Jaqueline, dall’Ecuador: “non dimenticare le tue radici”

Jaqueline dall’Ecuador, vive a Perugia dal 1999. Ha visto la città cambiare, l’Italia cambiare. Quando è arrivata non c’era ancora l’Euro e i soldi che guadagnava qui e che mandava a casa “valevano moltissimo. Poi l’Ecuador si è dollarizzato, è arrivato l’Euro e questo ha cambiato tutto”. Giunta in Italia, il 4 ottobre 1999, precisamente...

Jaqueline dall’Ecuador, vive a Perugia dal 1999. Ha visto la città cambiare, l’Italia cambiare. Quando è arrivata non c’era ancora l’Euro e i soldi che guadagnava qui e che mandava a casa “valevano moltissimo. Poi l’Ecuador si è dollarizzato, è arrivato l’Euro e questo ha cambiato tutto”.

Giunta in Italia, il 4 ottobre 1999, precisamente a Genova, ci ha raccontato cosa fa qui a Perugia.

Cosa ti ha spinto a partire?

Nel 1999 ho lasciato i miei studi di pedagogia in Ecuador, dove facevo l’insegnate e ho deciso di partire alla volta dell’Italia per amore. Di certo è stata una scelta che ha scombussolato la mia vita.

Ecuador e Italia, due realtà a confronto: cosa diresti a proposito?

Inizialmente, sono arrivata a Genova, dove sono stata un mese. Non mi sono trovata bene: era un un ambiente diverso, un Paese diverso! In Ecuador appena ti svegli accendi la musica ad alto volume, saluti i vicini e inizi la tua giornata.

La vita è meno monotona di qui. Qui è tutto lavoro- casa, casa-lavoro. Tutto programmato. Non c’è la libertà. Da noi per esempio, se ti vanno le patatine con il pollo fritto a mezzanotte o dopo il lavoro puoi trovarle ovunque! Qui è più difficile…

Parlavo già l’italiano, perché avevo fatto un corso all’università. Perugia è come la capitale dell’Ecuador, Quito, tutta collina. Tre giorni dopo il mio arrivo, sono andata a lavorare come badante per anziani. Adesso faccio i lavori che capitano, baby sitter, pulizie e tanto altro, basta che siano onesto.

Com’è la tua vita a Perugia?

Dopo 3 anni in Italia ho potuto far venire mia figlia Genesis che ora ha 22 anni. Dopo aver frequentato l’Università dei Sapori si è iscritta alla scuola di estetista. Mi sono risposata e ho un bambino di due anni.

Con il mio nuovo marito, anche lui ecuadoriano, ci conoscevamo già. Quando avevo aperto il phone center in via della Pallotta lavorava davanti a me. Così per caso, un giorno ci siamo sentiti e incontrati, da cosa nasce cosa… e poi ci siamo sposati!

I perugini sono cambiati da quando sei arrivata?

Ho visto Perugia cambiare sotto i miei occhi. In città ci sono molto stranieri adesso. Devo dire che fino al 2008 ho vissuto tranquilla ma poi tornavo a casa e ho iniziato ad avere paura. Adesso purtroppo non si può più fare. Quella della stazione, dove abito, è un’area degradata purtroppo che andrebbe riqualificata. Ora ci stanno mettendo mano e stanno ripulendo la zona.

Non condivido l’atteggiamento dei migranti che vogliono comportarsi come a casa loro. Devono adeguarsi se vogliono restare. Lo dico sempre anche ai miei connazionali.

Riguardo ai perugini. Sono un po’ chiusi e malfidati… ci vuole tempo per guadagnare la loro fiducia. L’ Ecuador mi manca ma ormai mi sono “europeizzata”. Quando torno in Ecuador c’è troppo rumore, i clacson, le macchine…mi manca il silenzio di qua!

Parli perugino?

Non mi piace il perugino, preferisco parlare italiano.

Un modo di dire che ti sei portata in Italia?

Mona se vista de seda mona se queda“: la scimmia anche se vestita di seta è sempre una scimmia. Un equivalente del detto italiano ” il lupo perde il pelo ma non il vizio”. E aggiungo “non dimenticarti le tue radici e i tuoi principi”.

 

 

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