Come fare la domanda di regolarizzazione 2020

Dall’1 giugno 2020 è possibile inoltrare la domanda di regolarizzazione per colf, badanti e braccianti agricoli che hanno svolto fino a questo momento lavoro in nero poiché non in regola col permesso di soggiorno in Italia. Lo prevede una delle norme contenute nel cosiddetto Decreto rilancio, che punta alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri impiegati nei...

regolarizzazione 2020

Dall’1 giugno 2020 è possibile inoltrare la domanda di regolarizzazione per colf, badanti e braccianti agricoli che hanno svolto fino a questo momento lavoro in nero poiché non in regola col permesso di soggiorno in Italia. Lo prevede una delle norme contenute nel cosiddetto Decreto rilancio, che punta alla regolarizzazione dei lavoratori stranieri impiegati nei settori  indicati nell’allegato 1 del Decreto.

La modalità di presentazione delle domande va effettuata sul sito dell’INPS nel caso di regolarizzazione di lavoratori italiani o cittadini UE (seguendo le indicazioni dell’articolo 2 del Decreto), mentre per la regolarizzazione dei lavoratori stranieri si fa domanda:

  • nel portale Nullaostalavoro (fino al 15 luglio 2020) per i datori di lavoro che vogliano regolarizzare un lavoratore extracomunitario;
  • in Questura, per gli stranieri non lavoratori che vogliano richiedere un permesso temporaneo per la ricerca di lavoro.

Secondo le stime dovrebbero essere oltre duecentomila le persone interessate alla misura in tutto il paese, per un gettito complessivo nelle casse dello Stato di oltre cento milioni di euro. I contributi previsti per sanare le posizioni irregolari sono infatti di 500 euro a carico del datore di lavoro, e di 130 euro per il lavoratore.

Andiamo nel dettaglio dei due diversi iter previsti dalla norma che interessano gli extracomunitari presenti nel nostro Paese: uno per i datori di lavoro, l’altro per gli stranieri che cercano lavoro.

 

Per la regolarizzazione di un lavoratore extracomunitario irregolare (articolo 1)

Hanno la possibilità di assumere una persona straniera non in regola col permesso di soggiorno che già si trovi in Italia, oppure dichiarare un rapporto di lavoro subordinato irregolare in modo da sanare la propria posizione e quella dell’impiegato, i datori di lavoro che abbiano dichiarato:

  • un reddito imponibile di almeno 20 mila euro, per la regolarizzazione di un addetto al lavoro domestico;
  • un reddito imponibile o un fatturato (se si parla di società) di almeno 30 mila euro, per i lavoratori che rientrano negli altri settori.

Per quanto riguarda il lavoratore straniero, invece, i requisiti sono che:

  • sia stato fotosegnalato (“sottoposto ai rilievi fotodattiloscopici”) o abbia soggiornato in Italia prima dell’8 marzo 2020;
  • non abbia lasciato l’Italia dopo l’8 marzo 2020 (cosa comunque difficile, per via delle misure di lockdown e di limitazione degli spostamenti in vigore per gran parte di questo periodo), come dimostrato uno di questi documenti.

Come detto più sopra, le domande possono essere presentate attraverso il portale Nullaostalavoro fino alle 22.00 del 15 luglio e (presumibilmente dopo questa data) in Prefettura, presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione. Prima di presentarla, però, il datore di lavoro deve già aver pagato il contributo forfettario di 500 euro utilizzando questo modello F24, con il codice “REDT”.

Inoltrata la domanda, lo Sportello Unico ne verificherà la regolarità (eventualmente chiedendo altri documenti), e convocherà sia il datore di lavoro che il lavoratore, che dovranno presentare questi documenti:

  • documento di identità in corso di validità o un documento equipollente (lasciapassare comunitario, lasciapassare frontiera, titolo di viaggio per stranieri, titolo di viaggio apolidi, titolo di viaggio rifugiati politici, attestazione di identità rilasciata dalla Rappresentanza Diplomatica in Italia del Paese di origine), e l’eventuale permesso di soggiorno che nel frattempo sia scaduto;
  • ricevuta di versamento del contributo forfettario;
  • ricevuta di versamento del contributo forfettario a titolo retributivo, contributivo e fiscale, se dovuto;
  • prova della presenza in Italia dello straniero
  • nel caso in cui la dichiarazione riguardi l’attività di assistenza alla persona, certificazione della struttura sanitaria pubblica o del medico convenzionato SSN che ne attesti la limitazione dell’autosufficienza;
  • dichiarazione relativa al possesso dei requisiti reddituali;
  • marca da bollo indicata nella domanda;
  • eventuali altri documenti indicati dallo Sportello Unico.

[NB: È fondamentale essere sicuri di avere a disposizione tutta la documentazione: in caso contrario, lo Sportello unico potrebbe fissare un altro appuntamento o rigettare l’istanza]

Per i datori di lavoro, nel caso in cui la posizione dei dipendenti venga sanata, la norma prevede anche uno scudo per i procedimenti penali e amministrativi relativi all’utilizzo pregresso irregolare di manodopera. Naturalmente la sospensione non vale in caso di reati gravi, come il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il reclutamento di persone da avviare alla prostituzione, lo sfruttamento di minori in attività illecite, la riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù e l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro

 

Per richiedere un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro (articolo 3)

Per gli stranieri che abbiano un permesso di soggiorno scaduto è prevista la possibilità di richiedere un permesso temporaneo per la ricerca di un impiego valido per sei mesi. Alla sua scadenza, potrà essere convertito in un permesso di soggiorno vero e proprio in caso di assunzione.

La domanda può essere fatta alle poste, presso lo Sportello Amico (in ordine alfabetico fino all’11 giugno), pagando 30 euro per il servizio e se si soddisfano questi requisiti:

  • avere un permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019, non rinnovato e non convertito;
  • avere un passaporto o un documento/attestazione di identità rilasciato dal proprio Paese
  • aver già lavorato prima del 31 ottobre 2019 nel settore lavorativo per cui si fa richiesta, e poterlo dimostrare;
  • essere in Italia da prima dell’8 marzo 2020, e poterlo dimostrare (con i documenti di cui abbiamo parlato per l’altro iter);
  • non aver lasciato l’Italia dopo l’8 marzo;
  • aver già pagato il contributo forfettario di 130 euro previsto, utilizzando il modulo F24 con codice RECT

Alla consegna della documentazione lo Sportello consegnerà una ricevuta, che varrà come permesso temporaneo per restare in Italia (e speriamo per lavorare!) fino alla convocazione in Questura.

Se tutto è andato per il meglio la Questura rilascerà un permesso di soggiorno per la ricerca di lavoro valido per sei mesi, convertibile in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro se in questo periodo il richiedente abbia trovato un’occupazione nel settore indicato nella domanda.

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Il testo completo in Gazzetta Ufficiale del Decreto 27 maggio 2020, in cui è presente un’ulteriore modalità (articolo 2) per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro di cittadini italiani e comunitari attraverso il sito dell’INPS fino alle 22.00 del 15 luglio 2020.

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