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‘Il corpo delle altre’ – parlare di MGF in Umbria

Con il termine ‘MGF’ mutilazioni genitali femminili, si intende una pratica ancora diffusa a livello mondiale subìta da giovani donne tra i 4 e i 14 anni di età. L’UNICEF considera le mutilazioni genitali femminili, in qualunque forma, una palese violazione dei diritti della donna. Purtroppo però,  le MGF non sono ancora riconosciute universalmente come una violazione...

Con il termine ‘MGF’ mutilazioni genitali femminili, si intende una pratica ancora diffusa a livello mondiale subìta da giovani donne tra i 4 e i 14 anni di età. L’UNICEF considera le mutilazioni genitali femminili, in qualunque forma, una palese violazione dei diritti della donna. Purtroppo però,  le MGF non sono ancora riconosciute universalmente come una violazione dei diritti umani, nonostante la costituiscano senza dubbio e sotto molteplici aspetti (per approfondire leggere questo articolo).

La totale assenza di legislazione a livello internazionale a riguardo e l’indiscusso sostegno che queste pratiche ancora riscuotono all’interno di certe comunità, rendono difficile bandirle totalmente e agire in maniera efficace contro il loro reiterarsi.

Per ora, gli sforzi che la Comunità Internazionale, dell’Unione Europea e dell’Unione Africana si sono concentrati nell’opporsi a qualsiasi procedimento lesivo per la donna tramite strumenti legislativi quali Convezioni, Dichiarazioni e Risoluzioni. Per dare un’idea dell’entità del fenomeno, secondo gli ultimi dati a livello mondiale,  il numero di donne che convive con una mutilazione genitale arriva a sfiorare i 125 milioni. La pratica risulta maggiormente diffusa in 29 Paesi africani, mentre in maniera minore in paesi a predominanza islamica dell’Asia.

In alcuni Stati del Corno d’Africa (Gibuti, Somalia, Eritrea) ma anche in Egitto e Guinea l’incidenza del fenomeno rimane altissima, toccando il 90% della popolazione femminile. In molti altri, invece, le mutilazioni riguardano una minoranza – fino ad arrivare a quote dell’1-4% in paesi come Ghana, Togo, Zambia, Uganda, Camerun e Niger. (Unicef, 2018). Anche in Europa, Australia, Canada e Stati Uniti si registrano casi di MFG che coinvolgono soprattutto gli immigrati provenienti dall’Africa e dall’Asia sud-occidentale: si tratta di episodi che avvengono nella più totale illegalità e per questo difficilmente quantificabili ai fini statistici.

Nell’ambito del progetto PASSI – promozione dell’accesso ai servizi dell’integrazione, è stato organizzato il seminario, “Le pratiche di Mutilazione dei Genitali Femminili-MGF: aspetti socio-antropologici del fenomeno”, tenutosi a Terni il 5 dicembre al quale hanno partecipato in – qualità di speakers – la dott.ssa Annagrazia Faraca, esperta in mutilazioni genitali femminili e questioni di genere e il mediatore interculturale Abderamane Berthet.

Durante la prima parte, si è affrontato il fenomeno dal punto di vista socio – antropologico, con la presentazione di alcuni risultati emersi grazie alla ricerca realizzata a Perugia dalla dott.ssa Faraca. La seconda parte  ha affrontato il difficile tema delle esperienze dirette delle donne sopravvissute alle MGF in Umbria.

Quando si parla di questo fenomeno infatti, è importante farlo prendendone in considerazione la complessità, sviscerandone i tratti della prospettiva di genere,  interculturale e transnazionale.

Di seguito condividiamo i video delle interviste realizzate durante l’incontro.

Dott.ssa Annagrazia Faraca (Cidis Onlus) con sottotitoli in Inglese (disponibile anche con sottotitoli in Francese)

Abderamane Berthet – mediatore interculturale Cidis Onlus con sottotitoli in Inglese (FRA)

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