Un caffè con Bely

Bely ha 28 anni, è arrivata dal Bangladesh in Umbria nel 2005 in seguito ad un ricongiungimento familiare. Da un anno gestisce il Caffè Vannucci, nel centro storico di Perugia. Dal Bangladesh all’Umbria: quando sei arrivata, cosa ti ha spinta a partire? Sono arrivata in Italia dove avevo già mio padre, sono stata fortunata a...

Bely ha 28 anni, è arrivata dal Bangladesh in Umbria nel 2005 in seguito ad un ricongiungimento familiare. Da un anno gestisce il Caffè Vannucci, nel centro storico di Perugia.

Dal Bangladesh all’Umbria: quando sei arrivata, cosa ti ha spinta a partire?

Sono arrivata in Italia dove avevo già mio padre, sono stata fortunata a non trovarmi sola in una nuova comunità. Ho frequentato la scuola a Marsciano, dove vivevo, due anni di scuole medie e poi l’Istituto commerciale. L’ambiente scolastico e le maestre mi hanno aiutato tanto. Purtroppo, non ho potuto continuare a studiare dopo. Mi sono sempre data da fare, anche quando andavo a scuola nei weekend facevo diversi lavoretti, baby sitter etc… Tra le professoresse, ne ricordo una in particolare con affetto, la prof. Gelosia. Lei mi aiutava nei momenti di “buco” con l’italiano, lingua che ho imparato partendo da zero, grazie alla scuola.

Raccontaci della tua attività a Perugia, come è iniziata?

Ho iniziato a cercare un lavoro serio una volta diplomata.Poi fortunatamente sono venuta a contatto con un connazionale che aveva già un’attività in centro storico, aveva anche aperto un altro esercizio in via Palermo e mi aveva proposto di collaborare con lui. In via Palermo però le cose non sono andate bene… La società era composta da diversi connazionali ma la mia aspirazione era mettermi in proprio. Grazie alla mia professoressa di economia (che è stata anche anche la mia commercialista!) ho saputo del bando ‘Legge 12 ‘ (Bely si riferisce alla Legge 12/95, Imprenditoria Giovanile – ndr) a cui i giovani potevano partecipare. Dopo averci provato tre volte, sono riuscita ad ottenere il finanziamento. Così ho potuto creare una mia società e per ora va bene.

L’attività “Caffé Vannucci” è aperta dal gennaio dell’anno scorso. Le difficoltà iniziali sono state enormi. Abbiamo preso il locale due anni fa, ci sono voluti 8 mesi per avere la licenza. Abbiamo dovuto fare tanti lavori. Oggi il problema più grande degli esercizi commerciali del centro storico sono gli affitti. Perugia non è in grado di sostenere questi prezzi.. il turismo c’è e anche gli studenti ma d’inverno la città si svuota..

Come ti sei trovata in Umbria?

La mia famiglia ha un legame molto speciale con una famiglia di Todi. Io e mio fratello siamo cresciuti come se fossimo loro figli. Marsciano è sicuramente diversa da Perugia. Inizialmente non volevamo neanche confessare che i proprietari dell’attività eravamo noi, “stranieri“. Avevamo paura di non partire bene. Ricorderò sempre un episodio, accaduto pochi giorni dopo l’apertura del Caffé: una signora è entrata e mi ha chiesto – ” come mai questo locale si chiama Vannucci? Io ho risposto “perché qui inizia Corso Vannucci” e lei: “Ma sai chi era Vannucci?”, e io “sì, era un famoso pittore”. La signora mi chiese se conoscevo la sua vita e la sua storia etc.. Ho risposto che non conoscevo la sua vita nei minimi dettagli però me la sarei andata a studiare..

Quale pensi possa essere il contributo dei cittadini stranieri all’economia umbra?

Noi il commercio ce l’abbiamo nel sangue. Il cliente per noi deve rappresentare una “figura divina”. Il cliente deve scegliere te per il tuo comportamento e per il tuo sorriso. Un caffè si può prendere ovunque, perché scegliere noi? Le nostre attività hanno orari pazzeschi in genere. Sappiamo fare sacrifici. Per noi è molto importante la responsabilità nei confronti della nostra famiglia. Non importa quanti anni hai, quando hai molti fratelli ti viene spontaneo contribuire al benessere della famiglia. La nostra comunità si dà molto da fare, accetta qualsiasi lavoro e sente forte la responsabilità di “mandare i soldi a casa” . Tutto parte dalla famiglia, ti assicuro che tutti coloro che lasciano il Bangladesh lo fanno per questioni economiche e si danno  molto da fare una volta qui.

Cosa che ti piacerebbe insegnare ai tuoi concittadini della cultura bengalese?

Forse la calma. Ogni volta che torno giù, anche se la gente è molto povera, non c’è tutto questo stress, non si lamentano. Non sanno se avranno il prossimo pasto  oppure no…eppure non si lamentano. Oggi siamo tutti “costretti” abbiamo tanti, troppi doveri. Per legge siamo liberi ma in realtà no.

Un consiglio che daresti ai cittadini stranieri che desiderano vivere in Umbria?

Il primo consiglio che darei a qualsiasi persona è di provarci e fare un tentativo. Se non lo fai non saprai mai se puoi riuscire. Io penso che se ognuno dà il suo massimo qualcosa in cambio poi si ottiene sempre.

Grazie Bely per aver raccontato un po’ di te.

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