L’Ass. Donne Musulmane d’Italia- Intervista a Zaynab Khalil

Incontriamo la Rappresentante dell’ Associazione Donne Musulmane d’Italia (ADMI) della sede di Perugia, Zaynab Khalil. Zaynab ha origini palestinesi, cittadinanza giordana e un’adolescenza in Kuwait. Vive in Umbria da quarantuno anni, da dieci è cittadina italiana. Moglie dell’Imam di Perugia, Abdel Qader, ha quattro figli, tre femmine e un maschio, sparsi per l’Europa e il mondo...

Incontriamo la Rappresentante dell’ Associazione Donne Musulmane d’Italia (ADMI) della sede di Perugia, Zaynab Khalil. Zaynab ha origini palestinesi, cittadinanza giordana e un’adolescenza in Kuwait. Vive in Umbria da quarantuno anni, da dieci è cittadina italiana. Moglie dell’Imam di Perugia, Abdel Qader, ha quattro figli, tre femmine e un maschio, sparsi per l’Europa e il mondo per motivi di studio o lavoro.

Perché è nata l’Associazione Donne Musulmane in Italia “ADMI “,  qui in Umbria?

Il bisogno di creare un’Associazione delle donne musulmane è nato dopo il 1985. Negli anni Ottanta eravamo troppo poche sul territorio. Poi, il numero delle donne è aumentato e i nostri mariti sono andati in altre città per studio o lavoro. Noi donne siamo rimaste in contatto e abbiamo deciso di organizzarci in un’associazione che aiutasse le ‘nuove arrivate’ a comprendere la comunità in cui si trovavano.

L’obiettivo è stato creare un’associazione di ‘veterane’, a Perugia da più di 10 anni, che aiutavano le ‘nuove’.  Per le varie sedi nelle diverse città italiane abbiamo usato i centri culturali islamici mentre nelle grandi città siamo presenti nelle moschee. Un particolare importante dopo l’85 è stato l’arrivo delle madri musulmane. Da quell’anno in poi le donne che arrivavano avevano già figli e famiglia, questo ha reso ancora più necessario il nostro lavoro di ‘consigliere’.

ADMI ha aiutato tante donne, soprattutto mamme. Quali i problemi più comuni delle madri musulmane nella nuova comunità?

La nostra sede a Perugia aiuta le donne a capire la società in cui vivono. Per vivere insieme, io devo capire i tuoi comportamenti e tu devi capire i miei. Parlando con le nostre donne cercavo di spiegare come si comportano gli italiani.  Le situazioni sociali che generano maggiori problemi riguardano la scuola, la sanità e il lavoro.

Ad esempio?

A scuola. Le maestre si lamentavano che le donne arabe non venivano alle riunioni di classe. La partecipazione dei genitori a scuola infatti, non è comune nella nostra cultura. Abbiamo dovuto spiegare l’importanza di partecipare alla vita scolastica dei figli, condividendone successi e fallimenti ed essendo presenti. Oppure, la situazione più comune: “mandare o no i figli al compleanno dell’amichetto?”. Io dico sempre, basta spiegare ai genitori che per cultura non mangiamo maiale, basta essere chiari sulle piccole cose e…fidarsi dei propri figli, avendoli educati al meglio. Bisogna dar loro fiducia.

Dal medico. Alcune donne vogliono il medico donna,  anche al pronto soccorso. A volte in Italia non è possibile, devi accettare chi trovi all’ ospedale, anche per legge islamica è più importante la tua vita, la salute in certi momenti.

L’ora di religione.  Spieghiamo alle donne che in Italia non esistono scuole arabe. Molte fanno uscire i loro figli durante l’ora di religione. Questo non è giusto, a religione non si “diventa cattolici” si studia la storia delle varie religioni. Come fanno i figli a capire come si comportano gli altri se non ne comprendono la religione?

Occorre far capire alle donne che ci sono dei valori che non sono tutti sbagliati. Vivere in una società non musulmana non significa rifiutare tutto. La paura più comune della mamme musulmane è che la società in cui vivono i figli li cambi totalmente. Ma è integrando i diversi valori che si ha un risultato, non rifiutandoli tutti.

 Come comportarsi con chi ancora va avanti con pregiudizi e stereotipi?

Chi ti conosce non si comporta male con te. Il problema si pone con chi non ti conosce. Come dobbiamo comportarci? Io dico sempre, bisogna dire ‘buongiorno’ e fare il primo passo. Qui, purtroppo, non è facile che l’italiano lo faccia per primo. Finché nessuno fa il primo passo, loro non sanno e tu non sai, non conosci l’altro.

L’informazione che arriva purtroppo è deviata, non è una buona informazione. È capitato tante volte che  a scuola, non organizzassero la festa di Natale perché c’era una ragazza musulmana in classe. Chi ha detto che a me non avrebbe fatto piacere partecipare? Stesso discorso con la croce. Per me è da rispettare per il significato che ha per voi, e me non dà fastidio. Chi ha cominciato questa polemica? Un italiano convertito estremista. Non parlava certo per tutti i musulmani!

Continuando a parlare di pregiudizi, mi viene in mente la questione del velo. Anche a mia figlia è capitato di presentarsi a molti colloqui di lavoro. Quando vedevano che lo portava si inventavano una scusa per rifiutarla. Le dicevano: “mi dispiace il lavoro per te non c’è”. Non dicono mai come mai. Il velo non impedisce di svolgere alcun lavoro, eppure è ancora un problema in Italia. Ad esempio, l’unica volta che mi è stato chiesto di toglierlo è stato in aeroporto a Roma, nonostante non avessi ‘suonato’ ai controlli di sicurezza. Non è mai successa neanche in Israele una cosa del genere, dove hanno un livello di sicurezza altissimo.

Un altro cliché è quello del terrorista. I ragazzi dell’ISIS rappresentano una cultura che non è quella islamica ma quella dell’odio e dell’estremismo. Sono ragazzi che hanno bisogno di soldi, di terza o quarta generazione ma che la società fa ancora sentire stranieri. Così si vendicano. Nessuno di loro è stato educato nelle moschee.

Che rapporto c’è tra lei e l’Umbria?

Quando torno in Giordania dicono: “Arriva lei e i suoi figli italiani”. Io dopo 41 anni qui sono cambiata tanto, i miei pensieri e i miei comportamenti. Abbiamo provato a trasferirci in Arabia Saudita, siamo stati 9 mesi ma i figli stavano male. Così siamo tornati. In Italia sono stranieri, in Arabia Saudita erano ‘gli italiani’..

Parlaci del progetto europeo EU Forum of Muslim Woman a Bruxelles.

European Forum of Muslim Women  è un progetto nato nel 2011, quando con i rappresentanti della associazioni di donne musulmane, ci siamo incontrati in Svizzera. Eravamo 16 associazioni in tutta Europa. Ci sono voluti 4 anni per formare un vero e proprio ‘foro’. Nel 2015 abbiamo fatto un incontro a Bruxelles per lanciarlo e adesso stiamo andando avanti ad incontrarci sulle tematiche più attuali della nostra società.

Il prossimo passo? Pensiamo di seguire con ADMI, il progetto Aisha, già avviato a Milano da mia figlia Sumaya (Sumaya Abdel Qader, classe 1978, è attualmente Consigliera comunale al Comune di Milano – ndr). Il progetto si rivolge alle giovani donne musulmane e alle ragazze che vogliono qualche consiglio su come comportarsi in famiglia, nella società, in Italia e in Europa.

 

 

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