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Ad Umbertide i richiedenti asilo imparano ad usare il PC

Ad Umbertide si è appena concluso un corso di informatica di base per richiedenti asilo, il primo del genere, almeno da queste parti. Frutto della collaborazione di alcune associazioni locali, in particolare Cidis Onlus, Gruppo Volontari di Umbertide e Sottosopra Onlus, e finanziato da un programma della Regione Umbria, il progetto si è sviluppato in...

Ad Umbertide si è appena concluso un corso di informatica di base per richiedenti asilo, il primo del genere, almeno da queste parti. Frutto della collaborazione di alcune associazioni locali, in particolare Cidis Onlus, Gruppo Volontari di Umbertide e Sottosopra Onlus, e finanziato da un programma della Regione Umbria, il progetto si è sviluppato in 11 lezioni, di due ore ciascuna.

Gli studenti sono stati seguiti in tutto il percorso da un’insegnante di informatica, Raimonda, con la quale abbiamo scambiato due parole. “All’inizio le lezioni non sono state facili: il primo approccio al computer è stato lento e prudente. Ma in poco tempo si è passati dal prendere familiarità con la tastiera ed il mouse fino ad arrivare a creare una mail personale. I ragazzi sono stati veramente bravissimi ed un grande aiuto l’ho avuto dai due mediatori culturali che ci hanno supportato dal punto di vista linguistico e pratico”.

I richiedenti asilo che hanno partecipato al progetto infatti, vengono da paesi africani molto diversi fra loro. Alcuni, nel loro paese di origine, hanno completato le scuole elementari, altri hanno frequentato soltanto per qualche anno la madrassa (scuola coranica) e poi ci sono quelli che a scuola non ci sono proprio mai andati. Inoltre, a complicare ulteriormente il melting pot c’è il fatto che, in questo piccolo laboratori di informatica, si è parlato almeno quattro lingue. E per trattare una materia complicata come l’informatica il ruolo della mediazione linguistica può essere fondamentale. “Come si dice può dire password in bambara? E posta elettronica in wolof?” chiediamo ai mediatori.

Le inevitabili difficoltà nella traduzione vengono superate da espedienti che non possiamo cogliere fino in fondo. “Password” diventa “code secret” e per spiegare la posta elettronica si ricorre a lunghe spiegazioni in una lingua africana. Ma quel che conta è il risultato, che pare esser stato positivo per tutti. Tanto che gli insegnanti del Liceo “Leonardi da Vinci”, che ha ospitato il progetto, si sono stupiti di trovare ogni martedì pomeriggio una classe così silenziosa e diligente. “Che fate, un corso di italiano?” chiedevano “No, è un corso di informatica” rispondeva con un pizzico di orgoglio l’insegnante, ribattezzata dagli alunni maestra Raimonda.

Dagli accorgimenti linguistici si passa a quelli tecnici. La navigazione su internet, per esempio è stata resa invitante anche grazie all’utilità delle ricerche proposte: imparare a controllare l’uscita del proprio permesso di soggiorno nel sito d

 

ella Polizia di Stato, ricercare gli annunci di lavoro attraverso le pagine web delle agenzie interinali. “Certo, i ragazzi forse non diventeranno dei tecnici, ma districarsi nella giungla quotidiana di mail ed informazioni on line, è indispensabile per sopravvivere in Italia”, ci ricorda l’insegnante.

L’ultimo giorno c’è stata la consegna degli attestati. Per questi richiedenti asilo residenti in Umbria, è stato un momento emozionante. E per ringraziare tutte le persone grazie alle quale è stato possibile organizzare questo corso, hanno voluto scrivere nell’ultima ora di lezione, una mail di ringraziamento, riuscendo a farlo in completa autonomia.

 

 

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