Salif, il verde della speranza

Dal Burkina Faso all’Italia. Quando e come? Sono arrivato a Perugia nel 2016 ma ci tengo a dire che non sono venuto ‘con il barcone’. Al contrario, sono stato fortunato: ho conosciuto una perugina e così sono venuto in città. Sono due anni che sono qui. In Italia, invece, sono ben otto. Ho vissuto molto...

Dal Burkina Faso all’Italia. Quando e come?

Sono arrivato a Perugia nel 2016 ma ci tengo a dire che non sono venuto ‘con il barcone’. Al contrario, sono stato fortunato: ho conosciuto una perugina e così sono venuto in città. Sono due anni che sono qui. In Italia, invece, sono ben otto. Ho vissuto molto in Calabria, a Gioia Tauro, nel Casertano, ho fatto il ‘giro triangolare’ che tutti fanno: Basilicata – Campania – Calabria, seguendo la stagione dei lavori.

Ho avuto la fortuna di avere già delle conoscenze che hanno reso più facile stabilire altri contatti una volta nel capoluogo umbro. Tramite queste persone ho anche trovato lavoro. Sono arrivato legalmente con il decreto flussi per il lavoro subordinato (atto amministrativo con il quale il Governo stabilisce ogni anno quanti cittadini stranieri non comunitari possono entrare in Italia per motivi di lavoro) e poi c’è stato un problema burocratico (un caso di omonimia per cui le autorità avevano registrato un altro Salif, stessa nazionalità –  ndr) motivo per cui ho avuto un codice fiscale provvisorio. Il mio primo permesso di soggiorno è scaduto e non ho potuto rinnovarlo. Da quel momento in poi è iniziato un vero e proprio ‘incubo burocratico’.

All’epoca non conoscevo né la lingua né le persone. Allora ho chiesto la protezione internazionale. C’è stato il diniego poi il ricorso e poi alla fine me l’hanno concessa.

È stato un momento molto difficile per me. Sette anni di irregolarità dopo uno di regolarità sono stati umilianti. La responsabilità non è stata solo burocratica ma anche mia che non conoscevo le procedure e anche le persone con cui abitavo ne sapevano ben poco.

Fai il giardiniere presso un agriturismo. Cosa ti piace del tuo lavoro?

Questo lavoro mi è capitato, sto ancora imparando tante cose del mestiere. Piano piano si sono fidati di me. Lavoro da un anno. È un lavoro che ti procura tante soddisfazioni. Effettivamente, ti permette di vedere che hai davvero cambiato qualcosa. Sono soddisfatto soprattutto durante la potatura, che rende possibile che le piante mettano dei getti in primavera.

Raccontaci qualcosa del primo impatto con l’Umbria.

Mi ha colpito il paesaggio e il verde della Regione. Avevo già conosciuto l’Italia e gli italiani. Io non sono arrivato qui con la massima lucidità, psicologicamente ero stanco e provato. Non ho potuto godere appieno, purtroppo, dei primi momenti a Perugia se non con accanto quella che io considero la mia famiglia qui che mi ha aiutato ogni singolo giorno.

Senza nessuna ipocrisia, posso dire che è la mia famiglia. Mi hanno dato la possibilità di rinascere.

Sui perugini invece, potrei dire qualcosa di più. Io abito ad Elce e il tabaccaio sotto casa mia una volta, non mi ha dato un biglietto dell’autobus per € 1,40. Mi mancavano 10 centesimi, non avevo contanti così gli ho chiesto se avessi potuto portarglieli dopo ma non ha voluto saperne.

Adesso, dopo mesi che abito lì, ha imparato a conoscermi e una volta avevo dei soldi contati per le sigarette e non ne ha fatto un problema. Se non conosci l’altro è ovvio che non ti fidi e questo non vale solo per i perugini. La fiducia nasce piano piano e la gente sta capendo che la comunità straniera non è da rifiutare. Le cose si stanno muovendo ma ora c’è una ‘guerra di comunicazione’ che veicola un altro tipo di messaggio, mettendoci l’uno contro l’altro.

La gente si rifiuta di far uscire fuori il bello della diversità. Io dico che o vinciamo la guerra di comunicazione o non andiamo da nessuna parte.

Una parola o un concetto che vorresti aggiungere al vocabolario italiano?

‘Pore pore benim na cekimkam’ o in Francese ‘petit à petit l’oiseau fait son nid’.  A poco a poco l’uccellino fa il suo nido.

Per chi tifi ai Mondiali?

Beh l’Italia non gioca, il Burkina Faso neanche quindi…Nigeria!

Grazie Salif per aver raccontato un po’ di te.

 

 

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