Con “ColtiviAmo l’Integrazione” rinascono gli orti in città a Montemorcino

Agricoltura urbana per favorire l’integrazione economica e sociale dei cittadini di Paesi terzi presenti in Italia: integrare, attraverso il lavoro, ragazzi e ragazze provenienti dall’Africa presenti a Perugia. È questa la finalità dell’orto urbano per la coltivazione di prodotti bio che sorgerà a Montemorcino, grazie al progetto promosso da Tamat Ong basato su un modello già sperimentato a Perugia con successo...

orto montemorcino

Agricoltura urbana per favorire l’integrazione economica e sociale dei cittadini di Paesi terzi presenti in Italia: integrare, attraverso il lavoro, ragazzi e ragazze provenienti dall’Africa presenti a Perugia. È questa la finalità dell’orto urbano per la coltivazione di prodotti bio che sorgerà a Montemorcino, grazie al progetto promosso da Tamat Ong basato su un modello già sperimentato a Perugia con successo dalla Ong perugina.

Dopo una fase per la selezione dei beneficiari e per costruire reti territoriali che supportino il progetto e ne aumentino l’impatto nelle comunità locali, dal mese di giugno è stata avviata una vera e propria coltivazione nel cuore della città. A Montemorcino si lavora infatti ad un orto urbano per la coltivazione di prodotti bio, con la finalità di integrare, attraverso il lavoro, ragazzi e ragazze provenienti dall’Africa presenti a Perugia.

Il progetto, basato su un modello già sperimentato a Perugia con successo dalla Ong perugina grazie ad una precedente iniziativa (Urbagri4women), di cui Coltiviamo l’integrazione rappresenta la continuazione e lo sviluppo. Uno sviluppo anche a livello nazionale: i 45 beneficiari diretti coinvolti dal progetto sono infatti distribuiti tra 4 città italiane (Perugia, Milano, Ragusa e Firenze), in modo da favorire lo scambio e l’implementazione di buone pratiche tra luoghi diversi del Paese.

Il progetto punta al rafforzamento delle competenze tecniche e relazionali dei cittadini presenti in Italia attraverso azioni di agricoltura inclusiva in città e attraverso un percorso di formazione che include anche lo studio della lingua italiana.

Con la supervisione della Fondazione ISMU di Milano si arriverà a definire, attraverso l’esperienza di progetto, un modello di agricoltura inclusiva replicabile in altri contesti.

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