Il Centro sociale Cimarelli di Terni dà un calcio al razzismo

A Terni, in via del Raggio Vecchio, a poche centinaia di metri dove un tempo sorgeva il vecchio stadio della Ternana, all’epoca situato vicino all’ingresso principale delle acciaierie per permettere agli operai di accorciare i tempi per recarsi alla partita dopo il lavoro, il calcio torna ad essere uno sport popolare, proprio come ai tempi...

A Terni, in via del Raggio Vecchio, a poche centinaia di metri dove un tempo sorgeva il vecchio stadio della Ternana, all’epoca situato vicino all’ingresso principale delle acciaierie per permettere agli operai di accorciare i tempi per recarsi alla partita dopo il lavoro, il calcio torna ad essere uno sport popolare, proprio come ai tempi in cui la Ternana giocava in viale Brin.

Qui, sul campo dell’ A.s.d. Sporting Farini, situato proprio a ridosso dello stabile che a Terni chiunque conosce come “Il Palazzone”, un autentico monumento esemplificativo di ciò che all’epoca poteva essere un villaggio operaio nonché importante esempio architettonico di edilizia popolare di fabbrica, nel pomeriggio di sabato 27 ottobre si è svolta l’ottava edizione del Torneo Antirazzista organizzato dal centro sociale autogestito Germinal Cimarelli. Una manifestazione sportiva e di uguaglianza nella quale hanno gareggiato otto squadre, di cui ben sette composte da ragazzi richiedenti asilo e provenienti da nazioni come Gambia, Ghana, Guinea Bissau, Senegal, Niger, Nigeria. La sola squadra “italiana” è stata quella composta da una delegazione di tifosi della Ternana, della curva Est.

«Il torneo – si legge i un comunicato diffuso dal centro sociale Cimarelli – ha come obiettivo principale quello di unire attraverso il gioco del calcio culture e popoli lontani, ma ormai sempre più vicini, con la convinzione che la diversità sia un’occasione per arricchirsi reciprocamente».

«Crediamo – afferma Francesco, uno degli organizzatori – che i ragazzi protagonisti provenienti da Paesi distrutti da conflitti e carestie, abbiano diritto di vivere momenti di sana socialità e ritrovarsi in luoghi in cui sentirsi a casa, cosa che purtroppo oggi per loro non è facile. Infatti, come loro stessi ci hanno raccontato, incontrano molti ostacoli nell’inserirsi nella società, primo tra tutti quello della lingua, che rende difficile non solo creare rapporti con persone italiane, ma anche trovare un lavoro che li renda autonomi.

Inoltre – prosegue –  molti di loro riscontrano in maniera sempre più frequente una diffidenza da parte dei cittadini Italiani nei loro confronti, e ciò li fa sentire esclusi dalla società civile. Noi, al contraria, crediamo in un mondo libero e senza confini, in cui il colore della pelle o la fede religiosa non sarà mai un fattore di discriminazione. Per questo – continua Francesco –noi del centro sociale G. Cimarelli continueremo ad organizzare iniziative di questo tipo e di assistenza nei confronti di chi ha più bisogno, coinvolgendo questi ragazzi che si sono dimostrati interessati a partecipare anche a iniziative future, come ad esempio il corso di Italiano che partirà a metà novembre».

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