Una Medina a Foligno

Incontriamo Hadjer a Foligno, di corsa, mentre porta la sua seconda bambina all’asilo. Il velo colorato si allontana..”arrivo subito!” mi dice. Ed eccoci, noi due al tavolo, registratore sulla scrivania, passeggino da un lato. Soraja dorme tranquilla (per ora) poi deciderà di svegliarsi quasi alla fine della nostra intervista. Hadjer, algerina di 33 anni, è...

Incontriamo Hadjer a Foligno, di corsa, mentre porta la sua seconda bambina all’asilo. Il velo colorato si allontana..”arrivo subito!” mi dice. Ed eccoci, noi due al tavolo, registratore sulla scrivania, passeggino da un lato. Soraja dorme tranquilla (per ora) poi deciderà di svegliarsi quasi alla fine della nostra intervista.

Hadjer, algerina di 33 anni, è in Italia dal 1994. Ha conosciuto suo marito Michele a Perugia. Un incontro nella vita universitaria perugina che, dopo una laurea in Scienze dell’Educazione, l’ha portata a Foligno, dove ora gestisce un’attività di ristorazione chiamata “Medina”. Nel 1994 suo padre era già a Perugia, Hadjar e il resto della sua famiglia hanno deciso di raggiungerlo da Algeri.

Come ti trovi a Foligno?

Sicuramente preferirei stare a Perugia ma anche Foligno mi piace. Perugia, data la sua natura universitaria è una città più “aperta”, non trovi solo perugini ma persone da ogni dove. Foligno è una realtà diversa. Quando studiavo all’Università ho legato con tanti studenti fuori sede. Nella realtà folignate mi sono sentita accolta ma ci è voluto un po’. Trovare lavoro, ad esempio, è più difficile che a Perugia. Io ho iniziato a lavorare nella ristorazione come cuoca ma non c’è possibilità di crescita. Nei ristoranti dove lavoravo devo ammettere che mi sentivo “diversa”. Gli stranieri sono numerosi e tu sei solo uno dei tanti.

Com’è nata Medina Bazar?

Non trovavo lavoro e volevo farmi una famiglia. La cucina è sempre stata la mia passione. Mio padre ha iniziato con il primo locale di kebab a Ponte Valleceppi e io ogni tanto facevo dei piatti da mettere in vetrina. Me l’ha trasmessa lui, questa passione. Cucino tunisino, algerino, marocchino, siriano e libanese. Inizialmente è stato difficile ma in due anni mi sono creata una bella clientela. I primi clienti sono venuti da Perugia però adesso ho anche una clientela folignate! Il passaparola ha funzionato molto, la gente del posto voleva prima vedere chi frequentasse il locale poi mi ha dato fiducia. C’è ancora gente di Foligno che mi chiede da quanto sono aperta! (Hadjar gestisce Medina dal 2013 – ndr).

Soraja piange un po’. Ci fermiamo un attimo. Continuiamo la nostra chiacchierata mentre Hadjar culla la bambina.

Una parola in dialetto che hai fatto tua?

Ho ‘scialato’!

Una parola nella tua lingua che invece vorresti insegnare ai tuoi concittadini?

Questa è difficile! Direi “rahma”. Una parola che significa “rispetto”, “pudore”. Ad esempio, nei confronti di una persona anziana, diciamo abbi “rahma“. Un concetto sul quale bisognerebbe lavorare di più.

Grazie Hadjar per aver raccontato un po’ di te.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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