Rodrigo, dal Perù alla cittadinanza italiana

La scorsa settimana abbiamo parlato di cittadinanza. Abbiamo fatto parlare la Legge. Ma diventare cittadini è una vera e propria esperienza che porta con sé emozioni e novità. Oggi abbiamo deciso di parlare con Rodrigo, che incontriamo in pausa pranzo dal lavoro. E’ nato in Perù, ha 26 anni e, ormai da cinque anni, fa...

La scorsa settimana abbiamo parlato di cittadinanza. Abbiamo fatto parlare la Legge. Ma diventare cittadini è una vera e propria esperienza che porta con sé emozioni e novità. Oggi abbiamo deciso di parlare con Rodrigo, che incontriamo in pausa pranzo dal lavoro. E’ nato in Perù, ha 26 anni e, ormai da cinque anni, fa l’operaio specializzato per un’azienda che si occupa di disinfestazioni.

Da quanto sei in Italia?

Da quando avevo 14-15 anni.

Com’è stato il primo impatto?

Era un mondo nuovo. La vita là in Perù era simile, non è stato un vero e proprio shock. C’erano delle cose che non conoscevo e che ho imparato nel tempo, per esempio con il cibo. Mi ricordo poi la notte che sono arrivato a Bologna, mi colpirono tutte quelle luci per strada, la segnaletica. Era tutto illuminato, mi sembrava che la città non finisse mai. Poi avevo fame allora ci siamo fermati in un autogrill. Mi stupii di vedere un panino con il prosciutto. Non che là (in Perù ndr) non ci sia, è che non si trova così facilmente.

E invece, quando hai deciso di chiedere la cittadinanza?

Subito. Appena ho avuto la possibilità, l’ho chiesta. Era in programma fin dall’inizio, sia per la tranquillità che ti dà nel viaggiare, sia per togliermi il fatto di dover rinnovare ogni volta il permesso, la carta di soggiorno.

Ha significato qualcosa per te o è stato un passaggio come tanti?

Si, è stato importante. Alla fine dopo tanto tempo qui, dopo che ho imparato la lingua, mi sembrava di sentirmi dire “ce l’hai fatta!”, ti sei abituato alla nuova vita qui.

Quanto ha pesato l’attesa del disbrigo delle pratiche?

Be’ ci sono voluti in tutto un paio di anni. Prima anche per ottenere la documentazione dal Perù, ma per quello è stato facile. Più che altro è il fatto che passano due anni e non sai se si sta decidendo la tua pratica oppure no. Magari devi chiamare o inviare una mail ma ci vuole comunque tempo.

E poi come è arrivata?

La cosa buffa è che il giorno del giuramento è stato improvvisato. Anche perché sapevo che la funzionaria del Comune che seguiva la pratica sarebbe andata in ferie, quindi per l’estate m’ero messo l’anima in pace: tanto ho aspettato due anni! E invece due giorni dopo dall’ultima volta che l’avevo sentita, mi chiama per dirmi di andare da lei. Io pensavo che fosse per qualche altro documento o una firma e invece lei mi dice che era tutto a posto e che avrei giurato proprio quel giorno. Non me l’aspettavo!

Cosa è cambiato con la cittadinanza italiana?

Non molto. Magari nei controlli adesso è più facile. Mi chiedono direttamente se sono cittadino italiano e tutto finisce lì. Prima era più complicato, a volte ci volevano ore. Anche perché mi è successo che, avendo più nomi e più cognomi, l’ultima lettera dell’ultimo cognome non aveva spazio nei miei documenti italiani e, quando le forze dell’ordine inserivano il mio nome nel loro database, non risultavo mai. Finché non gli suggerivo di aggiungere una “S” e allora magicamente ricomparivo.

Ci sono stati episodi spiacevoli e che ora grazie alla cittadinanza pensi che non ti ricapiteranno?

No, non mi sembra. Una cosa che mi ricorderò sempre, sono degli anziani con cui una volta mi sono fermato a parlare in un parco e che, ingannati dal colore della mia pelle, mi dissero: “parli bene il castèlano (dialetto umbro ndr), per essere un siciliano!”

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