Perugia, la storia e il jazz, ecco quello che ha fatto innamorare Azusa

Azusa viene da Tokyo dove ha studiato musica fin da bambina. In Italia dal 2008, ora chiama Perugia la sua ‘seconda casa’. Abbiamo voluto intervistarla dopo questa edizione di Umbria Jazz, in cui ha suonato al concerto di apertura con l’artista di fama mondiale Quincy Jones e a quello di chiusura con la star del...

Azusa viene da Tokyo dove ha studiato musica fin da bambina. In Italia dal 2008, ora chiama Perugia la sua ‘seconda casa’. Abbiamo voluto intervistarla dopo questa edizione di Umbria Jazz, in cui ha suonato al concerto di apertura con l’artista di fama mondiale Quincy Jones e a quello di chiusura con la star del jazz, Gregory Porter.

Raccontaci di quando hai scoperto di voler fare la violinista e trasferirti in Italia.

Ho iniziato a studiare violino quando avevo quattro anni, in Giappone. Ero appassionata di Doraemon, (manga giapponese – ndr). Volevo essere come la protagonista che suona il violino, anche se non sapevo bene cosa fosse quello strumento. Così ho convinto i miei genitori ad iscrivermi alla scuola di musica.

In seguito mi sono iscritta all’università di Tokyo e mi sono laureata. In Giappone funziona diversamente, non ci sono Conservatori.  Il Giappone è perfetto per studiare la tecnica, è molto rigido e ‘quadrato’. Io ho studiato a Tokyo, la mia insegnante era molto severa. L’ambiente giapponese è molto preciso e disciplinato ma me lo sentivo un po’ stretto. Poi ho conosciuto il maestro Franceschini, che mi ha insegnato l’amore per la musica classica.

Grazie ad una master class sono arrivata in Italia e ho iniziato il biennio al Conservatorio di Musica di Perugia per poi perfezionarmi all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Roma. Ho imparato l’italiano all’Università degli stranieri e grazie a dei corsi di lingua. All’inizio era difficile, i primi anni non riuscivo a parlare, ci ho messo un po’, ma per fortuna, lavorando, sono stata costretta a parlarlo!

Un’altra edizione di UJ è terminata e tu hai suonato con l’Orchestra da Camera di Perugia accompagnando artisti di fama mondiale. Quali i tuoi pensieri sul palco?

Quest’edizione di Umbria Jazz è stata fantastica perché ci sono stati i Take 6 , un gruppo vocale che mi piaceva fin da bambina. Quest’anno, anche se non potevo vedere tutto per via delle prove, mi sono divertita e mi è piaciuta molto. Sono stati momenti emozionanti.

Se dovessi scrivere un libro “Una giapponese a Perugia” come inizierebbe?

Quando sono arrivata, sentivo che iniziava la mia avventura. Abitare tra mura storiche per me è stata una novità fantastica, in Giappone non esiste una cosa del genere. Tradizionalmente noi facciamo case di legno, non durerebbero mai così tanto.

La storia che c’è qui mi ha colpito. La prima volta che sono venuta a Perugia era sotto UJ e ogni sera uscivo per ascoltare tutti i concerti possibili. Anche il colore del cielo era diverso, così come il sole. Sono rimasta a bocca aperta.

Un concetto in giapponese che vorresti aggiungere al vocabolario italiano?

Una parola che manca è  ‘otsukaresama’  quello che diciamo quando finiamo di lavorare. Non esiste una traduzione che renda letteralmente il significato in italiano. Sarebbe  “abbiamo faticato anche oggi insieme” ma è anche un ringraziamento verso i colleghi con i quali hai condiviso la giornata, un “ti ringrazio dello sforzo condiviso“.

Il tuo piatto preferito?

L’amatriciana. Ed è il mio piatto forte italiano!

Il tuo violino ha un nome?

Se avesse un nome si chiamerebbe ‘Felice’.

Cosa ascolti nel tempo libero?

Non ascolto musica classica, quando finisco di lavorare voglio un attimo ‘staccare’.  Mi piace fare fotografie e i paesaggi di  Perugia mi ispirano molto. Nella vita di tutti i giorni ascolto Jazz o Pop. Con mio marito siamo andati a sentire il concerto dei Queen ultimamente ed è stato bellissimo.

Una parola/frase in dialetto perugino che ti capita di usare?

A volte mi scappa… ‘E n’colpo’! Oppure anche ‘che bulo!’

Un luogo a cui sei particolarmente legata?

Via dei Priori. Il primo luogo che mi ha accolta e dove ormai mi conoscono tutti! Poi mi sono fidanzata (e sposata) con un perugino. L’ho conosciuto perché prendevo il caffè nel suo bar e tra una chiacchiera e l’altra… Appena sono arrivata non avevo amici, al bar mi chiedevano cosa ci facessi a Perugia e questo mi ha fatto sentire accolta.

Una melodia a cui paragoneresti Perugia?

Quando sono arrivata era il periodo di Umbria Jazz e sentivo mille volte la canzone “Volare” di Modugno. Di certo quella!

Grazie Azusa per averci raccontato un po’ di te.

Related Posts
Leave a Reply

Newsletter