare dell’immigrazione, quello delle donne rifugiate – precisa la prof.ssa Federici – settore particolarmente delicato che rimanda tutte le problematicità del fenomeno, segnatamente nel genere femminile. Le donne infatti, pur se motivate e forti nell’affrontare il percorso di migrazione scontano sulla loro pelle  l’emarginazione di genere particolarmente  dura nei contesti di provenienza, le violenze familiari, tribali, sociali ,di viaggio, la persecuzione tribale, di genere, familiare.

Il progetto si è prefissato di fare prima ricerca su due segmenti di donne rifugiate, uno di prima accoglienza ed uno di seconda generazione, a Roma e a Perugia, contesti regionali caratterizzati da tipologie di accoglienza  particolarmente interessanti.

Il contesto ha avuto una sua logica poiché il primo gruppo, donne con i segni, anche fisici, di un vissuto tragico e cariche di diffidenza ma pronte a mettersi in gioco se pur faticosamente ed il secondo gruppo, donne di seconda generazione, parzialmente o totalmente integrate ma con storie familiari e personali alle spalle che le accomunavano al primo, hanno potuto partecipare ad un percorso di analisi che ha permesso di elaborare un modello didattico di formazione per la figura del Mediatore Culturale che, in primis, acquisisce coscienza di sé e dei propri diritti e soltanto poi può aiutar la crescita e il processo di inclusione di persone che hanno vissuto esperienze simili.”

Perché il progetto mette al centro la ‘donna’ nel processo di mediazione?
“Il ruolo delle donne dei gruppi di simili, nelle famiglie, nelle relazioni amicali e sociali in genere, si configura contrassegnato da empatia ed emotività, elementi che favoriscono l’ascolto. La metodologia didattica adottata è stata inclusiva e non direzionale e ha mirato al coinvolgimento anche attraverso l’arte che permette di esprimere con il linguaggio del corpo emozioni, sentimenti, rimuovere blocchi, acquisire consapevolezze. La Fundamental Rights Agency (FRA) agenzia dell’ONU che si occupa dei diritti umani, ha apprezzato questo percorso invitandoci a presentare il video e le opere frutto del  lavoro svolto al corso di Roma e in quello di Perugia il prossimo 26 settembre.
“La figura del Mediatore – continua Federici – , è una figura professionale che opera nel campo dei diritti umani fondamentali  e risponde alla domanda di inclusione partendo dall’apprendimento delle norme e degli usi sociali e culturali del Paese di accoglienza per un migliore processo di interazione.
Il progetto si configura particolarmente importante in un momento sociale ,culturale e politico in cui sembrerebbe prevalere la logica amico/nemico e in cui la figura dell’immigrato viene caricata delle paure e delle insicurezze legate alle criticità del sistema occidentale. La  paura dell’Altro, dello Straniero, di colui/colei che mi abita vicino ma viene da lontano ,copre la paura  di perdere il lavoro, di ammalarsi, di perdere lo status sociale, di contrarre malattie ecc percepita come reale e amplificata dai Mass-Media.”

 

Related Posts
Leave a Reply
Newsletter