Mizuho, dal Giappone a Perugia per la musica

Intervista a Mizuho Ueyama, Violinista e prima viola dell’Orchestra da Camera di Perugia. Mizuho ha 29 anni e viene dal Giappone, precisamente da Himeji, città della provincia di Hyōgo. Nata nel mese in cui si raccoglie il riso, ovvero settembre, il suo nome letteralmente significa ‘riso fresco’. Dal Giappone all’Umbria per la musica. Perché? Ho...

Intervista a Mizuho Ueyama, Violinista e prima viola dell’Orchestra da Camera di Perugia.

Mizuho ha 29 anni e viene dal Giappone, precisamente da Himeji, città della provincia di Hyōgo. Nata nel mese in cui si raccoglie il riso, ovvero settembre, il suo nome letteralmente significa ‘riso fresco’.

Dal Giappone all’Umbria per la musica. Perché?

Ho iniziato a studiare violino in Giappone a quattro anni. La vera scelta di diventare musicista l’ho fatta iscrivendomi all’Università di Arte di Kyoto, dove mi sono laureata nel 2011. Sono arrivata a Perugia nel settembre dello stesso anno, per studiare musica. Mi ricordo benissimo il periodo perché sono venuta dopo il terremoto di Fukushima.

L’interesse per l’Italia è nato grazie ad un master class che frequentavo ogni estate, organizzato da Paolo Franceschini (primo violino dell’Orchestra da Camera di Perugia, ndr). Una mia collega, Azusa, che dal Giappone si era già trasferita in Italia, mi raccontava di com’era viverci, della cultura, delle persone. Così ho deciso anche io di fare il grande passo e partire, per fare questa nuova esperienza musicale e di vita.

All’inizio non capivo una parola dei corsi… poi ho iniziato a studiare la lingua e a lavorare in italiano e in sei mesi già parlavo fluentemente.

Il Giappone e l’Italia sono due realtà molto diverse: quali sono le tue impressioni in merito?

Dopo sette anni in Italia, quando torno in Giappone sento tutto molto ‘organizzato’. In Giappone non sono in grado di gestire l’imprevisto. Se il treno è in ritardo di 5 minuti vanno in panico! Per me, l’ideale sarebbe vivere in una realtà a metà fra il disordine italiano e la troppa precisione giapponese.

A livello musicale, l’Italia e il Giappone sono molto differenti. È diverso anche il modo di insegnare, in Giappone dovevamo studiare molta teoria e storia dell’Europa.. ma non basta sapere solo la storia della musica! Quando ho iniziato a studiare a Perugia, Il professore parlava in maniera diversa della musica, mi sentivo quasi in soggezione, a volte. Anche la lingua italiana usa termini unici: andante, allegro, presto…sono tutti aggettivi che hanno un preciso significato in una melodia. Per un giapponese il concetto di ‘presto’ è.. presto! Non ha nulla a che vedere con la musica.

Hai suonato in entrambi i Paesi. Quali le differenze tra i due ambienti lavorativi?

In Giappone c’è un forte senso di responsabilità, lavorativa e familiare. Si ha quasi vergogna a riposare, prendersi del tempo. Ad esempio, conosco amici che non prendono ferie perché sanno che poi appesantirebbero con troppo lavoro gli altri colleghi. Da quando vivo qui in Italia questo non lo capisco!

Anche gli orari sono diversi. In Giappone i negozi sono di regola aperti 24 ore su 24, non chiudono per pranzo. Diversamente da qui, dove dalle 13 alle 16 chiudono spesso.

Un giorno sono andata ad un concerto di giapponesi qui a Perugia. Durante la pausa, sono salita a salutare dei colleghi e nella stanza c’era una lavagna con scritto: la seconda prova è alle 14.23! In un primo momento ho pensato: è uno scherzo! Ma poi ho visto il direttore d’orchestra arrivare alle 14.21, dicendo a tutti di prepararsi. Era tutto organizzato al minuto!

Una via di mezzo sarebbe ideale. Ma se non fossi venuta in Italia, non avrei mai pensato così. Forse sbagliamo noi…ma sono contenta di aver imparato un nuovo modo di pensare.

Un concetto in giapponese che vorresti aggiungere al vocabolario italiano?

Mottainai! Un termine giapponese che indica rammarico per uno spreco. Un concetto che si declina in molti ambiti: dalla regola di buona educazione che richiede di mangiare tutto il cibo presente nel piatto, alla coppia di amanti non proprio ‘bilanciata’ (dove lui/lei è ritenuta/o più attraente, più gentile etc.. ndr), o quando hai comprato una cosa nuova e non vuoi consumarla subito.

Esiste però anche un lato negativo di ‘mottainai’: può anche essere applicato al tempo. Come dicevo sopra, riposarsi è visto come uno spreco e questo a volte non lo condivido.

Dopo aver chiesto un caffè freddo al cameriere che, credendoci evidentemente turiste, ci risponde che in Italia ‘è proibito’, optiamo per un caffè shakerato e passiamo alle questioni più serie.

La tua viola/violino ha un nome?

No, alcuni colleghi mettono i nomi ai loro strumenti ma io no!

Il duetto dei tuoi sogni: con chi?

Mi piacerebbe suonare insieme alla prima maestra che ho avuto in Giappone, Himari Umehara.

Il tuo piatto preferito?

La panzanella.

Cosa ascolti nel tempo libero?

Di solito ascolto la musica mentre cucino. Bossa Nova o Jazz.

Una parola/frase in dialetto perugino che ti capita di usare?

“Gimo freghi” oppure  “Argimo!”

Grazie Mizuho per averci raccontato un po’ di te.

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