Quando l’Umbria è spazio di pace per chi conosce la guerra

H. vive in Italia da circa un anno. Ha lasciato la Siria, e la guerra, a 45 anni per dare alla sua famiglia la possibilità di vivere una vita migliore. Ha sempre fatto il cuoco e anche in Umbria lavora in un ristorante. Ama la cucina italiana anche se, per rispettare la nostra tradizione culinaria,...

H. vive in Italia da circa un anno. Ha lasciato la Siria, e la guerra, a 45 anni per dare alla sua famiglia la possibilità di vivere una vita migliore. Ha sempre fatto il cuoco e anche in Umbria lavora in un ristorante. Ama la cucina italiana anche se, per rispettare la nostra tradizione culinaria, deve rinunciare alle decorazioni che era abituato a fare ai suoi piatti in Siria. Sogna di stabilirsi in Italia per portare suo padre, che gli manca molto, in giro per le città italiane a fare il turista. Forse un giorno tornerà in Siria.

 

Come sei arrivato in Italia dalla Siria con la tua famiglia e perché hai scelto di vivere in Umbria?
La vita in Siria era diventata molto difficile, siamo venuti a cercare pace, vogliamo solo questo. In Siria la situazione è davvero complicata. Non posso spiegarlo bene. Lì ora ci sono persone che hanno vite normali, organizzano feste, ma per poter avere una vera vita devi avere molti soldi ed è difficile farli se sei onesto.
Io sono venuto qui perché volevo un futuro migliore per i miei figli. Siamo prima passati per il Libano, dove siamo fuggiti per continuare a vivere. Lì ho incontrato un prete che mi ha parlato della Comunità di S. Egidio, siamo arrivati in Umbria grazie a loro. Non potevo più tornare in Siria, perché avevo lasciato il mio lavoro. Inoltre, per l’Isis i cristiani devono morire e per il governo ero uno che ha abbandonato il suo paese, quindi venire qui in Italia era l’unica soluzione. È stato molto difficile per noi iniziare da zero, a 45 anni. Ho lasciato tutto. Ma ogni giorno ringrazio Dio, soprattutto per avermi dato la salute: se la salute è buona, posso fare tutto.


La tua città ha subito gravi danni durante la guerra?
Vivevamo vicino Damasco. Quando l’Isis è entrata in città, tutte le persone si sono rifugiate nei sotterranei. Non c’erano acqua, luce, non c’era niente. Dopo circa 20 giorni, quando le forze del governo sono entrate in città, siamo usciti fuori dai sotterranei. È stato molto, molto difficile. Adesso sto provando a dimenticare, per cominciare una nuova vita in Italia.
È  difficile che la situazione in Siria si calmi. La guerra non è solo governo contro Isis. Questa è una guerra complicata, da una parte religiosa dall’altra commerciale: gas, petrolio, diamanti.
La Siria adesso è come una palla con cui America, Qatar, Russia, Arabia Saudita giocano. Loro sanno come giocare con la mente delle persone.


Tu e la tua famiglia vi siete sentiti accolti in Umbria?
Molti però pensano che quando arrivi in Europa, i soldi ti aspettano. Non è così. Prima di venire in Italia sapevo com’era la vita in Europa, avevo già lavorato in Germania e a Cipro. È difficile creare relazioni, poi ci sono la burocrazia, le tasse, ma la cosa più importante per me è la pace per la mia famiglia. Se non ci fosse stata la mia famiglia, forse sarei morto in Siria, sarebbe stato uguale. Sono venuto qui solo per loro.
Gli europei sono davvero molto umani, e qui in Umbria ci troviamo bene. La cosa più importante per me è il lavoro, è la prima cosa che ho cercato quando sono arrivato. Tutti mi dicevano di imparare prima la lingua ma io ho detto che potevo impararla lavorando. Per mia moglie è stato più difficile, in Siria era professoressa di economia in un istituto. Anche i nostri figli sono contenti di vivere qui ma non hanno molti amici. So che all’inizio non è facile perché siamo stranieri, lo so, tutto il mondo è così. Però quando abbiamo cominciato a frequentare la chiesa e a incontrare persone, tutti si sono aperti con noi e siamo molto contenti di questo.


Che lavoro fai in Umbria?
Ho sempre fatto il cuoco, anche in Siria, ho lavorato in alberghi, ristoranti e in aeroporto ma il mio stipendio era veramente basso, non adeguato ai costi della vita. Io volevo una vita onesta, per me e per i miei figli e per questo ho lasciato il mio paese. Una parte dell’aeroporto dove lavoravo era occupato dall’Isis; ci hanno preso e picchiato perché “lavoravamo per il governo”. Io però stavo solo lavorando, non ero dalla parte di nessuno. Dovevamo fare una scelta. Per me la scelta è: pace.


Com’è fare il cuoco in Italia? Ti piace la tradizione culinaria umbra?
Io faccio cucina internazionale, perché ho lavorato prima in aeroporto e poi in altri paesi. Fare cucina italiana per me è facile, l’unica difficoltà è la lingua ma per fortuna in questo mestiere è più importante saper fare che parlare. La cucina umbra mi piace, non ha tante decorazioni, ma meglio così. È diversa da quella siriana: per noi il pasto più importante è la colazione, dobbiamo mangiare tutto, anche le decorazioni. Quando ho fatto delle decorazioni ai piatti, il direttore del ristorante dove lavoro mi ha detto “Ma perché tutte queste decorazioni? Mangia e basta. Semplice!”.
Anche in Siria la cucina italiana è molto famosa: pizza, spaghetti, ci piace molto. La Siria era aperta a tutto il mondo. Vogliono distruggerla, in questo senso. Sono molto triste per questo.


Cosa ti manca della tua casa?
Mi mancano i miei genitori, soprattutto mio padre. Mia madre è molto sensibile ma mio padre lo è ancora di più. Non parla mai molto e non esprime le sue emozioni, non piange mai perché è “il padre”, ma è più emotivo di mia madre verso i suoi figli. Mi manca molto mio padre. Vorrei realizzarmi in Italia per fargli fare il turista in Italia. Questo è il mio sogno. Avevamo tutto: una casa, una macchina, risparmi. Mi manca la mia casa, i miei amici, la mia vita lì era molto bella, anche se, piano piano, l’ho dimenticata perché ricordare è difficile. Quando ho ricordato tutte le difficoltà che avevamo lì ho detto “no, va bene essere qui”.


C’è qualcosa che Siria e Italia hanno in comune?
Dal punto di vista della storia la Siria è un po’ come l’Italia. È molto antica, ha una lunga storia e architetture bellissime. Ci sono le 4 stagioni, come in Italia! Le persone vivevano bene, era un paese aperto, pieno di turisti in estate. In un anno… sparito tutto. Non voglio piangere, basta.


Vorresti tornare in Siria?
Mi piacerebbe tornare in Siria ma non adesso, tra dieci, vent’anni, non lo so. La mia idea è questa: io sono H, sono siriano, i miei genitori sono siriani, non è stata una mia scelta nascere in Siria. Anche il mio nome, non l’ho scelto, loro mi hanno chiamato così. Magari ho scelto mia moglie, le mie relazioni e i miei studi, ma non ho scelto la mia religione. Se la mia famiglia è musulmana, io sono musulmano. Perché devo odiare o uccidere chi non lo è? Tu sei umano, io sono umano. Basta. Tu non sei meglio di me e io non sono meglio di te. Dobbiamo vivere insieme, non combattere. Questa è la mia idea. Un’idea molto semplice. Ma i membri dell’Isis pensano di agire in nome di Dio e di dover uccidere i cristiani – in arabo li chiamiamo kafir – ma perché vuoi uccidermi? Sono umano come te. Per me è molto semplice.
Spesso si combatte anche all’interno della stessa religione. In Siria cristiani e cattolici combattono fra di loro. Perché? Io rispetto te, tu rispetti me. L’amore viene dal rispetto e arriva piano piano. Se io imparo a rispettare le persone, le amerò se anche loro rispettano me.
Io penso che in Siria la situazione resterà così per almeno 20/25 anni, perché molte persone sono cresciute nell’odio per tanto tempo. Io voglio insegnare ai miei figli ad amare tutti.

E voglio ringraziare l’Italia e tutte le persone che ci hanno aiutato. Grazie mille.

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