Dal crowdfunding al libro, i “Pensierini” degli stranieri alle prese con l’italiano

“Pensierini” inizia come progetto per aiutare gli studenti che vogliono imparare a scrivere in italiano, raccogliendo in un blog piccoli testi di una o due pagine (come i “pensierini” che i bambini scrivevano a scuola, per intenderci) scritti da ragazze e ragazzi che studiano l’italiano. Marwan dalla Siria, Kehinde dalla Nigeria, Frances dal Canada hanno...

pensierini

Pensierini” inizia come progetto per aiutare gli studenti che vogliono imparare a scrivere in italiano, raccogliendo in un blog piccoli testi di una o due pagine (come i “pensierini” che i bambini scrivevano a scuola, per intenderci) scritti da ragazze e ragazzi che studiano l’italiano. Marwan dalla Siria, Kehinde dalla Nigeria, Frances dal Canada hanno messo nero su bianco quello che passa per la mente di chi si affaccia alla comunicazione in una lingua che non è la propria. Nero su bianco non solo su internet, ma anche su carta: lo scorso anno una selezione di “Pensierini” sono stati stampati in un piccolo libretto, acquistabile su internet alla riapertura della campagna di crowdfunding per il nuovo numero o in occasione della presentazione di “Pensierini” in programma venerdì 7 febbraio alle 18.30 al Pinturicchio Cafe+Kitchen, a Perugia.

Proprio in occasione di questo incontro abbiamo incontrato Ugo Coppari, scrittore, insegnante di italiano, nonché ideatore e curatore del progetto.

Come è nata l’idea di “Pensierini”?

Nasco come autore di narrativa, dal 2011 insegno italiano agli stranieri. Un anno e mezzo fa ho pensato di unire queste due passioni: nasce da un interesse puramente personale, la scrittura e l’insegnamento dell’italiano. Quale miglior modo se non quello di invitare gli studenti a scrivere in una lingua per loro straniera? Dalla mia esperienza in tutte le scuole di lingua non si dedica abbastanza tempo alla scrittura: è una delle cose che attirano meno gli studenti, più interessati alla comunicazione verbale, che serve nella vita di tutti i giorni. Tutto è partito però da una chiacchierata con mia moglie, quando ci siamo chiesti: “perché non apriamo una rubrica di viaggi immaginari?”. Tornando in Italia l’idea si è evoluta fino alla forma attuale: far scrivere pensieri ed impressioni che le persone hanno nel mondo. Cosa pensa una persona che vive a Lagos, cosa pensa una che abita a New York, e cosa le unisce? Grazie a “Pensierini” ci siamo accorti che pensieri e desideri sono per lo più gli stessi.

Cosa hai imparato, c’è qualche differenza, traspare in quello che si scrive?

Quello che ci ha sorpreso un po’ è vedere come sia chi vive in Paesi agiati sia chi vive in condizioni difficili desiderino vivere e migliorare sé stesso. Uno dei racconti più toccanti è stato quello di un ragazzo nigeriano che nel suo viaggio verso l’Italia leggeva un libro a cui è molto affezionato. In genere si pensa agli immigrati come persone con bisogni solo primari, quando invece sono mossi dai nostri stessi desideri, magari scalabili a seconda delle condizioni di vita nel luogo di origine. Tutti puntano a qualcosa di migliore. L’idea di base di “Pensierini” è quella di dare una voce a queste persone, per sentire da loro direttamente, in italiano ma senza il filtro della traduzione, quali siano i loro pensieri nella loro quotidianità.

Queste persone ti contattano direttamente, o le avevi già conosciute? Come funziona?

Una buona parte viene dalla scuola: ha sentito del progetto, si è interessata e ha cominciato a scrivere. Un’altra parte invece attraverso i social network, magari in uno delle decine di gruppi per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri si sono incuriosite e sono arrivati a noi. C’è stato poi un meccanismo abbastanza strano per cui giornalisti ed esperti del settore hanno ampliato la portata del nostro bacino di utenze e quindi ormai arrivano un po’ dappertutto. Anche istituti di cultura italiana si sono interessati.

Quindi state avendo un discreto successo!

Ora l’obiettivo è quello di far diventare “Pensierini” un po’ più istituzionale. Per adesso gli Istituti di cultura italiana di Madrid e Barcellona stanno mandando studenti interessati. L’obiettivo è creare un flusso continuo di contributi da più Istituti come questi.

Hai detto degli studenti. In generale però che feedback ti torna da chi ti inoltra i suoi “Pensierini” dopo la correzione?

Sono sempre contenti, capiscono dal testo corretto il lavoro che hanno fatto. Perché il lavoro è più minuzioso: la correzione è lieve, voglio fare in modo che la voce dell’autore e la sintassi che gli viene più naturale rimangano nel testo. Anche se è scritto in un italiano “sgangherato” ma passabile lo lascio così, correggendo solo l’errore grammaticale o ortografico. Il progetto, oltre che educativo, voglio che sia letterario: mi piacerebbe che venisse fuori una lingua più “colorita”. Se in politica si parla di nuove forme di cittadinanza, voglio che da questo nasca una nuova forma di letteratura.

È l’approccio opposto a quello di tante case editrici, succede che uno scrittore ci pensi due volte prima di pubblicare un suo libro perché in fase di editing si fanno così tanti cambiamenti da non sentirlo più “loro” …

Come scrittore lo so bene. Ed è per questo che per le cose più complicate per uno straniero a livello grammaticale, ad esempio con i congiuntivi, se non è necessaria la correzione preferisco lasciarlo com’è. L’importante è che però si capisca quale forme sintattiche non permettono la comunicazione. L’importante è chiarire il messaggio. Scrivere è tirare fuori quello che abbiamo, metterle sul tavolo e metterle in ordine, in questo modo si riesce a mettere in ordine nelle parti fondamentali della frase. Sono pezzi da 1 o 2 pagine.

Più o meno quanto ci metti a correggere?

Mezz’ora, al massimo un’ora per ogni pezzo. A volte serve più tempo per capire cosa realmente l’autore voglia dire, magari a partire dalla lingua che usa abitualmente.

Cosa ti sta lasciando questo progetto finora a livello personale?

A livello letterario sicuramente tornare a scrivere più liberamente, in modo meno impostato. Mi piace dire che “in queste crepe del linguaggio passa la luce”: scrivere in modo più sgangherato, bambinesco, insomma più vero.

Avviamoci alla chiusura: quanti “Pensierini” sono usciti?

Per ora due: il primo soltanto in digitale, il secondo anche cartaceo. Puntiamo a farlo diventare un appuntamento semestrale, completamente autofinanziato. Per il primo numero cartaceo ci siamo affidati al crowdfunding, superando in tre settimane l’obiettivo minimo che ci eravamo preposti grazie a donazioni anche generose, come quella di Josè Nestola, un imprenditore spagnolo, che non aveva nessuna parte nel progetto fino a quel punto. A proposito della versione cartacea invitiamo tutti alla presentazione al Pinturicchio Cafè di questo venerdì. Può essere una buona occasione per parlare e toccare con mano il progetto “Pensierini”.

Related Posts
Leave a Reply
Newsletter