“Capitale Rifugiato”: fare impresa per l’integrazione di titolari di protezione internazionale

Venerdì 28 giugno il Cinema Meliès ha ospitato i rappresentanti di ARCI Perugia, ARCI Nazionale, Banca Etica e della CGIL Umbria per la presentazione di “Capitale Rifugiato”, un interessante progetto di formazione, microcredito e consulenza per gli stranieri titolari di protezione internazionale interessati all’apertura di un’impresa in Italia. Il progetto, che coinvolgerà sette Regioni, è...

Venerdì 28 giugno il Cinema Meliès ha ospitato i rappresentanti di ARCI Perugia, ARCI Nazionale, Banca Etica e della CGIL Umbria per la presentazione di “Capitale Rifugiato”, un interessante progetto di formazione, microcredito e consulenza per gli stranieri titolari di protezione internazionale interessati all’apertura di un’impresa in Italia. Il progetto, che coinvolgerà sette Regioni, è stato finanziato dalla Presidenza del Consiglio grazie all’8 per mille, quindi grazie ai cittadini che hanno deciso di impegnare parte della loro reddito per questo tipo di iniziative.

Dalle analisi del Censis raccolte in un report pubblicato lo scorso mese emerge che negli ultimi anni la percentuale di imprese straniere è andata sempre aumentando: sono ormai quasi mezzo milione, con una crescita del 31.7% dal 2010 al 2018, mentre le imprese italiane hanno vissuto un calo del 12.2%.

Prescindendo dalle ragioni storiche ed economiche che hanno portato questi risultati, per Romagnoli (ARCI Nazionale) ciò che emerge da questi dati è che “l’imprenditoria straniera è un fenomeno reale, una presenza strutturata, per di più composta da imprenditori che hanno gestito autonomamente le problematiche riguardanti finanziamenti, permessi e rapporti con i privati”. Il risultato? Aiutare l’integrazione attraverso l’indipendenza economica.

A volte però, come abbiamo già visto nella nostra intervista all’unione Nazionale Consumatori, l’iniziativa personale non basta, a causa di problemi linguistici, per scarsa conoscenza del tessuto sociale o produttivo del territorio o delle sue possibilità a livello di impresa, o difficile comprensione delle leggi nazionali: in questi casi è necessario sempre un aiuto esterno. Per affrontare queste problematiche “Capitale Rifugiato” ha pensato un percorso in più tappe, in cui la formazione ricopre un ruolo centrale.

Continua Romagnoli: “gli Sportelli Arci di Perugia raccoglieranno informazioni per comporre classi omogenee, a seconda delle capacità dei singoli interessati e della loro conoscenza dell’italiano. Il percorso formativo inizierà a settembre con l’insegnamento dell’italiano specialistico, adatto all’attività imprenditoriale. Si passerà poi alla costituzione dell’impresa, alle sue varie tipologie, e a come vanno gestite. Nella terza parte del corso ci si concentrerà sull’elaborazione personale di progetti di impresa con l’aiuto dei tutor, e poi costruzione del business plan, dai costi alle possibilità di utile”.

A questo punto, sarà compito di un’apposita commissione, formata dai responsabili dell’Arci, dai docenti e dai rappresentanti di Banca Etica, di valutare i progetti presentati ed inserirli in una graduatoria di merito, che terrà in conto la sostenibilità del progetto, ricaduta sul territorio, fattori tecnici, e consapevolezza personale delle complessità dal lavoro autonomo.

Infine, tra gennaio e febbraio 2020, a conclusione del progetto, i progetti meritevoli riceveranno una consulenza specialistica ed un finanziamento di 40 mila euro per mettere in piedi la propria attività. In programma, in chiusura del progetto e ad imprese già in attività, anche un incontro nazionale che riunisca le idee di impresa andati a buon fine e faccia pubblicità i prodotti delle imprese costituite, senza dimenticare l’esigenza di mantenere una rete di esperienze di impresa a livello territoriale. Anche con la partecipazione di realtà già consolidate che propongono prodotti di qualità senza sfruttamento della manodopera, come gli yogurt della Cooperativa Sociale Barikamà (di Roma, ma costituita da ragazzi di Rosarno), o il pomodoro senza sfruttamento di Funky Tomato.

Non sarà la sola Arci ad occuparsi della formazione: importante sarà il ruolo di enti ed associazioni, a partire dai partner del progetto. La conferma da Jasmina Bajrami per Banca Etica, che oltre a mettere a disposizione gli strumenti di microcredito per l’apertura delle attività, “sarà presente in tutte le fasi, a partire dal percorso formativo, occupandosi di spiegare tutto quello che è Banca Etica e come interfacciarsi con gli istituti bancari in generale. Potranno essere utili materiali informativi il più chiari e semplici possibili, in modo da facilitare la comprensione sia per gli operatori che per i futuri imprenditori”.

“I nuovi imprenditori dovranno gestire relazioni lavorative, e i diritti dei lavoratori devono essere sempre alla base di ogni discorso”, ci tiene a puntualizzare Barbara Mischianti (segretaria generale CGIL Umbria), “ma il contributo delle organizzazioni datoriali sarà importante per la buona riuscita del progetto: chi meglio di loro può dare può spiegare cos’è costituire un’impresa, anche per far capire le difficoltà che l’imprenditore affronterà?”

“Poi c’è il coinvolgimento degli enti locali” continua Mischianti, “che devono segnalarci dove poter investire per avere una ricaduta positiva sul territorio con un progetto vincente, ma anche aiutarci a parlare a chi non riesce a dare un volto e una storia ai numeri dell’immigrazione. Con platee sempre diverse, per parlare a quel pezzo di mondo che nella migliore delle ipotesi non si pone il problema”.

In attesa dell’inizio dei corsi, il lavoro però è già iniziato: Barbara Pilati (Arci Perugia) spiega che “è già aperto un help desk, e a breve inizieremo a fare comunicazione negli Sprar per illustrare il progetto agli interessati e agli operatori”.

 

Per informazioni si può prendere contatto con l’help desk:

nella sede di Perugia di ARCI, in via della Viola 1

via mail: capitalerifugiatoumbria@gmail.com

via telefono: 0759070887

 

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