Hedi da Bizerte a Gualdo Tadino, ora difende i diritti dei lavoratori in Umbria

Incontriamo Hedi in pausa pranzo, unico momento libero della giornata lavorativa di un operaio metalmeccanico: italo tunisino, lavora da 24 anni per la fabbrica VIC produttrice di viti e bulloni per auto ed elettrodomestici a Fossato di Vico. Hedi Khirat, tra poco festeggerà 30 anni in Italia. Originario di Bizerte, la città costiera più a...

Incontriamo Hedi in pausa pranzo, unico momento libero della giornata lavorativa di un operaio metalmeccanico: italo tunisino, lavora da 24 anni per la fabbrica VIC produttrice di viti e bulloni per auto ed elettrodomestici a Fossato di Vico.

Hedi Khirat, tra poco festeggerà 30 anni in Italia. Originario di Bizerte, la città costiera più a nord dell’Africa situata 65 km a nordest di Tunisi, dalla quale, racconta, “si vedono le luci di Pantelleria“, ha iniziato a parlare italiano in Tunisia lavorando come barista per la nota agenzia di viaggi Valtour. Oggi, Hedi,  ricopre la carica di Segretario del direttivo provinciale della CGIL Umbria ed è fiero del suo lavoro che porta avanti con passione.

Già responsabile della Camera del Lavoro di Gualdo Tadino e membro del comitato di garanzia nazionale della CGIL, Hedi ama l’Italia e in particolare Gualdo, comune dove vive e ha cresciuto i suoi tre figli.

H-e-d-i, fa lo spelling del suo nome utilizzando le città italiane: Empoli, Domodossola, Imola. Ha acquisito la cittadinanza italiana nel 2006, per lui l’Italia è molto più di un paese di emigrazione: è la sua casa. Per questo, da quando è arrivato, ha sempre partecipato attivamente alla vita pubblica, un impegno che lo ha portato ai vertici della CGIL umbra, il più antico sindacato italiano.

Mio padre mi ha lasciato che avevo 3 anni così ho dovuto rimboccarmi le maniche già in Tunisia, lavorando. Dopo la morte di mia madre nel 1989, sono venuto in Italia. Prima sono andato a Milano, poi grazie ad un contatto ho fatto il barista a Gualdo Tadino. Nel 1994 mi sono sposato in Tunisia con la mia ragazza e grazie al ricongiungimento, ci siamo trasferiti a Gualdo.”

Quando è cominciato il tuo impegno sociale e politico sul territorio?

Nel 1997, dopo il terremoto di Gualdo Tadino, io e altri stranieri, abbiamo fondato un’associazione nordafricana grazie alla quale abbiamo organizzato tante iniziative multiculturali, come lo ‘sportello mondo’. In seguito, come Presidente dell’Associazione nordafricana, sono stato inserito come mediatore culturale nel Consolato tunisino a Roma.

Il mio impegno in CGIL è iniziato nel 2002, quando ho conosciuto Rossano Rubicondi compagno della CGIL di Marsciano che mi ha proposto di lavorare con la CGIL. Io gli ho risposto che non avrei lasciato il mio lavoro ma che avrei collaborato volentieri.

Nel 2005 sono stato eletto nella RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria dentro l’azienda – ndr), nel 2006 Segretario della Camera del lavoro di Gualdo e poi nel 2010 membro che consiglio direttivo provinciale fino al 2014.

Dopo il 2014, sono stato nominato Vicepresidente del direttivo regionale di CGIL Umbria, e da poco, dal 15 di dicembre, membro dell’Assemblea nazionale della FIOM, categoria alla quale appartengo.

Il mondo del lavoro per gli stranieri appare molto difficile: che consigli daresti ai nuovi arrivati in cerca di un impiego?

Nella fascia appenninica ci sono poche opportunità. È un problema serio quello del lavoro. Fino a tre anni fa, solo nella zona di Gualdo, c’erano 3000 posti ti lavoro, ora meno che 500. Tutta l’Umbria soffre ma la zona appenninica più di tutti.

Chi vuole lavorare deve cercare in zone produttive come Umbertide e Bastia Umbra, aree che sono cresciute nel tempo oppure spostarsi nelle regioni limitrofe. Bisogna innanzitutto imparare la lingua, rispettare le regole e la legge. Ci si deve iscrivere all’ufficio di collocamento e poi armarsi di pazienza.

Una mia riflessione personale è questa:i problemi economici sono problemi prima di tutto culturali. Negli ultimi vent’anni i valori dell’uomo quali l’uguaglianza, il rispetto e l’amore si sono smarriti, la situazione umana è andata peggiorando. Il problema del lavoro è socialmente rilevante, non c’è dubbio, ma anche la società è cambiata. I problemi economici sono problemi prima di tutto culturali.

L’Italia è cambiata da quando sei arrivato?

Direi di sì. Il razzismo è aumentato perché purtroppo è stata creata una guerra tra i poveri, il benessere c’è per tutti ma  la ricchezza è distribuita male. In questo contesto, l’Italia non può comportarsi in questa maniera, soprattutto nella persona del Ministro degli Interni. Le regole devono essere rispettate  in ogni paese e da tutti i membri della comunità e cerco di trasmettere sempre questo messaggio.Il mondo è uno e non ci devono essere confini. Siamo esseri umani e siamo nati liberi, ma dobbiamo comunque rispettare le regole.

Cosa significa integrazione nella tua visione?

Nella mia visione, qualsiasi essere umano per avere una integrazione giusta e compiuta: deve avere una casa, un lavoro, la sanità, partecipare alla vita culturale e dare il suo contributo. I muri non servono, le difficoltà che abbiamo all’esterno, se non siamo solidali tra di noi non abbiamo possibilità di vincere. C’è bisogno di più solidarietà e più compattezza per affrontare i problemi sociali di oggi.

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