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AFROTIBERINA. Una squadra di calcio e molto più!

E’ la partita decisiva e il risultato è fermo su un disarmante 1 -1.  A bordo campo un ragazzo africano sventola la bandiera italiana. Poche decine di minuti ed è già festa. L’Afrotiberina vince il campionato amatoriale Uisp di seconda serie con una giornata di anticipo. Tutto era cominciato quasi per scherzo. Con le divise...

E’ la partita decisiva e il risultato è fermo su un disarmante 1 -1.  A bordo campo un ragazzo africano sventola la bandiera italiana. Poche decine di minuti ed è già festa. L’Afrotiberina vince il campionato amatoriale Uisp di seconda serie con una giornata di anticipo.

Tutto era cominciato quasi per scherzo. Con le divise regalate dalle squadre locali, le scarpe pescate nei magazzini dei campi sportivi della Valtiberina e l’entusiasmo di venti ragazzi, per lo più gambiani, guidati da un giovane e motivato allenatore. E invece nella loro prima stagione calcistica, si sono imposti sugli avversari, ribaltando tutti i pronostici. Siamo in Alta Valle del Tevere e da qualche mese sono venuti a vivere nelle strutture di prima accoglienza sparse nel territorio decine di giovani dall’Africa subsahariana. Hanno attraversato la Libia, il Mediterraneo e dalla Sicilia sono stati accompagnati fra Città di Castello e San Giustino, dove rimangono in attesa della definizione della loro richiesta di protezione internazionale. Con loro hanno portato la voglia di giocare a pallone e sulla loro strada hanno incontrato chi, volontariamente, ha deciso di mettersi a disposizione e scommettere sul progetto di quella che si chiamerà Afrotiberina.

Giacomo, il mister, passa in rassegna i volti dei giovanissimi ragazzi che hanno indossato, anche se solo per poco, la maglia della squadra. Li conosce a menadito, e per ognuno ha una storia da raccontare. Ascoltarlo permette di comprendere le più recenti rotte migratorie. “Ecco questa era un’altra formazione, quella del 6-2. Vedi, c’era Mario, Ousman, Mohammed. Uno ora è andato in Belgio, l’altro si è trasferito in Germania. Lui invece è stato l’unico somalo ad essere venuto ad allenarsi con noi è adesso in Svezia, ma scrive sempre per dire che gli manchiamo”. Tiene appuntata ogni formazione scesa in campo, i titolari, i marcatori. Da quel 27 ottobre del 2014, il primo allenamento in un campo di calcio della periferia di Città di Castello, non li ha più lasciati. Dopo il successo inaspettato e il doppio salto di categoria la squadra ha cominciato a strutturarsi. I piccoli grandi problemi dei primi tempi, dalle scarpe da calcio alla logistica dei campi dove allenarsi, dagli spostamenti da organizzare per le trasferte in mezza Umbria, ai finanziamenti per sostenere le piccole spese della squadra, vengono ora risolti con più facilità. L’interesse suscitato dal progetto cresce, soprattutto dopo la vittoria nel campionato, e la rete di contatti si allarga, tanto che i ragazzi partecipano nell’ultimo anno anche ad iniziative di respiro nazionale. Fra queste, l’incontro con il calcio professionistico attraverso l’amichevole con la primavera della A.S. Roma a Trigoria, la partecipazione al festival del calcio e dello sport di Perugia e un’intervista a Radio Deejay.

Dopo tre anni di attività hanno vinto gli scetticismi, dimostrando di essere una realtà seria. Sono riusciti a guadagnarsi sul campo, in mezzo a tante difficoltà, il rispetto degli avversari e la stima degli arbitri. “Sul campo è ogni volta una sfida. Nel tempo abbiamo dovuto fronteggiare tanti pregiudizi e in alcune situazioni non è facile riuscire a mantenere la calma”. Ci racconta ancora Giacomo. “Ma con i ragazzi ci siamo voluti bene da subito. E le persone che ci seguono hanno riconosciuto il valore sociale del progetto”. Per i ragazzi, il successo più grande dell’Afrotiberina è il fatto di essere riuscita a creare identità. La squadra è diventata perno della socializzazione di decine di giovani, inseriti in un contesto nuovo e non sempre facile da interpretare, e l’appiglio quotidiano fra le lungaggini burocratiche della richiesta di asilo e una prima fase di accoglienza che sconta tante difficoltà. Anche quest’anno sono in alta classifica, e si battono per il titolo. “L’importante è comprendere le priorità e che l’impegno calcistico non può venire prima delle lezioni di italiano o dei corsi di formazione”.

Insomma, con l’Afrotiberina si sta insieme, si crea comunità e si vince…  sempre con i piedi per terra.

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