Coronavirus e migranti, le informazioni multilingue

Le misure per fronteggiare il coronavirus stanno mettendo a dura prova il sistema di vita quotidiano di tutti. Vivere da stranieri in un paese in emergenza da un lato può paradossalmente ridurre le distanze: barricati in casa siamo tutti un po’ più uguali, sebbene le sistemazioni e i comfort variano, e per alcune famiglie di...

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Le misure per fronteggiare il coronavirus stanno mettendo a dura prova il sistema di vita quotidiano di tutti. Vivere da stranieri in un paese in emergenza da un lato può paradossalmente ridurre le distanze: barricati in casa siamo tutti un po’ più uguali, sebbene le sistemazioni e i comfort variano, e per alcune famiglie di migranti la quarantena può essere più dura che per altri. Dall’altro lato però, l’isolamento rischia di acuire alcune delle criticità e di esacerbare la condizione di solitudine che molti dei migranti umbri e non solo si trovano a vivere.

In particolare, visti i divieti e le norme di comportamento inediti, si rischia di rimanere tagliati fuori da tutta una serie di questioni che non è esagerato definire vitali, sebbene si viva in qualche modo per comunità, e le diverse nazionalità hanno più o meno dei punti di riferimento a cui ricorrere anche per il passaparola.

Per questo può essere di particolare utilità la pagina che la Regione Umbria ha creato all’interno del proprio sito istituzionale. Si tratta di una collezione di link che rimandano a documentazione tradotta in diverse lingue per comunicare al meglio le norme di comportamento e le condotte da tenere nel caso si tema di essere stati contagiati. Vi si trovano vademecum e documenti scritti non solo nelle canoniche lingue (inglese, francese e spagnolo), ma anche in numerosi altri idiomi, dal wolof al tigrino parlati in diverse zone dell’Africa; dall’Urdi al Dari al Pashtu, utilizzati in Medio oriente. Nella pagina si possono trovare anche materiali multilingue destinati ai più piccoli.

La comunicazione in questo caso serve davvero a tutti, non solo a quelli cui è destinata in diverse lingue, ma anche a chi è italiano da generazioni, dal momento che il virus non colpisce per etnia, e la specie umana è una soltanto.

C’è un dato, forse, che nella catastrofe che stiamo affrontando, favorisce per una volta la popolazione migrante. È quello dell’età. Essendo i migranti mediamente più giovani (l’età mediana della popolazione straniera residente in Italia è di 36 anni), riescono ad affrontare meglio il virus rispetto a quanto avviene per gli italiani di nascita, la cui età media è di 44 anni.

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