Decreto (in)Sicurezza e sistema di accoglienza: il quadro in Italia secondo Amnesty

Fragilità, emarginazione, sfruttamento: è questa la realtà italiana dell’accoglienza in Italia dopo 16 mesi di “Decreto Salvini” tratteggiata da “I sommersi dall’Accoglienza”, rapporto di Amnesty International Italia curato dal sociologo Marco Omizzolo. Interviste, studi sulle pubblicazioni scientifiche pubblicate finora, ricerca sul campo in tutta Italia hanno concorso a delineare una descrizione accurata e basata su...

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Fragilità, emarginazione, sfruttamento: è questa la realtà italiana dell’accoglienza in Italia dopo 16 mesi di “Decreto Salvini” tratteggiata da “I sommersi dall’Accoglienza”, rapporto di Amnesty International Italia curato dal sociologo Marco Omizzolo.

Interviste, studi sulle pubblicazioni scientifiche pubblicate finora, ricerca sul campo in tutta Italia hanno concorso a delineare una descrizione accurata e basata su fonti e dati certi per spiegare come il DL 113/2018, comunemente conosciuto come “Decreto Sicurezza”, abbia modificato la struttura dell’accoglienza in Italia, in ossequio alla logica del taglio ai finanziamenti tout court e della semplificazione selvaggia delle norme e degli strumenti a disposizione, senza ragionare sulle conseguenze.

Il risultato?

In primo luogo, la scissione dell’accoglienza in due modalità, “prima” e “seconda” rispettivamente per i richiedenti asilo e beneficiari della protezione internazionale, tralascia chi, nelle due categorie, invece non rientra. Ad esempio, chi fino ad ottobre 2018 avrebbe potuto avvalersi della “Protezione umanitaria”.

In secondo luogo, la nuova logica di accoglienza che preferisce i grandi centri ha “superato” il sistema di accoglienza diffusa, adottata tra gli altri anche in Umbria, ha portato inevitabilmente un carico maggiore sugli operatori del settore, a cui sono stati sottratti gli strumenti finora utilizzati per svolgere i loro lavoro. Allo stesso modo, è seguita una importante stretta tanto sulle attività di formazione degli operatori quanto, soprattutto, sui servizi basilari e di formazione a favore dei beneficiari. Processi di inclusione e socializzazione di quest’ultimi sono stati perciò spesso “azzoppati”, creando situazioni di marginalizzazione che sono andate a solo vantaggio dall’industria dello sfruttamento, lavorativo e di altro genere.

È questo il quadro normativo ed economico che secondo le stime porterà, nonostante il primo dichiarato obiettivo degli ultimi governi fosse quello di ottenere “più sicurezza”, ad un paradossale aumento delle situazioni di irregolarità: saranno secondo le stime 140 mila gli irregolari in Italia a dicembre 2020, più del doppio rispetto ai numeri comunicati a suo tempo dal Ministero dell’Interno.

Non solo puntare il dito: il mondo dell’associazionismo, che fin dalla prima ora aveva denunciato i rischi insiti nell’applicazione del decreto legge, propone anche le soluzioni al problema. Tra questi Amnesty International Italia, che con il rapporto chiede al governo di modificare il DL in modo da:

  • assicurare l’esercizio del diritto a chiedere protezione ed accoglienza a tutti i soggetti che arrivano in Italia;
  • consentire la registrazione anagrafica ai richiedenti asilo;
  • impedire ai beneficiari di protezione umanitaria di perdere il proprio status utile ad evitare di cadere in dinamiche di sfruttamento di organizzazioni criminali. Al contempo, di regolarizzare coloro che versano in condizioni di illegalità, il cosiddetto “esercito di invisibili”;
  • favorire i percorsi di inclusione sociale, economica e lavorativa a tutti i beneficiari e richiedenti asilo.

Intanto però tutto sembra andare contro questa prospettiva, con una linea governativa che, dalla politica estera (vedi Libia) alle politiche sull’immigrazione non sembra (ancora) voler fare passi avanti nella direzione di superare limiti ed errori degli Esecutivi passati.

Per leggere il rapporto nella sua interezza vi consigliamo di richiedere il documento ad Amnesty International Italia compilando il form sul suo sito.

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